Studenti sul piede di guerra all’Istituto Tecnico Statale “S.Cannizzaro” dove da ieri – giovedì 8 ottobre – è in corso uno sciopero per protestare contro i problemi organizzativi riguardanti gli orari di accesso e di uscita da scuola ritenuti “limitanti” dagli stessi ragazzi.

A preoccupare i giovani del prestigioso istituto di via Consolare Latina, le gravi problematiche legate al trasporto pubblico urbano ed extraurbano. “Già prima dell’inizio della pandemia, muoversi in autobus non era facile: mezzi poco capienti e privi di manutenzione, ritardi, tratte mancanti, corse saltate”, afferma uno studente della scuola. Che aggiunge poi: “in questa fase c’era la diffusa illusione che i mezzi di trasporto pubblico si fossero adattati alle nuove esigenze e normative COVID19. Era stato assicurato agli studenti pendolari che il distanziamento sociale tra i passeggeri e la sanificazione dei vari mezzi sarebbero stati applicati con l’inizio della scuola ma così non è stato”.

In particolare, inoltre, gli orari previsti dalla scuola non coincidono con gli orari previsti dai gestori del servizio TPL, impendendo, di fatto, lo svolgimento delle attività nel pomeriggio.

Ma le ragioni della protesta non si limitano ai soli problemi riguardanti il trasporto pubblico: gli studenti, infatti, ritengono che le aule non siano sanificate a dovere e che i bagni non siano affatto puliti; che l’orario scolastico, distribuito su lezioni della durata di 54 ore, non sia adatto a consentire il normale svolgimento delle attività pomeridiane degli studenti (sport, ripetizioni e altro…) in quanto i sei minuti mancanti, come da proposta dell’amministrazione scolastica, saranno recuperati nel pomeriggio mediante didattica a distanza; infine, i ragazzi che frequentano l’istituto non hanno la possibilità di usufruire dei laboratori perché manca il personale addetto alla sanificazione delle aule.

Gli studenti, infine, chiedono distanziamento e difesa del diritto allo studio: “la nostra azione mobilitativa è particolarmente influente e fa intendere il dissenso d’una generazione davanti ad un sistema ormai ingestibile. Oltre ai problemi già noti del tpl, che da sempre impediscono una piena sostenibilità sociale, i disagi dell’era Covid19 hanno reso il tutto invivibile”.