Ogni anno il 27 settembre si celebra la Giornata mondiale del Turismo (World Tourism Day), istituita in ambito dell’ONU (UNTWO) con sede a Madrid, volta a promuovere lo sviluppo di un turismo responsabile e sostenibile. Il settore del turismo, fortemente compresso a causa della pandemia da Covid-19, rappresenta una delle prime aree di attività economiche del mondo con una contribuzione di PIL (Prodotto interno lordo) di circa il 10% e che raggiunge in Italia una quota intorno al 13% (fonte WTTC – World Travel and Tourism Council). Questa contribuzione del 13% al nostro PIL non rende affatto onore alla ricchezza di tesori d’arte del Paese che detiene circa il 5% dei siti UNESCO del mondo. E’, questo, un riconoscimento di grande prestigio che pone l’Italia in testa tra i paesi mondiali, seguita a ruota dalla Cina e, a breve distanza, dalla Spagna.

Ovviamente deve esser chiaro che è solo una favola il racconto diffuso che accredita all’Italia oltre il 50% del patrimonio artistico mondiale. Un esempio lampante di disinformazione e di una credulità diffusa che testimonia quanta strada si debba ancora fare per giungere ad una vera e responsabile cultura del turismo.

Sembra assurdo come un settore economico così importante venga raccontato nel nostro Paese, come anche nella nostra città, con cosi tanta improvvisazione. Un salto culturale da parte di chi ha responsabilità di governo, così come di chi si occupa di informazione e di pubblica amministrazione, non è più rinviabile dopo la vicenda della pandemia che riporta molti dei competitors ai nastri di partenza.

La mediocrità intesa come improvvisazione “speriamo che me la cavo” non garantirà più neanche il livello di sopravvivenza in un contesto che sta rimodulando ed annullando anche i più consolidati vantaggi competitivi.

Il nostro Paese Italia risulta nel tempo tra i più “desiderati” al mondo ma i flussi turistici ed il relativo apporto economico sono ben al di sotto del suo livello di desiderabilità. Spagna. Francia, ma anche Germania, Regno Unito, Croazia hanno ritmi di crescita ben più sostenuti.

Il parallelo con quanto accade nella nostra città di Anagni calza a pennello.

Non basta essere città storica o città fantasiosamente “baricentrica” per declinare il potenziale nella realtà di ogni giorno in termini di flussi e valore aggiunto nella sua visione moderna di sostenibilità. La dotazione di fattori attrattivi è un presupposto che si traduce in valori economici ed occupazionali (settore labour intensive) solo se si sviluppano politiche attive nell’intera filiera dell’industria turistica che va dalle pratiche di incoming identitario all’offerta diversificata di svariate merci culturali capaci di riempire ogni “carrello della spesa” di ciascun individuo, di ciascuna famiglia.

Molte città medievali come Anagni, anche a noi vicine, hanno idee assai più chiare e lungimiranti, stimolano e riconoscono la partecipazione, praticano politiche intersettoriali più efficaci.

Quando si dice “pensare turismo” s’intende che esso non è un fenomeno autonomo ascrivibile al ruolo di tizio o di caio o delegabile a quel museo, a quell’associazione o a qualcun altro.

Pensare turismo è perseguire una città ospitale per i visitatori, come già lo deve essere per i suoi residenti. Pensare turismo è recuperare ogni valore identitario (non replicabile altrove), è elevare il valore d’uso della città lucrando ai cittadini il suo valore di scambio.

Pensare turismo è avere chiara la differenza tra turisti, visitatori di una giornata e i giovani della movida del sabato sera. E’ conoscere le attese (motivazioni di acquisto) dei diversi tipi di turismo per svilupparne incoming, livello di integrazione e d soddisfazione emozionale.

Pensare turismo è paesaggio, territorio, racconti e tradizioni, artigianato e prodotti tipici.

Pensare turismo sono percorsi esperenziali, enogastronomici, storico culturali. Pensare turismo è cultura ed accoglienza, è quell’empatia che fà sentire ogni ospite “cittadino” per un giorno, una settimana o all’indefinito in una città accogliente e gradevole da vivere .

Pensare turismo è pluralità. E’ “punti d’incanto”, verde pubblico attrezzato, valore estetico diffuso, qualità dei servizi e dell’ambiente, liberazione della città dalle macchine.

La Giornata mondiale del Turismo poteva essere celebrata come occasione di confronto plurale per alzare il livello competitivo della nostra città e sostenere una ripartenza economico occupazionale che non deriva, di certo, dal livello di autocompiacimento dei soggetti della politica.

A margine del sintetico contributo alla riflessione, mi piace confermare alla città la possibilità, ancora per tutta la giornata odierna, di visitare la mostra d’arte di Fabrizio Perinelli in corso in Cantine Gatti nell’ambito della rassegna culturale ”Impressioni di Settembre”. Ingresso consentito nel rispetto delle normative anti Covid-19.

articolo a cura del dott. Nello Di Giulio