Si sono tenuti, sabato 6 giugno, alle ore 16:30 nella Basilica Cattedrale le solenni esequie di madre Cristiana, presiedute dal vescovo di Anagni-Alatri mons. Lorenzo Loppa, concelebrate da molti sacerdoti della città e diocesi, dai frati minori con l’ausilio dei due diaconi permanenti. L’ abbadessa, si è spenta il 5 giugno, all’età di 65 anni dopo una lunga malattia, cristianamente vissuta. La salma, esposta all’interno della chiesa di Santa Chiara, a cui è seguita fino a tarda notte la veglia di preghiera, è stata visitata da molti fedeli ed estimatori della religiosa, fino nella mattinata successiva, quando poi, l’agenzia incaricata per le onoranze funebri “Ponza” di Anagni, ha trasportato il feretro al duomo per i funerali.

Suor Maria Chiara Cristiana al secolo Mirella Graziani, delle monache Clarisse del monastero di Santa Chiara di Anagni, uno dei più antichi monasteri “attivi” di clausura femminili in Italia e nel resto del mondo cristiano – fu fondato, infatti, nel 1255 in occasione della canonizzazione della fondatrice Chiara d’Assisi, che avvenne nella Cattedrale di Anagni, ad opera di Papa Alessandro IV – era originaria di Alatri, dove nasce il 6 aprile 1955, da una famiglia di valori cattolici.

Per la sua profonda sensibilità verso i sofferenti decide di intraprendere la professione di infermiera. Impegnata con l’Unitalsi, si offre di accompagnare i malati a Lourdes per tanti anni, conoscendo numerose persone bisognose e tante realtà difficili. Per un periodo di tempo considerevole è impegnata in ruoli di responsabilità con l’Azione Cattolica. Mirella Graziani, è una vergine consacrata della diocesi di Anagni-Alatri, quando inizia a maturare la possibilità di consacrarsi a Dio in clausura. È infermiera caposala dell’ospedale San Benedetto di Alatri, quando l’11 agosto 1993 entra tra le clarisse del monastero di Anagni. Mirella trova qui una Comunità di diciotto suore di età avanzata, accolta dalla indimenticabile madre abbadessa Cherubina Seccia. Alla vestizione viene chiamata suor Maria Chiara Cristiana. Il suo cammino con le sorelle della Comunità è costellato di piccole quotidianità che hanno arricchito un’antica tradizione monastica. La perseveranza di suor Cristiana è premiata il 9 giugno 1998 con la professione dei voti solenni. Sposa di Gesù, suor Cristiana diventa abbadessa del monastero nel 2001.

Negli anni di responsabilità governa con senso pratico e con spirito di preghiera. Si deve a madre Cristiana la ristrutturazione di un antico pollaio ora adibito a grazioso eremo; una legnaia è trasformata in sala conferenze e i giardini vengono riprogettati e riallestiti. Madre Cristiana apre, inoltre, al pubblico lo spazio delle foresterie. Con madre Cristiana il monastero continua i manufatti tessili e il ricamo e si riprende l’antica tradizione dolciaria.

Nonostante l’intenso lavoro, l’adorazione Eucaristica non è mai sospesa. In virtù della fede nella preghiera, madre Cristiana affida le sue figlie alla Provvidenza, come da tradizione francescana, per qualche tempo provvisoriamente sospesa. Ma la grazie più abbondante per la madre Cristiana è il miracolo della rifioritura delle vocazioni nel monastero di Anagni. Grazie all’aiuto di Dio e alla preghiera di tutta la Comunità, dopo una prima vocazione anagnina, entrano in monastero numerose vocazioni del Centro America, rispettivamente da Honduras, Nicaragua e San Salvador. Le figliole vengono educate secondo la sua guida premurosa e misericordiosa seppure esigente. La madre, teneva tantissimo alla trasmissione dei costumi italiani e ciociari.

Le figlie ricordano madre Cristiana come una donna forte, volitiva, ma di grande pace e trasparenza. Capace di dare fiducia al prossimo, aveva una profonda fede in Dio, molto comprensiva, accogliente e disponibile. Punto di riferimento per altri monasteri in difficoltà, ha saputo cogliere le esigenze e i bisogni delle sorelle. Si ricorda il profondo rispetto e la stima che aveva nei sacerdoti e nel Vescovo diocesano.

