Nella regione Lazio su oltre 26mila tamponi nelle ultime 24 ore si registrano 2432 nuovi casi di persone positive al Sars-Cov2; 34 sono le persone decedute (+13 rispetto a ieri) e 144 le persone guarite (-98). “Il rapporto tra numero di tamponi effettuati e persone positive è al 9% – ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato – aldilà dei colori delle fasce quello che conta è mantenere alta l’attenzione e raffreddare la curva. E’ ancora una fase tutta in salita e sarà lunga”.

Per quanto riguarda il territorio di competenza della Asl di Frosinone, si registrano 276 nuovi casi: si tratta di casi isolati a domicilio, contatti di un caso già noto o con link familiare. Si registrano tre decessi di persone di 80, 84 e 90 anni con patologie pregresse.

In Italia, sono 30.550 i nuovi positivi, 352 i decessi e 212mila tamponi effettuati.

L’assessore regionale alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato: “tamponi periodici a domicilio, per assistiti fragili ADI”

La Regione Lazio ha approvato una determina che consente ai soggetti erogatori accreditati di effettuare periodicamente i tamponi a domicilio nell’ambito del servizio di assistenza domiciliare integrata – ADI. Le strutture private accreditate erogatrici del servizio domiciliare di assistenza che gestiscono nel Lazio i pazienti in assistenza domiciliare potenzieranno il servizio effettuando periodicamente i test a domicilio ai soggetti fragili assistiti, questo per garantire una sorveglianza e prevenire situazioni di positività all’interno di un contesto di maggior fragilità.

Attualmente la platea degli assistiti ADI è di circa 30 mila persone per lo più anziani o con fragilità. Le Asl potranno inoltre richiedere ai soggetti erogatori accreditati di ampliare gli accessi a domicilio a ulteriori assistiti COVID-19.

“Chiedo alle Asl di monitorare con attenzione il personale sanitario utilizzato e l’erogazione del servizio che serve ad aumentare l’assistenza e la sorveglianza anche per quanto riguarda l’emergenza COVID-19 per i soggetti più fragili a domicilio – ha affermato l’assessore regionale alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato – la richiesta di tutelare maggiormente i pazienti più fragili mi è stata segnalata anche da molti consiglieri regionali delle varie forze politiche”.

Covid. Luisa Regimenti (Lega): “medici di base preziosi, ma costretti a fare test e tamponi in condomini”

“L’emergenza Covid accelera, il Lazio è sotto pressione e la situazione rischia di sfuggire di mano all’amministrazione regionale, nonostante il sistema sanitario dimostri una buona tenuta grazie all’impegno di medici, infermieri, anestesisti, operatori sociosanitari, farmacisti e di molte altre figure professionali che operano nel settore. Ma la possibilità di coinvolgere, ad esempio, i medici di base nel tentativo di allentare la pressione sugli ospedali e i punti di primo accesso come i pronto soccorso, per effettuare più test rapidi e tamponi, rischia di diventare un boomerang senza le necessarie tutele e garanzie. I medici di famiglia, infatti, nella maggior parte dei casi hanno lo studio in appartamenti privati all’interno di condomini, spesso molto affollati”. Lo afferma Luisa Regimenti, eurodeputata della Lega e responsabile Sanità per il partito nel Lazio.

“La possibilità di allargare il contagio, in questo caso, aumenta – continua l’esponente leghista – senza considerare che verrebbero meno le visite da dedicare ad altre patologie, con i medici di base sovraccaricati dell’onere burocratico di tenere il tracciamento dei pazienti esaminati. Tracciamento comunque importante, visto che sono proprio loro a venire a conoscenza per primi dei risultati. Sbagliato, poi, costringere i medici ad effettuare i tamponi, anziché limitarsi alla discrezionalità del professionista, che accettando l’incarico potrebbe attrezzarsi al meglio, chiedendo la disponibilità di strutture idonee e la dotazione di protezioni individuali adeguate. E in questa prospettiva le Regioni devono impegnarsi a fornire i dpi necessari per portare a termine gli impegni definiti nell’accordo”.

Secondo Regimenti, “se è quindi giusto, opportuno e urgente intervenire per dare respiro al sistema sanitario, e in questi nove mesi non è stato fatto nulla per far fronte alla prevista seconda ondata della pandemia, mentre servono più cure domiciliari, telemedicina e assunzioni di personale, non si possono obbligare i medici di base a svolgere questi test nel loro studio senza metterli nelle condizioni di farlo in sicurezza, nel rispetto delle persone e con le necessarie tutele. Questa possibilità dovrà essere verificata, perché non tutti gli studi hanno una disposizione tale da garantire la salubrità degli ambienti per simili prestazioni” conclude.