“Strofinò via la giornata, dalla pelle del ragazzo.
Mise i pugni nelle costole in una tinozza.
Le ferite sulle garze.
Il rancore in fondo agli occhi.
Sei proprio bello, e non te l’ho mai detto.
E si stese accanto a lui, ponendo i suoi respiri tra le vertebre del giovane francese.
A scalarsi come le montagne.
Abbracciarsi come il cielo sulle vette”.

Dante Alighieri sosteneva che «l’amore è più forte della vita e tanto vicino alla morte». Come può, l’amore essere tanto vicino alla morte? Come può persino essere più forte della vita stessa? D’altronde, quale presupposto è più importante dell’amore affinché vi sia vita?

“L’apparenza del mare calmo” è categorizzato da Amazon in Romanzi d’amore e nulla toglie che questa sia la storia di un amore. Una storia diversa da tutte le altre (come avrebbe modo di cantare Guadalupe Pineda); una storia con una genesi nettamente più complessa delle altre relazioni; una storia che prima di “viversi” ha necessità di sopravvivere.

È il 1928 e a Berlino si respira un’aria “affranta”: si era euforici per l’uscita da un conflitto mondiale, ma d’altra parte, nascosta tra le trame della memoria, aleggiava una sorta di senso di perdizione. Sembrava che gli uomini si fossero ritrovati a pezzi, un po’ come i monumenti che componevano parte della loro storia.
Marcel, un emigrato francese, in fuga dai fantasmi del proprio passato, approda nella grigia locanda di Gustav, nella tetra Germania. A dargli corpo, anima e colore, ci penserà senza alcun dubbio l’incontro con Anita, la pianista “figlioccia” del proprietario. Con il tempo, alcune corde avevano rischiato di spezzarsi, ma tra qualche coincidenza del destino, si ritrovavano costantemente.

A questi innamorati mancherebbe solo un lieto fine adeguato se non fosse che negli anni Trenta in Germania l’aria non era solo “pesante”, quest’ultima era irrespirabile. Poiché il fiato viene a mancare quando il fumo delle sinagoghe divampa; poiché gli occhi si arrossano quando finiscono tutte le lacrime da poter versare; poiché se sei innamorato sei costretto a fuggire da un’Europa che di romantico non aveva proprio nulla.

Riccardo Piazza e Silvia Bottero, gli autori, si conoscono nel 2016, di fronte ad un cassonetto per la raccolta dell’umido. Silvia nasce nel 1996, Riccardo la insegue l’anno dopo. Lei laureata in Pittura; lui in Lettere e Filosofia. Cominciano a scrivere per caso, tirando per le lunghe quelli che apparentemente, risultavano brevi pensieri; e arrivando, quattro anni dopo, ad avere un percorso tracciato alle spalle.

“L’apparenza del mare calmo” è disponibile sia in versione cartacea che digitale a questo link.