L’obbedienza e l’amore alla Chiesa incarnata in modo particolare nei suoi ministri e nel Vescovo sono caratteristiche fondanti della sua persona. La lunga malattia che si è conclusa, con una santa morte è stata offerta e donata al Signore per le sue figliole, per la Diocesi, per il Papa e per la Chiesa tutta.

Salita in cielo alle ore 15, del primo venerdì del mese confidiamo che madre Cristiana – ha detto tra l’altro monsignor Lorenzo, durante l’omelia – adesso sia viva nel Sacratissimo Cuore del suo amato Sposo Gesù Cristo nostro Signore e Redentore”.

Riportiamo qualche brano, tratto da un’intervista che mi concesse, qualche anno fa, che descrive indirettamente la profondità interiore e la vocazione di questa figlia degnissima di Chiara e di Francesco d’Assisi.

La nostra vita di monache di clausura per ovvi motivi crea attorno a noi un alone di ‘mistero’ che però è presto sciolto quando si conosce il trascorrere delle nostre giornate. La vita delle monache clarisse – ci disse l’Abbatessa – è scandita dal ritmo della preghiera e del lavoro suddivisi con intelligente equilibrio, ma anche con austerità nell’arco della stessa giornata. Iniziamo col canto della lode di Dio alle ore 5.30 e proseguiamo la preghiera fino alle ore 8.30; poi inizia il nostro tempo di lavoro nel quale ogni buona mamma di famiglia si troverebbe subito a suo agio. Per tutta la giornata la preghiera cosiddetta “oraria” scandisce il nostro tempo: abbiamo un appuntamento in coro alle 12.00 poi di nuovo alle 15.00 quindi la preghiera vespertina alle 17.00. Infine alle ore 20.45 l’ultima preghiera del giorno che ci introduce nel grande silenzio. In alcune circostanze abbiamo conservato la preghiera notturna che un tempo veniva praticata quotidianamente dalle Consorelle che ci hanno preceduto». «L’atmosfera del nostro vivere è il silenzio. Un silenzio non vuoto, non imposto, che non ci isola, ma un silenzio che ci raccoglie attorno a una Presenza che ci ha affascinate e condotte al monastero: è la presenza di Gesù. Quello che si edifica in una vera buona vita monastica nasce dal silenzio. Il silenzio – disse ancora madre Cristiana – ci educa alla preghiera, ci orienta nella carità fraterna, ci apre la mente e il cuore ai fratelli che in modi diversi bussano alla porta del nostro monastero. Un silenzio quindi amato, ricercato, custodito e anche difeso da ingerenze che potrebbero inficiarlo».«La clausura educa a stare con la gente nel senso che la portiamo dentro di noi nel nostro silenzio e nella nostra preghiera: una monaca non è isolata dal mondo, ma semplicemente separata da esso per cogliere di questo caro mondo ogni gioia e ogni dolore e trasformarli in rendimento di grazie o in supplica di misericordia. Poi, c’è un’altra cosa: le persone che incontriamo in parlatorio o sentiamo in una telefonata sono indubbiamente poche rispetto a chi, fuori dalla clausura, cammina per le strade del mondo. Ma c’è una differenza abissale tra la persona incontrata sul lavoro, per strada, nel tempo libero, e la persona che viene al monastero e apre il suo cuore alla monaca che serenamente si pone in ascolto. Spesso le persone – aggiunse la madre Cristiana – ci fanno conoscere quella zona interiore e intima che ben difficilmente confidano ad altri, anche a quanti sono loro fisicamente più vicini. Il motivo è che le nostre relazioni non sono segnate da quella indifferenza, frettolosità o superficialità di ascolto che spesso si riscontrano nei contatti abituali tra le persone. Questa è un’esperienza che ha uno spessore di umanità molto ampio, bello e arricchente che ci toglie ogni tentazione di uscita».«Alla nostra porta può bussare chiunque – ci disse, concludendo – nel rispetto degli orari in cui siamo a pregare. In prevalenza sono persone adulte, spesso mamme che hanno bisogno di un supplemento di conforto e di aiuto spirituale; ma anche uomini del mondo del lavoro, uomini segnati da problemi non solo economici ma anche spirituali». La salma, dopo la celebrazione della messa funebre, è stata tumulata nella cappella delle monache presso il cimitero anagnino.

articolo e foto: Sante De Angelis