l'ex ospedale di Anagni

Alla lettera inviata, ieri mattina, tra gli altri, al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della giunta regionale del Lazio Nicola Zingaretti dal primo cittadino Daniele Natalia fa seguito, oggi, quella inviata alla dott.ssa Pierpaola D’Alessandro, direttore Generale ASL Frosinone; all’on. Roberto Speranza, ministro della Salute; all’on. Pierpaolo Sileri; al dott. Stefano Lorusso; all’assessore regionale Alessio D’Amato ed, infine, al sindaco di Anagni avv. Daniele Natalia dai responsabili del Comitato “Salviamo l’ospedale di Anagni”. Eccola, di seguito, pubblicata in forma integrale e senza modifiche:

La medicina territoriale non c’è.

Gli impegni presi già dalla primavera scorsa, quando eravamo nel pieno della pandemia, sulla urgente necessità di ripristinare la rete di medicina territoriale, sono stati disattesi. La chiusura di ospedali di media dimensione, organizzati ed efficienti, il taglio indiscriminato di letti, il blocco delle assunzioni e del turn over del personale medico ed infermieristico, hanno ridotto l’assistenza sanitaria al minimo, già in tempi normali. La pandemia l’ha ridotta allo stremo.

La medicina territoriale non c’ è.

Nel Lazio la situazione è grave. Lo dicono i numeri. Gli ospedali faticano a far fronte ai ricoveri e non reggono l’ onda d’ urto già da ora. E la crisi da Covid durerà a lungo. Nessuno osa più illudere le persone. Forse qualche politico drammaticamente disinformato.

La provincia di Frosinone ha la situazione peggiore per numero di contagiati.

A fronte di un servizio sanitario provinciale evidentemente inidoneo a fronteggiare una situazione epidemiologica di una tale gravità, con la stessa efficacia della Capitale; con potenziali conseguenze verosimilmente drammatiche, come non ci sembra si stia affatto sottolineando, né a livello provinciale, né a livello regionale.

Sono sempre i numeri a dirlo, e nella zona Nord della provincia la rete sanitaria territoriale non c’ è.

Ci sono, però, strutture ospedaliere da riattivare.

L’Ospedale Civile di Anagni è stato chiuso nel novembre 2012, nonostante un’ ordinanza contraria del Consiglio di Stato, tuttavia, ad oggi, dispone di spazi e servizi riattivabili in breve tempo, di attrezzature, spesso ancora imballate, per la scellerata decisione di chiusura.

Può offrire posti letto per le terapie sub intensive, le quarantene post-guarigione e altre necessità legate non soltanto all’attuale situazione di emergenza Covid, ma indispensabili per assicurare tutti i servizi di prevenzione e assistenza, istituendo un Centro di Screening di prevenzione Covid, (tamponi, analisi e test sierologici ) a servizio della popolazione.

Invece, assistiamo all’ipotesi di utilizzo di alberghi ( tutti da attrezzare !) per poter avere posti letto e servizi ben altrimenti disponibili. Difficile capire il senso di tali decisioni, quando nella direzione di riaprire e riutilizzare i reparti disponibili dell’ ex-Ospedale andava anche la richiesta presentata qualche tempo fa dal Sindaco di Anagni alle sedi competenti. Al riguardo l’ultima presa di posizione del Sindaco Natalia va nella giusta direzione, ma lo invitiamo ad agire al più presto, passando dalle parole ai fatti, anche con denunce alle autorità competenti.

E’ bene segnalare che in Veneto il presidente Zaia ha riaperto 5 ospedali chiusi da tempo.

Ora siamo nella condizione peggiore: quella di inseguire il virus che è di gran lunga più veloce di noi e il tempo per recuperare i ritardi è breve. Perciò ci si deve attivare senza altri indugi, mobilitando tutte le energie e gli strumenti disponibili, coinvolgendo tutti i livelli istituzionali. Altrimenti il prezzo da pagare sarà molto alto.