Nelle ultime ore, nel Lazio, su oltre 28mila tamponi processati, si registrano 2925 nuovi casi di persone positive alla Covid19, più 239 rispetto a ieri. 34 sono le persone decedute, di cui sette in provincia di Frosinone (dove i nuovi casi sono stati 220), tutti con patologie pregresse: avevano 48, 62, 75, 79, 81, 82 e 84 anni.

Le persone guarite sono 411, mentre il rapporto tra positivi e numero di tamponi processati sale leggerlmente. 3018 i ricoveri (+65 rispetto a ieri), 260 persone si trovano in terapia intensiva.

“Valore RT in calo a 1,04 dato incoraggiante il virus rallenta e le misure adottate mostrano di essere efficaci – spiega l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato – ora non bisogna mollare proprio adesso e fare attenzione questo weekend a mantenere il rigore nei comportamenti ed evitare assembramenti. Superati i 3 mila ricoveri ma la rete ospedaliera nonostante il forte stress sta tenendo grazie alla rimodulazione messa in campo”.

Coronavirus. Regimenti (Lega): “Accorpamento reparti in ospedali è sconfitta sanità”

“La chiusura e l’accorpamento di alcuni reparti negli ospedali del Lazio per fare spazio ai malati Covid è una sconfitta per la sanità”. Lo afferma l’eurodeputata della Lega Luisa Regimenti, medico legale e responsabile Sanità per il partito nel Lazio, secondo cui “l’emergenza è ormai al limite della sostenibilità. Per evitare le lunghe file di attesa delle ambulanze con pazienti Covid, il collasso dei pronto soccorso, sempre più affollati perfino di barelle da campo e i ricoveri massicci nelle terapie intensive si è arrivati ad accorpare interi reparti, come all’ospedale Vannini, dove sono stati chiusi chirurgia, traumatologia, ortopedia, ginecologia, cardiologia. Stessa situazione al Sandro Pertini, al N.O.C. di Ariccia, ai Castelli, al Sant’Eugenio. Così come al San Camillo, dove tra l’altro si registra il rischio di un allargamento dei contagi a causa della promiscuità tra pazienti Covid e non”.

“La riconversione degli ospedali – continua Regimenti – mette a rischio chi non è malato Covid e soffre invece di altre patologie, come quella oncologica. La Favo, Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, evidenzia quanto poco sia stato fatto finora per garantire continuità di accesso alla diagnosi, ai trattamenti terapeutici e agli screening, condizione che porterà a un consistente aumento dei morti per cancro nei prossimi anni. Un allarme lanciato anche nel corso del recente Cracking Cancer Forum 2020”.

“La seconda ondata della pandemia era prevista, ma è mancata la programmazione degli interventi. Non era difficile capire che le terapie intensive si sarebbero riempite di nuovo, ma nulla è stato fatto per creare nuove strutture, pianificare assunzioni di personale e distribuire i necessari strumenti sanitari e gli indispensabili dpi” conclude.