da sinistra: il brigadiere capo Carmine Leone; il maresciallo Domenico Serpico, comandante della Stazione dei Carabinieri di Piglio; il maggiore Camillo Meo, attualmente comandante della Compagnia dei Carabinieri di Sassuolo; il maresciallo Damiano Belloni, comandante della Stazione dei Carabinieri di Paliano

Tanti amici e colleghi, seppur distanziati in ottemperanza alle normative vigenti per il contenimento dell’emergenza sanitaria, hanno preso parte oggi pomeriggio – mercoledì 9 dicembre – alla funzione religiosa in ricordo del brigadiere capo Carmine Leone venuto a mancare ieri dopo aver combattuto con coraggio e determinazione contro una grave malattia che purtroppo non gli ha lasciato scampo.

Le esequie si sono tenute oggi nella cattedrale di Santa Maria Annunziata, ad Anagni; al termine della funzione, le spoglie mortali di Carmine sono state tumulate nel cimitero di Anagni.

Un militare di grande spessore umano, amante del proprio lavoro, indossava con orgoglio la sua divisa: lo ricordano così i suoi colleghi della caserma di via G. Giminiani, sede della Compagnia dei Carabinieri di Anagni.

Ma il ricordo più bello, ed affettuoso, è quello che gli ha riservato il maggiore dei Carabinieri Camillo Meo, comandante della Compagnia di Anagni fino a settembre 2019. Lo condividiamo con i nostri lettori, ringraziando il magg. Camillo Meo per averlo inviato alla nostra redazione:

“Racchiudere in poche righe chi era Carmine è davvero difficile. Tutti conoscevano le Sue qualità di uomo, di padre, di marito, di amico e militare. Carmine è stato il collega che mi ha accompagnato nell’esperienza di Anagni ed stato quello che mi è stato più vicino. Una fedeltà e lealtà assoluta; un rispetto e una devozione mai vista. In qualsiasi momento della giornata era sempre disponibile.
Ricordo un episodio del 26 novembre 2015: quel giorno diluviava e faceva molto freddo. Eravamo in ufficio e la Centrale operativa mi avvertì di una rapina in corso presso la banca di Serrone. Partimmo e durante le ricerche in Paliano intercettammo uno dei tre fuggitivi. Abbiamo lasciato l’auto di servizio e con Carmine al mio fianco abbiamo iniziato un’inseguimento nelle campagne. C’era davvero tanto fango, ma alla fine riuscimmo ad arrestarlo e poi successivamente a prendere anche il secondo rapinatore. Eravamo pieni di fango e bagnati ma felici per aver fatto il nostro dovere. Per ciò a Carmine fu concesso un encomio da parte del comandante della Legione. Innamorato di suo figlio Nicola e di sua moglie come non mai, sono onorato di averlo conosciuto e di aver lavorato insieme a lui. Mi ha insegnato tantissimo e rimarrà sempre nel mio cuore”.