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A Colleferro la marcia di Libera per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie; tantissimi i partecipanti

22 marzo 2019

Centinaia di persone, tra giovani e meno giovani, hanno preso parte - ieri, 21 marzo, primo giorno di primavera - alla marcia organizzata in occasione della celebrazione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di mafia organizzata a Colleferro dall'associazione "Libera". La manifestazione che ha attraversato il centro della città si è fermata in piazza Italia, dove sono intervenuti autorità e rappresentanti delle associazioni, per concludere con la lettura dei nomi delle vittime innocenti di mafia.
Tra i partecipanti anche tanti studenti della scuole medie di Piglio i quali, una volta tornati in paese, hanno posizionato la bandiera di Libera accanto a quella italiana sul balcone della sede comunale perché, hanno detto, "come ci ha insegnato un grande uomo di Stato, "la lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità, quindi complicità". Ad accompagnare i ragazzi pigliesi, oltre ai rispettivi docenti, anche una delegazione dell'amministrazione comunale per l'occasione rappresentata dall'assessora alle Politiche giovanili Lucia Palone. 
La giornata del 21 marzo è nata nel 1995 in risposta alle stragi mafiose. A livello nazionale sarà celebrata a Padova, mentre la scelta regionale è caduta su Novara. Con un obiettivo preciso: accendere i riflettori su un territorio di confine finora mai coinvolto in operazioni antimafia, pur essendoci novaresi condannati per associazione o concorso esterno in altre province come Milano o Torino. E così sollecitare l’attenzioni dei cittadini e le istituzioni su fenomeni e reati spesso vicini alla malavita organizzata, come l’usura, le estorsioni, la tratta a scopo di prostituzione. Senza dimenticare significativi arresti del passato: tra questi quello del latitante Balduccio Di Maggio, ex autista di Totò Riina che, fermato a Cureggio nel 1993, collaborò poi all’identificazione del «capo dei capi».


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