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Spazio. Un'astronoma frusinate nella missione Soyuz: sul telescopio per raggi ultravioletti anche la firma di Sara Turriziani

21 agosto 2019

 

C'è anche la firma di una ricercatrice frusinate sul telescopio di nuova generazione che verrà lanciato il prossimo 22 agosto dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, con una navetta Soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e collocato nel modulo russo “Zvezda”. Ad operarlo anche l’astronauta dell'ESA (Ente Spaziale Europeo) Luca Parmitano nel corso della sua permanenza a bordo della stazione.

Questo ingegnoso strumento ha l’ambizioso obiettivo di produrre una mappa dell’emissione notturna dei raggi ultra violetti (UV) emessi dal nostro pianeta. Alla sua realizzazione ha contribuito anche un'astronoma di Frosinone, la 38enne Sara Turriziani.

 

A cosa serve il telescopio Mini-EUSO

 

Monitorare le emissioni ultraviolette notturne della Terra con Mini-EUSO permetterà di studiare in dettaglio una serie di fenomeni di origine terrestre, atmosferica e cosmica. Questi fenomeni comprendono per esempio i raggi cosmici di energia più elevata, ovvero particelle cariche più energetiche di quelle prodotte sulla terra da acceleratori come LHC al CERN di Ginevra. Ma Mini-EUSO studierà anche la bioluminescenza, le meteore, i fulmini nell’alta atmosfera, eventuali segnali di materia formata da quark di stranezza (in inglese, Strange Quark Matter) o materia nucleare estremamente densa, e permetterà il tracciamento dei detriti spaziali in orbita.

Per fare ciò è stata costruita una videocamera dedicata ultra sensibile e ultra veloce che è in grado di scattare l’equivalente di 400mila immagini al secondo, rispetto alle 24 al secondo che sono tipiche dei film che vediamo al cinema. “Oltre alla videocamera principale sensibile ai raggi UV – spiega Sara Turriziani - Mini-EUSO è dotato di alcuni sensori addizionali, in particolare due piccole fotocamere, che osservano l’una la luce visibile l’altra quella in infrarosso, che forniranno osservazioni complementari a quelle della videocamera principale. Mini-EUSO è inoltre dotato di un compatto sistema elettronico di acquisizione, per un peso totale di 30 kg. I dati delle osservazioni verranno salvati su appositi dischi, che torneranno sulla Terra in occasione delle operazioni di rifornimento periodiche alla Stazione Spaziale Internazionale”.

Sara Turriziani si è occupata in particolare del design e dello sviluppo del software che gestisce le due camere secondarie nel visibile e nel vicino infrarosso, e si è occupata della loro calibrazione a terra. Inoltre, ha partecipato a varie fasi della costruzione dell’esperimento.

Mini-EUSO è stato realizzato dalla Collaborazione Internazionale JEM-EUSO, che comprende vari istituti e centri di ricerca in varie nazioni del mondo. L’esperimento è frutto di un accordo tra l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e Roscosmos (l’Agenzia Spaziale Russa). Nel programma dell’agenzia spaziale russa Mini-EUSO è denominato UV-Atmosphera.

 

Chi è la ricercatrice di Frosinone

 

La ricercatrice frusinate ha coltivato la passione per lo studio dell'Universo fin da bambina, grazie ad un libro che la mamma le regalò quando aveva otto anni. La sua passione si è affinata nell'età adulta diventando oggetto di una lunga e approfondita formazione. Il primissimo passo dopo il Liceo Scientifico - si è diplomata al Severi ed ha frequentato le elementari all'Istituto Beata Maria De Mattias – è la patente di radio operatore, seguendo l'esempio del padre, medico e radioamatore.

Consegue due lauree all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in Fisica e Scienze dell'Universo. Diventa Dottore di Ricerca in Astronomia, con una borsa di dottorato finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana. Insegna, scrive pubblicazioni per riviste internazionali, partecipa a congressi. Poi il grande passo: nel 2016 viene selezionata dal MIUR (Ministero per l'Istruzione, Università e Ricerca) per una borsa di studio del Postdoctoral Fellowship Program della Japan Society for the Promotion of Science (JSPS) e si trasferisce in Giappone per lavorare al Computational Astrophysics Laboratory del RIKEN, l'istituto di ricerca giapponese equivalente al CNR italiano. Qui entra a far parte della squadra JEM-EUSO (Joint Experiment Missions - Extreme Universe Space Observatory) e lavora all’esperimento Mini-EUSO. Alla scadenza della borsa JSPS di 2 anni, rimane altri 6 mesi presso il RIKEN con un contratto da ricercatore a tempo determinato.

Di recente ha iniziato a collaborare con altri astronomi al progetto Open Universe (Open Universe Initiative), proposto nell’ambito della Commissione delle Nazioni Unite sull'uso pacifico dello spazio extra-atmosferico (COPUOS) con il supporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico (UNOOSA).

per l'articolo si ringrazia l'amica e collega Marina Testa, per la foto ringraziamo Francesca E. Martini

 



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