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Alla scoperta dei rumeni ortodossi: l'incontro con Padre Florentin Mitilelu, parroco della Chiesa Rumena Ortodossa in Alatri

27 aprile 2019

La prima occasione di incontro con la comunità rumeno ortodossa è la celebrazione ecumenica tenutasi lo scorso gennaio presso la Cattedrale di Anagni, presieduta dal Vescovo Lorenzo Loppa e officiata, tra gli altri, anche da Padre Florentin Mitilelu, parroco della Chiesa Rumena Ortodossa in Alatri.

Ordinato sacerdote nel 1988 in Romania, Padre Florentin è, dal 2002, la guida spirituale di questa comunità, presente sul territorio di Alatri e ricompresa, secondo la ripartizione della Diocesi Ortodossa Rumena in Italia, nel terzo Decanato del Lazio.

La presenza dei rumeni in Italia risale alla seconda metà dell’800 ma è solo in seguito alla caduta del regime comunista nel 1989, che l’emigrazione dalla Romania verso l’Italia diventa sempre più cospicua. Con essa, aumenta dunque anche il numero di parrocchie e di sacerdoti inviati in missione. Attualmente, in Italia si contano circa 250 parrocchie distribuite in 20 Decanati, che rispondono all’autorità spirituale del Metropolita e Arcivescovo della Metropoli Ortodossa Rumena dell'Europa occidentale e meridionale.

La piccola Chiesa di San Giovanni si trova nel centro storico di Alatri, immersa nei vicoli e protetta da un muro di cinta. Per accedervi, si attraversa un cortile e subito, dall’uscio del portone aperto, si intravedono le numerose icone dei Santi e un lungo tappeto che si stende fino all’altare. Dentro, incontriamo Padre Florentin, lunga barba bianca, occhio vispo e risata fragorosa.

“In Romania vivevo nella città di Targu Jiu, dove torno almeno una volta al mese e dove mi aspettano mia moglie e mio figlio. Ora lui ha 30 anni ma quando sono andato via era ancora piccolo, l’idea che dovesse crescere senza di me è stata piuttosto dolorosa. Per fortuna, col passare degli anni, siamo riusciti a riavvicinarci”. Padre Florentin è arrivato qui in concomitanza con il nostro Vescovo, “Siamo amici, anche con gli altri sacerdoti. C’è un bel rapporto e ci confrontiamo spesso, le nostre Chiese affrontano problemi simili. È grazie al clero della diocesi che posso accogliere i fedeli in questa Chiesa, che mi è stata data in gestione. I primi tempi, utilizzavo gli spazi di un ristorante qui vicino oppure quelli della Con-Cattedrale". Padre Florentin veste abiti civili ma appena arrivato, ci racconta, per farsi conoscere era solito indossare la tradizionale tonaca nera, “Inizialmente non portavo neanche la barba lunga, cosa che irritava i miei superiori, e, senza la tonaca, le persone non credevano quando dicevo loro di essere un sacerdote!”. Nella Chiesa, vengono celebrati matrimoni, anche misti, battesimi (che includono la comunione e la cresima) e funerali. “Le donne in particolare tengono viva la Chiesa, animano le messe con il coro e mi aiutano. Da qualche tempo, però, molte famiglie hanno deciso di trasferirsi al nord o fare ritorno in Romania. La comunità si è spopolata”.

Mariana e Oana (Luana in italiano) sono tra le poche signore del coro ancora presenti nella zona ma anche loro, con le rispettive famiglie, meditano di tornare nel paese natìo. Dopo tanti anni passati in Italia e tante difficoltà, avvertono la nostalgia di legami familiari più radicati. “La vita in Italia è diventata complicata. Neanche in Romania è semplice, la vita costa cara e gli stipendi sono bassi. Tuttavia, se bisogna fare dei sacrifici, allora è meglio farli a casa". Mariana è arrivata ad Alatri nel 2001, quando la Romania non faceva ancora parte dell’Unione Europea. “Sono partita con l’obiettivo di costruirmi una vita migliore, molti dei miei fratelli si trovavano già in Italia. All’inizio però non è stato facile. Per molto tempo mia figlia di 5 anni non ha potuto raggiungermi, il lavoro che facevo non mi permetteva di tenerla con me. Tantomeno io potevo andare a trovarla in Romania, per via delle complicanze con i documenti di soggiorno. Poi mi sono risposata e le cose sono migliorate. Adesso però vorremmo tornare a casa”.

Oana invece è arrivata in Italia nel 2005, dopo aver ottenuto una laurea in filosofia ed una come assistente sociale. Un anno di infruttuosa ricerca di lavoro, tre fratelli ed i genitori disoccupati, decide di partire, unica nella sua famiglia. “Volevo uscire, vedere un mondo nuovo, avere una vita diversa. Questa esperienza mi ha cambiato molto, mi ha aiutato a crescere e maturare. Gli italiani sono gentili, aperti. Io invece sono un po’ chiusa, quindi venire qui mi ha aiutato tanto. Piano piano, incontrando persone solari, pronte ad aiutarmi, sono riuscita a vincere la mia timidezza". Anche Oana ha costruito qui la propria famiglia e con il marito ha deciso di trasferirsi a Vico. “Negli ultimi anni mi sono finalmente sentita a casa. Ho trovato sempre persone che mi hanno vista come una figlia o una nipote. Tuttavia, con mio marito riflettiamo di tornare in Romania. Qui ho trovato solo lavori saltuari, il tempo passa ma io faccio poco. La domenica vado in chiesa e sono parte del gruppo di canto. Voglio qualcosa di più”. Il suo sogno nel cassetto, una volta tornata in Romania, è quello di lavorare finalmente come assistente sociale. Pur sapendo che il paese ancora non offre una grande sicurezza economica alle famiglie, Oana spera nel vento di rinascita che soffia sulla tua terra: “La Romania è oggi molto bella e molto cambiata. C’è tanta natura e non è più il paese primitivo di una volta. Molti stranieri hanno investito lì. È tutto nuovo ed anche la gente ha cambiato mentalità. Oggi la Romania è come un fiore che si è aperto”.

 

articolo scritto da Silvia Compagno per l'Ufficio Migranti e pubblicato sul pubblicato sul numero di aprile del giornale diocesano Anagni-Alatri Uno

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