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Dopo la giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne: la nota del gruppo "Consulta le Donne" e dell'Associazione culturale "Segni"

26 novembre 2018

A conclusione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne vogliamo continuare a parlare di questa “piaga” strutturale che attraversa molte società del mondo.

Nel nostro manifesto “sei STATO tu” abbiamo scritto i nomi di donne uccise da uomini che hanno voluto fermarle per sempre piuttosto che consentire loro di fare una scelta di autodeterminazione. “sei STATO tu” si riferisce alla responsabilità delle Istituzioni che non vanno oltre la sottoscrizione di Protocolli che non realizzeranno e l’approvazione di Leggi che non applicheranno.

Le donne hanno avuto fiducia nello Stato sia per le leggi che avrebbe approvato, sia per le politiche di prevenzione che avrebbe attuato, ma il sistema non è stato in grado di garantire loro la vita e la giustizia. Le Istituzioni non hanno saputo proteggerle e non hanno fatto abbastanza per impedire le conseguenze di gesti estremi.

 

Per lo Stato la “piaga” della violenza sulle donne non è una priorità sociale su cui intervenire con ogni mezzo culturale e risorsa economica, investendo in programmi educativi nelle Scuole, percorsi di sensibilizzazione dei giovani e politiche attive di prevenzione.

Sono però le Istituzioni ad avere un ruolo primario nel prevenire e combattere ogni forma di abuso sulle donne e i loro figli e lo fanno invece con poco convincimento e scarsa convinzione. L’enormità del problema e il fatto che questi comportamenti incidono sulla sfera privata diventano l’alibi per interventi formali, che lasciano tutto immutato o quasi.

Dopo questo 25 novembre si fa sempre più chiaro il disegno delle forze conservatrici al potere: cercare nella difesa di facciata del diritto alla vita delle donne una loro legittimazione, per poi accantonare con una certa fretta tutti gli impegni presi e gli slogan di circostanza, privi di sostanza.

In Italia di maltrattamenti e abusi si parla poco, sottovoce, e le Istituzioni non contrastano con convinzione il pregiudizio e l’arretratezza culturale, che fa da sfondo a comportamenti oppressivi e di dominio degli uomini, nella vita privata e pubblica delle donne.

 

Le leggi e la cultura giuridica hanno aiutato le conquiste di libertà femminili, soprattutto dopo il 1948, ma non hanno cambiato la loro vita. Manca il riconoscimento effettivo delle donne ad avere giustizia, uguaglianza e parità di diritti, nella vita di tutti i giorni e nelle aule giudiziarie.

 

E’ molto difficile cambiare le tradizioni del nostro Paese se non si parte dai ragazzi e dalle Scuole, coinvolgendo i giovani e le famiglie per far attecchire e affermare una cultura – sociale e giuridica - fondata sull’uguaglianza della persona in quanto tale.

 

Anche una componente del mondo musicale ha dato voce ad atteggiamenti e comportamenti dove la donna è vissuta come oggetto di proprietà.

 

Nel 1963 Mia Martini esordisce con temi forti come lo stupro in “La vergine e il mare” e “Padre davvero” in cui canta la ribellione di una figlia nei confronti di un genitore padrone. Anni dopo con “Gli uomini non cambiano” conferma il ruolo dominante e di potere del maschio. La canzone “Io donna, io persona” del 1976, la storia di tre donne che difendono i loro diritti in una società che tende a giudicare pesantemente, come “Padre davvero”, incappa nella censura della Rai per il riferimento a temi come l’erotismo e l’aborto. Il brano “Donna”, sicuramente in anticipo sui tempi, parla delle violenze degli uomini che si fanno forti muovendosi all’interno di un branco e per loro, come diceva Lennon, la donna è il negro del mondo.

 

Nel 1971 Celentano incide “Una storia come questa” e nel 1978 I Nomadi cantano “Ho difeso il mio amore” dal significato ancora oggi controverso. Solo nel 1981 la legge abroga la rilevanza penale della causa d’onore.

 

Per Antonella è ora di dire basta a chi dice donna dice danno; a chi non vuole riconoscere il loro prezioso lavoro dentro e fuori casa; a chi nega la capacità delle donne di affrontare ogni giorno molteplici responsabilità. La violenza è l’ultimo rifugio di uomini incapaci ad accettare la donna per come è.

Migliaia le scarpe rosse ieri in piazza, è il commento di Cristina, che dubita si sia compreso il significato vero di quel colore e cosa si nasconda dietro tutte le recondite parole. E’ importante essere quello che si è, saper conservare e realizzare i propri obiettivi.

Paola cerca qualcosa di nuovo in questa giornata, ma poi conclude che cambiano le parole, ma la musica è la stessa.

 

Prevale intorno a noi la consapevolezza che vi sia nei confronti di una “piaga” estrema e definitiva, indifferenza politica e culturale a livello nazionale e locale, soprattutto nelle Istituzioni che abbiamo più vicino.

 

A questo le donne rispondono tornando di nuovo in piazza per denunciare che prima che si compia il dramma esse vivono un quotidiano fatto di solitudine e paura, con la quasi certezza che non troveranno nello Stato l’aiuto necessario a salvarle o a portarle fuori dal tunnel incolumi.

 

Nel momento del bisogno estremo, le donne trovano la solidarietà delle amiche, di una rete di amicizie, di sostegni del volontariato e dopo il 25 novembre resta il silenzio delle Istituzioni, lontane e vicine.

Nei nostri Comuni questa giornata è stata particolarmente trascurata, i rappresentanti istituzionali e i delegati alle pari opportunità non gli hanno dato il giusto rilievo, promuovendo una o più iniziativa culturali, come per altri temi, coinvolgendo in particolare le Scuole.

Proporre e condividere con le realtà sociali un evento culturale è il primo strumento per richiamare l’attenzione delle coscienze collettive e iniziare un lungo percorso che veda su un piano privilegiato la Scuola e ogni altra aggregazione organizzata.

Se a questi si negano deliberatamente attenzioni e cure, si ammala una società.

 

articolo a cura del gruppo "Consulta le Donne" e Associazione culturale "Segni"

 



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