Dopo l’attività intensa di screening effettuata dalla Asl di Frosinone, affiancata, nei drive in, dall’ausilio della Polizia municipale e della Protezione civile del capoluogo, il sindaco, Nicola Ottaviani, è tornato a richiamare l’attenzione della cittadinanza, verso la collaborazione con le Istituzioni, senza creare allarmismi, ma invocando il rispetto puntuale dei protocolli attualmente in vigore.

“Attraverso una rapida carrellata di quelle che sono le indicazioni ed i rialzi dei picchi che si stanno registrando, in questi giorni, in Francia e in Germania – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani – non possiamo certo aspettarci che l’Italia diventi, d’emblée, zona franca, estranea alla propalazione dei riverberi del Covid-19.

Le buone abitudini e l’utilizzo degli accorgimenti di base, come l’uso delle mascherine, il risciacquo frequente delle mani e il mantenimento della distanza dai non familiari, sono ancora oggi le uniche armi efficaci che possiamo mettere in campo per contrastare nuove ipotesi di diffusione del virus, con la eventualità di tornare al lockdown in alcune zone specifiche nel nostro Paese, anche diverse da quelle del Bergamasco e del Lodigiano, come avvenuto nello scorso marzo.

Il mese di agosto si avvia alla conclusione, con circa 16 casi di nostri concittadini risultati positivi, in via diretta o anche da contatto mediato, al rientro da soggiorni in prevalenza dalla Sardegna o da altre aree geografiche particolarmente critiche e, pur se soltanto uno di loro ha avuto bisogno del ricovero, non possiamo certo considerare la situazione sotto controllo o, peggio ancora, risolta dal punto di vista sanitario.

Basti considerare che le persone in isolamento domiciliare appartengono a tutte le fasce di età, ossia sette in quella compresa tra i 20 e i 30 anni, sei nella fascia tra i 30 e i 40, due in quella tra 40 e 50 e uno al di sotto dei 20 anni, mentre le zone di residenza si dividono equamente fra la parte bassa e quella alta della città, giungendo anche nella periferia urbana.

Diventa, allora, determinante fornire agli operatori sanitari, con immediatezza e soprattutto con sincerità, l’elenco dei contatti, anche probabili, riportati da parte dei singoli positivi, poiché è meglio sostenere un isolamento per 14/15 giorni, all’interno di cluster determinati o determinabili e non, invece, rischiare una diffusione incontrollata del contagio che, dalla seconda parte di settembre in avanti, avrebbe effetti devastanti sotto il profilo sociale ed economico.

Non ha senso, in questo momento, colpevolizzare chi sta tornando dalle ferie sottoponendosi a controlli rigorosi e scrupolosi, ma non si può pretendere che le Istituzioni rimangano a guardare con le braccia conserte, nel caso in cui dovessero venir fuori comportamenti irresponsabili, da parte di chi se ne va in giro sapendo di poter costituire una fonte di pericolo, anche se solo potenziale. Stiamo continuando ad effettuare importanti lavori di adeguamento nelle scuole, sui luoghi di lavoro e nei plessi pubblici, ma se vengono meno la lealtà e il senso civico rischiamo di vanificare i sacrifici e gli sforzi portati avanti dall’intera comunità”.