Si è concluso ieri – venerdì 28 agosto – il ciclo di visite al Castello Vecchio di Colleferro organizzato dal Museo Archeologico Comunale del Territorio Toleriense e dall’associazione “Cornelia” che si occupa di didattica museale, visite guidate, mostre, laboratori per adulti e bambini, stree-art, memorie urbane, organizzazione di eventi ed itinerari.

Tutte le visite, rigorosamente gratuite ed accessibili a tutti, si sono svolte secondo la normativa di riferimento per il contenimento dell’emergenza sanitaria e hanno visto il coinvolgimento di numerosi partecipanti, accorsi anche dai Comuni viciniori.

Una iniziativa particolarmente apprezzata, dunque, che ha visto come protagonista e curatore delle visite, il dott. Angelo Luttazzi, direttore del Museo Archeologico Comunale del Territorio Toleriense di Colleferro del quale questa redazione, oggi, è orgogliosa di ospitare un dettagliato articolo riguardante proprio il Castello Vecchio di Colleferro. Lo pubblichiamo di seguito, integralmente, ringraziando sia il dott. Angelo Luttazzi per la sua disponibilità e cortesia, sia anche i responsabili dell’associazione “Cornelia” per la sensibilità e l’attenzione nei confronti dei tesori più o meno nascosti presenti sul nostro territorio.


il dott. Angelo Luttazzi
direttore del Museo Archeologico Comunale del Territorio Toleriense di Colleferro

L’amministrazione comunale di Colleferro, guidata da Pierluigi Sanna, dopo alcuni anni di trattative con gli ultimi proprietari privati, la famiglia Furlan, è entrata in possesso del Castello Vecchio o Castello di Colleferro, edificato ed appartenuto alla famiglia Conti, e dell’ampio appezzamento di terreno che lo circonda. Un traguardo importante per questa piccola cittadina, cinquanta chilometri a sud di Roma. Una riappropriazione di un luogo storico con una caratterizzazione paesaggistica di “campagna romana” che era stato inglobato ed assediato dalla città industriale e ne era, inconsapevolmente, divenuto il simbolo, amato dalla popolazione colleferrina.

Il profilo storico del castello è piuttosto stringato, pochi sono i documenti d’archivio. Non vi è alcuna attendibile ipotesi sull’epoca di fondazione e sulla sua attribuzione ai Conti di Valmontone-Gavignano o a quelli del ramo di Poli. Il rinvenimento di materiali che risalgono all’VIII secolo, dopo uno scavo “accidentale”, effettuato agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, farebbero supporre la presenza di un insediamento più antico sulla cui definizione non si hanno notizie concrete. L’unico punto fermo è la data della sua distruzione, avvenuta nel 1431, ad opera delle milizie mercenarie capeggiate da Jacopo Caldora, in seguito alla contesa che oppose le famiglie Conti e Colonna. Precedentemente a questa data il primo documento in cui si cita il castrum Collis Ferri è del 1262. Mentre del 1318, è una sentenza arbitrale che assegna a Giovanni Conti, figlio di Paolo, il diritto sul Castello. Sulla reale consistenza del fortilizio nel XIV secolo abbiamo come dato indiretto le liste della tassa del sale e focatico. Nel 1363 il castello pagava un’imposta di 10 rubbia, pari ad una popolazione di 547 abitanti.

Abbondante materiale d’archivio riguarda solo la fase successiva alla distruzione e si tratta quasi esclusivamente di un elenco di passaggi di proprietà tra i Conti, i Salviati ed i Doria Pamphili, che nel dopoguerra lo rivendettero alla famiglia Sbolgi.

Il castello rappresenta l’emergenza storica più significativa del territorio del Comune di Colleferro. La sua consistenza architettonica rivela caratteristiche qualificanti che pongono l’edificio in relazione con la più ampia panoramica della storia dell’architettura medievale.

Dal punto di vista strutturale il castrum mostra uno sviluppo continuativo, a partire dalla sua fondazione e fino alla fine del XIX, con una topografia distributiva degli edifici attorno a una corte centrale attraverso una serie di corpi di fabbrica progressivamente sempre più estranei alla primitiva funzione militare. Infatti, la graduale perdita delle funzioni militari, dopo la distruzione parziale del 1431, determinò, nell’immediato, una fase di abbandono del complesso e, a partire dal XVII secolo, una sua modifica funzionale e strutturale che gli fecero assumere caratteri di un casale di campagna connesso allo sfruttamento agricolo della tenuta.

L’elemento strutturale più antico è riferibile a due grossi corpi di fabbrica disposti parallelamente lungo i due lati del quadrilatero costituito dal cortile, cinto da due torri nei lati corti. La muratura impiegata, detta a “blocchetti” è classificata nel principale studio relativo alle tecniche di costruzione di epoca medievale pubblicato da Donatella Fiorani, ed è tipica del XIII secolo.

Realizzata principalmente con l’impiego di calcare, l’apparecchiatura a blocchetti in alcuni casi prevede l’impiego promiscuo di tufo e calcare, spesso con una valenza estetica ricercata, resa manifesta dalla bicromia della facciata e si riscontra anche in due setti murari che si addossano nella porzione angolare di sud-est del castello di Colleferro, probabili resti di una torre, che con una regolare alternanza dei due materiali ogni tre filari, determina una muratura che trova confronti stringenti con altre coeve costruzioni nel territorio circostante (Palazzo Borghese – Artena) o presenti a Roma (Torre dei Conti – Roma), in entrambe i casi connessi a un intervento edilizio della Famiglia Conti.

Nel mese di luglio, nell’ ambito di un intervento di rimozione di una discarica di materiale moderno misto a terra e detriti di crollo, proprio al di sotto e trasversalmente a questi setti murari è stata individuata una struttura muraria in “opera poligonale”, costituita da blocchi di calcare. Una pulizia manuale ha evidenziato, per ora, quattro filari di blocchi, privi di legante. Si suppone possa trattarsi di un muro di terrazzamento che prosegue anche oltre i due avancorpi, al di sotto della discarica, tipico di molte “ville” di epoca romano-repubblicana del nostro territorio. La pulitura definitiva di quell’area, ove insistono tracce evidenti di altre costruzioni pertinenti al castello, mai rilevate, chiarirà sicuramente, in parte, le tipologie insediative di quella collina, a ridosso dell’antico tracciato della Via Latina.

Il Castello di Colleferro, una volta che verranno messe in atto le procedure di pulitura dalle piante infestanti e della messa in sicurezza delle strutture murarie antiche in sinergia con la soprintendenza competente, rientrerà in un progetto di recupero e fruizione che lo vedrà, tra l’altro, al centro di un parco di circa otto ettari, crocevia di piste ciclabili e di un percorso podistico.

articolo a cura del dott. Angelo Luttazzi, direttore del Museo Archelogico Comunale del Territorio Toleriense di Colleferro