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L'editoriale. Contrapposizione Salvini/sindaci; Anagnia.com risponde alle dichiarazioni rese dal sindaco di Anagni Daniele Natalia: "ma quando la disobbedienza civile la invocava Salvini?"

4 gennaio 2019

Gentile Sindaco Daniele Natalia,
premessa d’obbligo, a scanso di equivoci: nella contrapposizione creatasi tra il Ministro Salvini ed alcuni sindaci del centro sinistra sul recente DL Sicurezza, io mi schiero dalla parte dei secondi. E mi auguro che la Corte Costituzionale possa dichiarare quanto prima l’incostituzionalità di un DL, a mio parere, sbagliato nel metodo e nel merito.
Dopodiché, Lei ha perfettamente ragione quando afferma, come ha fatto nella nota inviata alla nostra redazione, che “non è accettabile la cosiddetta disobbedienza civile dei sindaci del centrosinistra capeggiati da Orlando e De Magistris se essa si trasforma in un pretesto da campagna elettorale permanente e, questo è il vero fatto grave, in una antidemocratica presa di posizione contro una legge dello Stato”. Lei ha ragione perché “un Sindaco è prima di tutto un uomo delle Istituzioni e come tale deve rispettare ed applicare le leggi dello Stato, anche quando queste possono urtare la sua sensibilità personale o essere in contrasto con la propria ideologia politica”. Ne consegue che “fondamento della democrazia e dello Stato di diritto è il rispetto delle leggi”. E che “la presa di posizione di alcuni sindaci contro il DL Sicurezza crea un pericolosissimo precedente che mette non solo in dubbio l'autorità dello Stato ma il fondamento stesso del nostro ordinamento democratico".
Tutto giusto, caro Sindaco. Però mettiamoci d’accordo. Se la disobbedienza civile crea “un pericolosissimo precedente” che rischia di mettere in dubbio “il nostro ordinamento democratico”, è giusto criticare chiunque parli di disobbedienza civile.
Ed allora, caro Sindaco, mi corre l’obbligo di ricordarLe che il leader della Lega (partito che nella Sua coalizione ha un posto importante, visto che esprime, con l’avvocato D’Ercole, il Vicesindaco della Sua maggioranza) fino a poco più di due anni fa esortava alla disobbedienza senza alcun problema. In quel caso contro matrimoni ed adozioni gay. “Scimmiottare matrimoni o addirittura figli o adozioni non fa parte del futuro del progresso. Senza dimenticare che queste unioni sono l'anticamera delle adozioni gay. Motivo per cui chiederò come Lega a tutti i sindaci e amministratori locali di disobbedire a quella che è una legge sbagliata». Queste le parole utilizzate dall’allora leader della Lega, ora Ministro dell’Interno. Che, tanto per non lasciare spazio a dubbi, chiariva poi che «La disobbedienza alle leggi sbagliate è una virtù». In quel caso, non ricordo da parte Sua parole di ferma condanna contro chi, come adesso, rischiava di creare “un pericolosissimo precedente che mette non solo in dubbio l'autorità dello Stato ma il fondamento stesso del nostro ordinamento democratico".
Le parole hanno un senso, caro Sindaco. Soprattutto quelle di un amministratore. Per cui se la disobbedienza civile è “un pericolosissimo precedente”, allora lo è sempre. Non solo quando a praticarla sono “i sindaci del centro sinistra”. Altrimenti si supera il confine, che un amministratore non dovrebbe mai varcare, che separa il mondo delle istituzioni da quelle della polemica politica, spesso agitata da ragioni strumentali, o peggio ancora da interessi elettorali.

Paolo Carnevale

 


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