Anche Fiuggi, unica località del Lazio insieme a Roma e per il decimo anno consecutivo, celebrerà la XXI edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica.

La manifestazione che invita a scoprire storia, luoghi e tradizioni ebraiche in trentadue Paesi europei e in oltre novanta località italiane diffuse in sedici regioni, da nord a sud alle isole vedrà, per la prima volta, Roma città Capofila per l’Italia. Domenica 6 settembre è la data dei numerosi appuntamenti romani che tra incontri culturali e spettacoli, verteranno sul grande patrimonio storico e culturale della Comunità ebraica di Roma, la più grande d’Italia e la più antica della Diaspora.

Il tema di quest’anno, che accomuna tutti gli eventi promossi dai Paesi europei che aderiscono all’iniziativa, è “Percorsi ebraici”: un titolo che vuole invitare tutti “a conoscere gli itinerari storici, artistici, archeologici e culturali ebraici italiani, tra i più suggestivi al mondo, dalle grandi alle piccole Comunità ai centri in cui non c’è più una presenza ebraica strutturata, ma dove sono presenti siti e testimonianze di grande interesse”.

Il tema del convegno di Fiuggi, pensato da Pino Pelloni e da Luciana Ascarelli, verterà sui percorsi legati alla didattica nelle scuole ad uso degli insegnati e non solo. Partecipano all’incontro Margherita Ascarelli, Antonella Castelnuovo, David Meghnagi e Stefania Zezza.

Fedeli al dettato di Piero Calamandrei- sottolinea lo storico sociale Pino Pelloni– che vedeva nella scuola l’organo centrale della democrazia attraverso il quale la Repubblica diffonde la cultura e il senso civico che soli consentono al progetto costituzionale di camminare sulle gambe dei suoi giovani e realizzarsi, vi invitiamo ad un momento di riflessione e ad un “percorso identitario e comunitario insieme”, su quella che dovrebbe essere una missione educativa all’insegna di un nuovo patto di conoscenza di concerto con tutti gli attori del mondo della formazione e della cultura..

Pensare insieme una Repubblica fondata sulla scuola, oltre che sul lavoro, che ci dovrebbe vedere impegnati, come cittadini e come organizzazioni, in un nuovo patto della conoscenza destinato ad offrire opportunità di crescita alle ragazze e ai ragazzi. Ci dovrebbe vedere impegnati a essere una società capace di fare “educazione diffusa”, sconfinata, fuori dalle mura scolastiche. Sempre e comunque.

articolo a cura di Pino Pelloni