La stampa dell’epoca ne parlò come “una festa della civiltà e del progresso”, con “il clero e il popolo che, con nobile gara, accolsero con ogni sorta d’onori i tanti illustri ospiti invitati per l’occasione“. E, in effetti, quel 7 agosto del 1904 fu – per Anagni e gli anagnini – una data memorabile, giunta dopo anni di dubbiosa aspettativa, anche attraverso una serie interminabile di difficoltà: da quel giorno, infatti, Anagni cominciò a brillare di una luce nuova, accesa dalla forza misteriosa dell’energia elettrica che per la prima volta faceva la sua apparizione in città e l’acqua, “nuova onda cristallina”, cominciò a zampillare nel punto più alto della città, diramandosi poi da ogni parte e distribuendosi in ogni angolo del sottostante abitato, “apportatrice benefica di vita”.

UN giorno memorabile, dunque, allorché l’acqua e la luce ebbero il solenne battesimo, fra l’entusiasmo popolare e alla presenza di ministri e personalità eminenti.

Il periodo “L’Ernico”, fondato nel 1893 e diretto dal giornalista anagnino Benedetto Belli, dedicò all’evento un numero unico speciale, una specie di “edizione straordinaria” dell’epoca: “i vari Istituti sorti in seno alla città e la crescente popolazione – si legge tra le pagine di quel numero – non potevano più soddisfarsi coll’acqua della Sala sollevata in città l’anno 1863 dal defunto mons. Demérode (Francesco Saverio de Mérode, protagonista della prima fase dell’urbanizzazione della città di Roma a seguito della sua proclamazione a capitale d’Italia, n.d.r.), scarsa al presente e dichiarata per lo meno sospetta dalla Commissione Sanitaria di Roma. In tale stato di cose l’amministrazione comunale di Anagni si rivolse all’ing. comm. Giuseppe Olivieri di Roma, il quale pienamente conosceva tutti questi luoghi, per trovare modo di risolvere il problema che s’imponeva. La forte spesa di lunghe condutture e la deficienza di forza motrice necessaria a sollevare le vicine sorgenti, tutte basse di livelli rispetto alla città, decisero l’ing. Olivieri a servirsi delle sorgenti vicine trasportando presso le medesime una forza lontana per messo dell’elettrico, adottando fili sottili con alta tensione. In tal modo il problema rimaneva risoluto“.

Ad Anagni, in quegli anni, due erano gli istituti di credito operanti in città, entrambi di grande giovamento alle industrie agricole del territorio: la Banca Popolare presieduta dal conte Bacchetti, che era anche sindaco, e diretta dal cav. Muzio Colacicchi (padre di Decio, eroe caduto durante la prima guerra mondiale) e la Cassa Rurale fondata e diretta dall’arciprete Camillo Mesmer, fondatore anche del consorzio agrario.

Anagni, allora, era una città eminentemente agricola di circa 10mila abitanti e fondava tutto il suo benessere proprio su questa attività. Due erano i collegi, il Leoniano e il Regina Margherita, e – inoltre – anche l’ospedale aveva bisogno di acqua: le acque dei pozzi, infatti, erano insalubri ed inquinate.

Benedetto Belli racconta così quel giorno memorabile: “l’animazione è indescrivile: la città tutta si desta al suono festivo della musica cittadina che percorre le vie. Il Corso Vittorio Emanuele è pavesato dai balconi e dalle finestre pendono arazi e drappi colorati. La bandiera nazionale sventola ovunque. I muri delle case sono tappezzati di lunghe strisce con parole inneggianti al ministro Scipione Ronchetti e a Raffaele Zegretti. Lungo i fili che sorreggono le lampade ad arco, pendono dei pennoni dai colori nazionali e municipali.

Di buon mattino, ricevute dal concerto cittadino, dai rappresentanti del municipio e dal comitato, arrivano le rappresentanze di Paliano e Sgurgola, coi rispettivi concerti, che entrano in città accolti da fragorosi applausi. Il concerto si reca a salutare il sindaco e il consigliere provinciale comm. Zegretti. Dopo questi atti di squisita cortesia, le musiche proseguono il giro della città. Della rappresentanza di Paliano fanno parte il sindaco facente funzioni sig. Pietro Tiddi, il cav. Schifalacqua per il consorzio e il segretario sig. Calselli Tullui. Di quella di Sgurgola il sindaco cav. Giorgio, amico tanto caro al comm. Zegretti e a noi anagnini – con assessori e consiglieri, e il segretario sig. Posta.

