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L’Associazione Nazionale Partigiani di Frosinone ricorda i tre martiri del Curvone di via G. Mazzini

2 gennaio 2019

L’Associazione Nazionale Partigiani di Frosinone ricorda i tre martiri del Curvone. L’ANPI della sezione di Frosinone ha inviato a tutti soci un foglio informativo in ricordo dei tre giovani toscani fucilati dai nazisti il 6 gennaio 1944 per non dimenticare. Ne riportiamo il testo:

“Era un giovedì mattina quando a Frosinone, all’altezza del “Curvone” di via Mazzini, un plotone d’esecuzione formato da soldati tedeschi eseguì la condanna a morte mediante fucilazione di tre giovani fiorentini. Don Francesco Bracaglia, sacerdote assistente nel Carcere di Frosinone, presente all’esecuzione, racconterà successivamente che i tre, dopo aver rifiutato la benda, gridarono prima di morire “A morte i nazi-fascisti! Viva l’Italia Libera!”. La storia ha inizio qualche mese prima. Nell’Italia del dopo armistizio, i fascisti si erano riorganizzati. Il Ministro della Difesa della Repubblica Sociale Italiana, gen. Rodolfo Graziani, chiamò alle armi i giovani del 1923 – 1924 e 1925, questi ultimi appena diciottenni … Il “Bando Graziani” prevedeva, per i renitenti, l’arresto dei genitori. In alcune zone dell’Italia, la Resistenza fece appello ai giovani perché non aderissero al Bando. I partigiani cristiani di Alatri che confluirono successivamente nel Movimento Ciociaro di Liberazione, in un volantino diffuso in città (Libertà) invitarono a non prestare collaborazione ai fascisti e allo straniero, “perché è chiaro, dunque, che noi non possiamo militare sotto le vostre bandiere che sul rovescio portano la croce uncinata, simbolo della tirannide nazista”. I tre giovani toscani Giorgio Grassi - Pierluigi Bianchi - Luciano Lavacchini si presentarono al Distretto Militare di Firenze. Da qui, insieme a tanti altri giovani, vennero condotti alla Stazione fiorentina di Campo di Marte e fatti salire su un treno merci che partì in direzione di Roma. Ma il treno non si fermò nella Capitale e fu a tutti chiaro che la destinazione sarebbe stato il Fronte di guerra, in quel momento attestato a Cassino. I giovani, aggregati al Battaglione Pionieri, vennero impegnati nella realizzazione di fortificazioni, lavori di rafforzamento, ricoveri campali, zone di tiro, sbarramenti minati, postazioni per artiglieria, depositi d'emergenza. Lavoravano fianco a fianco con i soldati tedeschi, sotto il fuoco di un nemico (gli Alleati) che non era più il loro nemico, in soccorso di un esercito che non era più il loro alleato. Questi reparti erano In questa drammatica situazione, alcuni maturarono la naturale decisione di scappare. In tredici, alle quattro del mattino, salirono furtivamente su un camion civile in sosta nella piazza di Aquino, diretto a Roma. Il viaggio cominciò sotto buoni auspici. Il camion avanzava senza problemi. Erano passate già due ore dall’inizio del viaggio, quando il camion fu costretto a fermarsi ad un posto di blocco dalla Feldgendarmerie, formazione tedesca che aveva il compito di vigilare sui territori occupati, controllare il traffico e, in forza di compiti della polizia civile, sopprimere partigiani e oppositori. Nella testimonianza di Otello Giannini, uno dei tredici, leggiamo la descrizione di quel momento: “I tedeschi avevano al collo un grande medaglione a forma

di mezzaluna con la scritta – Feld Gendarmerie Polizei”. Il gruppo dei tredici venne fatto salire su un camion tedesco e trasportato nel carcere di Frosinone, città ampiamente colpita dai bombardamenti Alleati che nel periodo da settembre 1943 a maggio 1944 provocarono la distruzione quasi totale della città. Il gruppo di italiani fu sottoposto a processo e tutti furono condannati a morte. Ma era il 31 dicembre e la sentenza fu accompagnata da un “atto di clemenza”: solo in tre moriranno e il destino sarà affidato alla sorte. I rimanenti dieci dovranno invece scontare dieci anni di lavori forzati in Germania. Immediatamente furono preparati i tredici biglietti. A tre ufficiali tedeschi presenti il compito di estrarre i nomi de condannati a morte: Giorgio Grassi - Pierluigi Bianchi i - Luciano Lavacchini. Questi i nomi dei tre Martiri del Curvone!

Nella ricorrenza del terribile episodio del 6 gennaio 1944, nel 2004 fu inaugurato il?monumento alla memoria dei Tre Martiri Toscani, nato dalla tenace volontà di uno dei dieci superstiti, Angiolino Terinazzi e realizzato dal Maestro Alberto Spaziani, grazie al contributo della Banca popolare del Frusinate”.

Giorgio Alessandro Pacetti



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