Massimo Roscia (foto di Donatella Francati).jpg

Dopo il grande successo di pubblico e critica de La strage dei congiuntivi (Exòrma, 2014) e di “Di Grammatica non si muore“, Massimo Roscia torna in libreria con un nuovo romanzo, un libro con tre distinte anime:

una pseudo-biografia romanzata di Paolo Monelli (il Signor Emme), personaggio complesso, scrittore, giornalista, inviato speciale in Italia e all’estero del Corriere della Sera, Resto del Carlino e La Stampa, dotto, arguto, straordinariamente brillante ma dimenticato, abbandonato all’oblio come altri personaggi citati nel volume;

un romanzo di denuncia, un inno alla libertà e alla ragione, un originalissimo appello in difesa dei diritti di tutti, in particolare degli ultimi e dei diversi;

un romanzo di fantasia (e che fantasia!), alla Jonathan Carroll, in cui la letteratura torna a inventare mondi, a inventare storie.

la locandina dell’evento

Prima di mettere mano alla penna, Massimo Roscia ha condotto un lungo e accurato lavoro di ricerca documentale/storiografica e di ricostruzione nel Fondo Monelli, custodito presso la Biblioteca statale Antonio Baldini di Roma, vivisezionando 347 fascicoli, un patrimonio archivistico vasto ed eterogeneo che testimonia il fervore letterario e intellettuale del Dopoguerra vissuto da Paolo Monelli insieme alla sua compagna Palma Bucarelli e a Piovene, Montale, Bellonci, Gadda, Bontempelli, Savinio, de Céspedes, Soldati.

Roscia si è avventurato nella grande varietà dei temi, le due guerre mondiali, la politica internazionale, la tutela ambientale, il turismo culturale, la lingua italiana, la gastronomia, l’enologia, l’evolversi dei costumi della società, e l’ha fatto immergendosi in un oceano di carte, manoscritti, appunti stenografici, diari, dossier, mappe, ritagli di stampa, opere edite e inedite, fotografie, una fitta corrispondenza con i familiari e con i colleghi, i direttori di giornali, gli editori e i lettori, poesie, appunti di viaggio, cataloghi d’arte, etichette di vini, bozze di sceneggiature, telegrammi di guerra, agende, rubriche telefoniche, cartoline, scontrini del guardaroba, tessere del CAI, libretti del tiro al bersaglio…

la copertina del libro

Nel libro Roscia riporta alcuni frammenti di documenti originali ma – e questo è il tratto saliente – aggiunge l’elemento di fantasia e modifica o crea dal nulla pagine di diari, racconti e articoli, scrivendoli proprio “alla maniera di Monelli”, usando il suo stile, lo stesso registro linguistico e il repertorio lessicale, divertendosi a giocare tra finzioni alla Borges e falsi Modigliani: riproduce il vero, costruisce il verosimile (o parzialmente vero), produce il falso.

Roscia esprime ancora una volta tutto il suo talento di grande funambolo delle parole grazie a un lessico ricchissimo e a una prosa raffinata, colta, di eccezionale stimolo per il lettore.

La trama

In un tempo indefinito in cui riferimenti del passato, del presente e del futuro sono deliberatamente mescolati, uno sgangherato nucleo familiare decide di compiere un viaggio a bordo di uno scuolabus targato Zagabria sulle strade di un’Europa totalmente lacerata, mosaicizzata in una miriade di stati e staterelli separati da dogane, muri, filo spinato (il Protettorato cinese della Longobardia, Il Regno delle Tre Sicilie, la Grande Lusitania…); una sorta di caccia al tesoro per ricomporre dal nulla l’intera esistenza di un personaggio, il Signor Emme, destinato all’oblio come tante altre vittime della Damnatio memoriae.

Carla, la madre giornalista, specializzata in topografia della miseria e della disperazione e perennemente votata al prossimo, ha un chiodo fisso: restituire dignità, onorabilità, reputazione e gloria a coloro che sono stati messi all’indice o condannati all’eterno oblio.

In questo viaggio divertente e sconclusionato è accompagnata dai due figli gemelli: uno, “in grado di risolvere equazioni differenziali lineari omogenee del secondo ordine a coefficienti costanti o confutare il teorema di Fermat”, è un bambino P (Prodigio); il secondo, nonostante lo stesso patrimonio genetico, è completamente differente: ipersensibile, simpaticissimo, con un modo tutto suo di percepire il mondo, molto infantile ma a suo modo geniale. Insieme a loro, lo zio Giordano, autore di un trattato filosofico intitolato De gli eroici furori, bruciato vivo a Campo de’ Fiori.

E poi c’è BUF, l’acronimo di Betaidrossibetametilbutirrato Uretanopolibenzenecloroamminometacrilato Formaldeidetetrametilamidofluorimum. Buf non è un chi ma un cosa, è un’entità benevola, è la scatola nera che registra e cataloga tutti i reperti trovati dalla compagnia in questo errare vagabondo. Grazie al suo prezioso aiuto sarà possibile ricostruire da zero un’esistenza e mettere insieme il fascicolo da consegnare alla “Congregazione dell’Indice delle vite cancellate e delle opere proibite” per recuperare alla memoria il fantomatico Signor Emme.

L’autore

MASSIMO ROSCIA è nato a Roma nel 1970. Scrittore, reporter di viaggio, critico enogastronomico, insegna comunicazione, tecniche di scrittura, editing e marketing territoriale. Autore di romanzi, saggi, ricerche, guide e sceneggiature, ha esordito in narrativa nel 2006 con Uno strano morso, ma il grande successo di pubblico è arrivato con il romanzo La strage dei congiuntivi (Exòrma, 2014). Ha poi pubblicato con Sperling & Kupfer Di grammatica non si muore (2016) e Peste e corna (2018). Lo scorso anno ha debuttato a teatro con il suo spettacolo “Grazzie”.

nota a cura di Anna Maria Riva dell’ufficio stampa, che qui si ringrazia per la cortesia e la disponibilità