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Un “triste bollettino di tragedie annunciate”: la caccia miete vittime anche tra gli animali domestici. Legambiente Anagni: "a Sgurgola cane di famiglia massacrato dai cacciatori"

La frequenza degli incidenti di caccia rende pericolosa la vita quotidiana e non garantisce l’incolumità dei cittadini residenti nelle zone non interessate dal divieto venatorio - 2 novembre 2018

Un “triste bollettino di tragedie annunciate”, solo negli ultimi giorni: un uomo di 56 anni a Cisterna di Latina, il 17 ottobre, ed un ragazzo di 20 anni in una frazione di Cittaducale (Rieti), il 20 ottobre, hanno assurdamente perso la vita in incidenti di caccia. E a Sgurgola, il 21 ottobre, il cane di una famiglia è stato massacrato da un gruppo di cacciatori: l'animale è rimasto gravemente ferito, ma - fortunatamente - non è morto. A lanciare l'allarme - in una nota inviata a questa redazione - il circolo Legambiente di Anagni che sottolinea come a pochi giorni dall’apertura della caccia, sia già stato eguagliato il numero di decessi in attività venatorie registrato nel Lazio nella passata stagione (cit. DOSSIER VITTIME CACCIA©?2017/2018 wwwvittimedellacaccia.org).
"Il diritto dei cacciatori ad esercitare la propria attività venatoria entra troppo spesso in conflitto con l’altrettanto sacrosanto diritto di passeggiare nei boschi, di raccogliere le olive, di godere del contatto con la Natura o, semplicemente, di stare con la propria famiglia e con i propri animali domestici - si legge nella nota inviata da Legambiente Anagni - la caccia è consentita per legge, anche se da molte parti si levano dubbi sull’articolo 842 del Codice Civile, che mette in seria discussione la tutela del diritto della proprietà privata, consentendo di praticare l'attività venatoria anche nei fondi privati e senza esplicita autorizzazione. Secondo tale articolo, infatti, il proprietario di un terreno non può impedire l’accesso a chi pratica la caccia. 
La frequenza degli incidenti di caccia rende pericolosa la vita quotidiana e non garantisce l’incolumità dei cittadini residenti nelle zone non interessate dal divieto venatorio. Per questi cittadini, la stagione della caccia si trasforma in un incubo che dura quasi 5 mesi".


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