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Linee strategiche del piano di gestione dei rifiuti della regione Lazio, la nota del Comitato Residenti Colleferro

3 febbraio 2019


Di seguito pubblichiamo la  nota intitolata "L'inganno di Colleferro" inviata a questa redazione da Ina Camilli del comitato residenti Colleferro, che ringraziamo:
 
La Giunta regionale del Lazio ha approvato le “Linee guida del piano regionale rifiuti 2019–2025” con l’obiettivo di passare da un’economia lineare a un’economia circolare.
L’esame dettagliato del documento e la condivisione in forma assembleare con altre realtà richiederà tempo, ma emerge con chiarezza che il rispetto per i territori e l’ambiente non è quello che intende il cittadino comune di Colleferro e della Valle del Sacco.
La dotazione impiantistica prevista potrebbe essere superata entro pochi anni, qualora si raggiungesse la percentuale di raccolta differenziata, e il trasferimento dei rifiuti anziché limitare gli impatti ambientali ne aggraverà il peso per tutti i territori, in particolare per il sud della provincia di Roma.
Dopo anni, la Regione approva un documento nel quale non troviamo recepite le criticità rappresentate nelle audizioni di novembre 2018 presso la X Commissione rifiuti presieduta dal consigliere Cacciatore e segnalate con relazione scritta.
 “Il nuovo piano rifiuti è stato approvato nei tempi previsti”: la Giunta regionale ha deliberato solo le Linee guida e l’iter regionale deve ancora iniziare e richiederà tutto il 2019.
“Un lavoro che va avanti insieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio”, ma dal Comune di Colleferro riferiscono di aver appreso la notizia dalle agenzie di stampa.
Si continua a piegare le regole del metodo democratico a propri fini: la strategia doveva essere discussa con le Istituzioni territoriali e le forze sociali.
L’inganno è servito: in realtà il nuovo impianto del “compound” è un progetto disastroso che desta preoccupazione perché prevede la lavorazione di 500 mila tonnellate l’anno di FOS e scarti di TMB, che si sommano alle quantità che saranno gestite dai realizzandi impianti del Consorzio Minerva.
La lotta all’inquinamento dell’aria non si fa con 500 mila ton/anno di rifiuti che significano una media di 100 TIR al giorno, circa 12 camion all’ora in entrata e altrettanti in uscita, con emissioni di PM10 PM2,5 di molto superiori a quelle prodotte dagli inceneritori.
Arpa Lazio nel Rapporto Preliminare sulla qualità dell’Aria per il 2018 ha già censito un numero di superamenti delle concentrazioni di inquinanti oltre la soglia prevista dalla normativa, e quindi con gravissimo rischio per la salute della popolazione.
Sulle 5 azioni-obiettivo quella riguardante Colleferro è tutto tranne che un modello virtuoso di economia circolare. 
Il 26 ottobre 2018 all’annuncio della chiusura degli inceneritori e della loro riconversione in un compound industriale, a Colleferro si è alzato un muro per respingere questa ipotesi, che ora troneggia nelle Linee guida.
Una riconversione che promette miracoli e “magnifiche sorti e progressive”, certo non per il SIN dove sono ubicati gli inceneritori, sito da bonificare dopo anni di inquinamento e per la contaminazione da cromo esavalente, né per Lazio Ambiente spa e i suoi lavoratori, in attesa di una prova di esistenza in vita della dirigenza.
Cosa assai preoccupante è la dichiarazione degli Amministratori comunali di Colleferro: “riconvertire gli inceneritori ci ha permesso di portare sui ‘tavoli delle discussioni’ la sfida per individuare alternative”. Quindi Sindaco e Assessore si sono seduti a quel tavolo, ma non hanno preteso una moratoria e sfidato la Regione a garantire un unico impegno: la salute di questa valle! Perché sono sempre i comitati, le associazioni e i cittadini a portare avanti le varie lotte contro scelte così dannose per la salute dei cittadini?
Fanno pure la ramanzina alla Regione sulla “ovvia gestione che va fatta degli odori”, come se loro a Colle Fagiolara fossero in grado di farci respirare o credono che in discarica si produca il nuovo profumo della valle del Sacco, Eau de Monnezzà?
Così, il vecchio progetto del Green Act presentato nella scorsa legislatura, ora finalmente vede la luce. La Regione infatti è riuscita a introdurre l’ATO unico per il rifiuto indifferenziato, che autorizza la libera circolazione della monnezza fra i vari ambiti regionali: altro che autosufficienza.
 “Aver convinto tutta la politica ad individuare una data certa per la chiusura della discarica, il 31/12/2019”, dichiara l’Amministrazione comunale di Colleferro, ma convinto chi? Questa data non è affatto riportata né citata nel testo delle Linee Guida ed anzi la Regione afferma che “in base alle volumetrie attualmente disponibili, alle esigenze di smaltimento dei vari ATO e dell’insufficienza di alcuni ATO, già dall’anno 2020 ci sarà emergenza nell’intera regione in caso di mancate autorizzazioni di nuove volumetrie e nuovi impianti”.
Gli scarti e i sovvalli prodotti dai TMB per il trattamento dei rifiuti indifferenziati dell’intera Regione e dal nuovo compound, in quale sito verranno smaltiti se per una nuova discarica occorrono circa 3 anni? Si procederà, nel frattempo, all’ampliamento di colle Fagiolara per supplire al fabbisogno capitolino, come per la discarica di Roccasecca?
Da quanto si legge, Colleferro non ha alcuna possibilità di riabilitazione in tema di gestione dei rifiuti. Finito il 2018, da Città della Cultura torna ad essere, per i prossimi trent’anni, polo unico della monnezza, grazie anche al consorzio intercomunale Minerva.
L’azzardo però è nel passaggio dove il Comune di Colleferro parla di idea condivisa dal basso. Non ci sono errori del passato, ma scelte consapevoli della politica, anche di quella colleferrina, errori che nulla hanno insegnato. Se l’idea di sviluppo sono i rifiuti e una nuova impiantistica industriale impattante non ci sono margini di ragionamento.
Dall’8 ottobre 2018 con l’accettazione dei rifiuti dalla Capitale ci si è dimenticati degli ATO perché conveniva e ora si chiede che gli ambiti siano “definiti distinguendo Roma da tutto il resto della provincia”. Giusto, ma oggi i rifiuti accolti a Colle Fagiolara da dove arrivano e da dove arriveranno?
“Vogliamo, inoltre, che venga aperto un tavolo urgente nel quale Regione e Lazio Ambiente illustrino la loro idea di riconversione degli inceneritori di Colle Sughero”. Viene richiesto ora, quando ormai la strategia del nuovo piano rifiuti è stata approvata? Quando cioè i buoi sono scappati dalla stalla perché è stato lasciato apposta il cancello spalancato.


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