Gran gente arriva dai paesi vicini. Da Frosinone vengono il sottoprefetto cav. Tabanelli, il procuratore del Re Barone Texeira e altri personaggi. A queste autorità circondariali il sindaco, alle ore 11.00, offre una colazione nel palazzo comunale. Da Acuto viene il giovane e valoroso sindaco sig. Augusto Longo.
In piazza Cavour, dove si svolgerà la solenne cerimonia inaugurale, è eretto un ricco ed artistico padiglione, addobbato da artista romano con velluto creimi, con frangie e cordoni dorati e sormontato dallo stemma reale. Questo padiglione, degno della Capitale, disegnato dall’egregio ing. comunale Sig. Sandulli, desta l’ammirazione generale. La piazza è tutta adorna di pennoni con trofei e festoni, così pure piazza D’Azeglio.

Il ministro è ricevuto alla stazione dal comm. Zegretti, dal sindaco, dagli assessori cav. Ciprani, cav. Silvestri e cav. Moriconi, dal sottoprefetto e dal procuratore del Re. Gran folla di popolo lo attende a Porta Cerere, dove arriva alle ore 15.30 colla scorta d’onore d’un drappello di Carabinieri a cavallo.
Lo accompagnano il Tenente Generale Barone Pizzuti, gli on. Pais, Libertini, Vienna e Gallini, il comm. Aphel, il proc. gen. del Re Calabrese, il cav. Vanzugli, maggiore dei Carabinieri, alcuni funzionari del Ministero di Grazia e Giustizia e parecchi giornalisti.

Sceso dalla carrozza mentre il concerto di Sgurgola suona la marcia reale e la popolazione lo acclama, il comm. Zegretti presenta al Ministro l’assessore Marchese Trajetto col consiglio e gonfalone, il segretario cav. Colacicchi, le rappresentanze di Paliano, Sgurgola e Acuto, la Società operaia, il Tiro a segno con fanfara e bandiera, il circolo agraria e cospicui cittadini.

In piazza Cavour, dove suona il concerto di Paliano, mentre l’on. Ronchetti ammira il superbo panorama, vengono improvvisamente lanciati 500 colombi viaggiatori che si dirigono tutti uniti verso Roma a portare la lieta novella.

Da piazza Cavour, il ministro e gl’invitati sono accompagnati in casa del conte Bacchetti dove è preparato un ricevimento veramente signorile. Tutta la popolazione colle musiche si riversa in piazza D’Azeglio, il cui colpo d’occhio è stupendo.

Della famiglia Bacchetti sono presenti, oltre al sindaco, la madre contessa Carlotta, la signorina Flora, i signori Angelo con la consorte e Umbero e la signora Annetta, maritata al cav. Clemente Haass, venuta appositamente da Roma. Ricche toilettes, grazia ed amabilità in quelle belle e gentili signore e signorine che fanno splendidamente gli onori di casa.

Dopo le presentazioni delle autorità e dei più cospicui cittadini al ministro ed ai numerosi invitati che si affollano nelle ricche sale del palazzo Bacchetti è offerto un sontuoso rinfresco. L’on. Ministro si trattiene parecchio a conversare ed ammira la squisita cortesia della nobile famiglia, alla quale esprime vivissimi ringraziamenti e sensi di gratitudine.

Piazza Cavour rigurgita di popolo: le tre musiche suonano, arriva il ministro e il suo apparire sul palco produce nella massa enorme di popolo uno scoppio d’entusiasmo indicibile. Appena le autorità hanno preso sul palco oltre 300 bambini cantano un bellissimo inno che viene molto applaudito.

Alla sera ha luogo il banchetto nella grande aula consiliare sfarzosamente e gaiamente illuminata a cura della ditta Gadda. Vi prendono parte oltre 200 convitati. Questo banchetto è diviso in due sezioni: parte ufficiale nella sala nobile, parte popolare nel salone. Il primo è servito egregiamente dal noto ristorante Bucci, condotto dal cav. Galantini, che è venuto di persona a dirigerlo. Ecco il menù:

il secondo è servito dal sig. Giuseppe Delmonte di Anagni il quale si fa veramente onore con questo semplice ma gustoso menù:

Dopo il banchetto, il Ministro – seguito dagli invitati – si reca in piazza Cavour. Le musiche suonano e il popolo lo circonda salutandolo ed acclamandolo entusiasticamente, mentre monta in carrozza per recarsi alla stazione di Anagni, per l’occasione addobbata con fari ad acetilene. Con la sua partenza, la sera del 7 agosto del 1904, si chiuse quest’epica giornata.