Tentare di descrivere i tempi odierni in maniera puntuale e precisa non è cosa agevole, considerato soprattutto il fatto che il contesto in cui siamo inseriti risulta mutevole e scarsamente stabile. Salvatore Santangelo – giornalista, saggista e docente universitario – con il suo ultimo libro Geopandemia. Decifrare e rappresentare il caos (Castelvecchi) prova a consegnare al lettore una fotografia nitida del mondo che verrà nel periodo del post Covid-19, tracciando in modo magistrale alcuni scenari possibili. Ma andiamo con ordine.

E’ cosa nota che per capire il presente (e il futuro) sia necessario rifarsi al passato, a qualcosa di antico che ora non c’è più ma che ha lasciato nelle nostre vite frammenti indelebili.
Per questo motivo, l’autore dà ampio spazio iniziale a quelli che egli stesso chiama “sguardi su mondi antichi”, ossia circostanze in cui popoli e generazioni di un tempo hanno contribuito a plasmare il corso della Storia. Ecco quindi che la saggezza dei greci, unitamente alla precisione strategica dei romani, diventano ottimi spunti di riflessione per decifrare il nostro presente.
Un presente, si sa, fatto di dati e numeri, di cifre e statistiche che riconducono assai troppo spesso a morte e dolore, aspetti questi che stanno caratterizzando più che mai le nostre vite.
E’ possibile, data questa cornice fattuale, rompere questo circolo vizioso fatto di tensioni e drammi umani in cui ci ha gettato inesorabilmente il diffondersi in Italia e nel mondo del Coronavirus?

La risposta che fornisce Santangelo è affermativa; si tratta infatti di ripartire da ciò che abbiamo per costruire una nuova narrazione fatta di crescita economica e nuovi scambi commerciali, senza per questo dimenticare ciò che rende grande l’Italia all’estero: manifattura di precisione, alta specializzazione e competenze all’avanguardia per quanto riguarda la maggior parte dei comparti produttivi. Basta questo per portarci fuori dal guado? Cosa serve concretamente per affrontare “la lunga traversata nel deserto che è dinanzi a noi”?

Scrive Santangelo che “non tutto è perduto se avremo la consapevolezza della portata della sfida in atto e di come la vita economica deve tornare a essere animata da un autentico senso di appartenenza”. In tempi di sovranismo e populismo parlare di senso di appartenenza potrebbe sembrare un azzardo, o meglio: una provocazione. Tuttavia ciò che l’autore intende raccontare è un Paese (e un mondo) in cui le storture che abbiamo visto in questi anni – il familismo amorale, la mancanza di meritocrazia nell’occupare cariche e posti rilevanti, ecc. – siano messe all’angolo da nuovi modelli economici e sociali in grado di interpretare lo Spirito dei Tempi.

Insomma, Geopandemia è senza dubbio un libro da leggere per chi vuole comprendere in che direzione stiamo andando. Il testo, che in poco tempo ha avuto già notevole successo, soddisfa pienamente le aspettative di un lettore attento e desideroso di sperimentare nuovi percorsi e traiettorie inedite. Geopandemia si candida quindi a validissimo punto di riferimento non solo per gli addetti ai lavori – giornalisti, politologi, accademici – ma anche per coloro che desiderano guardare al presente con uno sguardo nuovo. Uno sguardo che parta da “mondi antichi” e arrivi fino a scenari futuri. Scenari insoliti e affascinanti, proprio come quelli contenuti in Geopandemia.

Angelica Stramazzi