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Anagni. Il Pd si ribella alla nomina del commissario Francesca Cerquozzi. “Non ha alcuna funzione politica”. Attacco anche al segretario provinciale Domenico Alfieri: “non ha portato alcun contributo positivo”

9 novembre 2018

Un attacco in piena regola contro la figura del commissario. Che deve limitarsi a fare il garante, senza pretendere altro. Si infrange sulla resistenza operata dagli elementi storici del partito la missione ( quasi impossibile, a questo punto) di Francesca Cerquozzi come commissario del Partito Democratico ad Anagni. La Cerquozzi era stata nominata appena qualche settimana fa, nel tentativo di far ripartire il partito dopo la pesante sconfitta alle comunali di giugno. “Il mio compito è quello di rilanciare l’attività del PD”, aveva detto in quella circostanza. Un atteggiamento propositivo, che però è stato di fatto sconfessato ieri sera, giovedì 8 novembre, durante una riunione molto tesa. A far detonare tutto è stato il documento presentato da Vittorio Save Sardaro: 
“Ho sempre ritenuto e sostenuto il rispetto delle regole di un partito e dei ruoli che in esso ognuno deve assolvere. Ora non ci siamo. Proprio non ci siamo di come si è avviata questa procedura del Commissario ad Anagni, che ho sempre disapprovato, ritenendo preferibile percorrere altre strade per rilanciare il partito. Il Commissario designato dalla Federazione ha compiti strettamente burocratici, deve attenersi a un ruolo di garante delle procedure statutarie per guidare il partito a svolgere il congresso. Un notaio delle procedure statutarie. Non ha nessuna funzione politica e il suo perimetro di intervento é limitato a questo compito e i suoi interlocutori sono esclusivamente e unicamente gli iscritti del PD. Il commissario non ha un mandato di sondaggio tra i cittadini non iscritti al partito e non è il sostituto di nessun dirigente adibito a questo compito.  Sarebbe stato opportuno e rispettoso di tutti gli iscritti mantenere un contegno riservato, senza lanciarsi in dichiarazioni alla stampa fuori luogo e su argomenti che non sono di sua competenza. Il commissario è una figura neutra, un osservatore attento del rispetto delle regole. Non è in veste di dirigente politico. Spetta agli iscritti, convocati dal Commissario in quanto il Segretario ed il Presidente sono dimissionari, ed è questo il suo dovere, anzi ha l'obbligo, decidere il percorso politico da intraprendere nel solco delle regole, di cui appunto il Commissario deve essere garante. Si dovrebbe comprendere in quale realtà si viene a svolgere un compito, limitato nelle sue azioni, che coinvolge una città che vanta antichissime tradizioni politiche, democratiche, che affondano nella storia millenaria della città di Anagni e che sono vissute da un popolo orgoglioso delle sue tradizioni. Già l’atto del commissariamento è stato un affronto che ha offeso l’orgoglio, non solo quello mio, ma di tutta la comunità politica del Partito, che ha sempre avuto la forza di affrontare in modo autonomo i suoi momenti difficili. Come ieri non ha apportato nessun contributo positivo Domenico da Paliano, i fatti lo dimostrano, così oggi non ci sarà di aiuto Francesca da Veroli. Consiglio perciò di essere molto cauti nell'intraprendere azioni che esulano da questo mandato, commettendo errori che probabilmente sono dovuti alla scarsa esperienza, che richiederebbe di avere l'umiltà di ascoltare i tanti iscritti di questo partito, i più giovani come quelli di più antica militanza politica. Se il commissario è stato indotto in questo errore, sarebbe bene che cambiasse consigliere e rivolgesse la sua attenzione a coloro che in questa realtà anagnina hanno svolto e svolgono il proprio impegno con cognizione di causa e interpreti delle esigenze della città. Nessuna contrapposizione. Solo la necessaria definizione dei ruoli per evitare confusione e incomprensioni che nuocerebbero unicamente al partito. Piena disponibilità a collaborare, rimanendo nel campo delle reciproche competenze, quale metodo utile a portare il PD a riavere il suo ruolo centrale nella politica anagnina”.
Insomma. Il commissario non può prendere alcuna iniziativa politica. Quella, eventualmente, spetta agli iscritti. Una ribellione in piena regola nei confronti della Cerquozzi. Ed anche di chi, come il segretario provinciale, l’ha mandata ad Anagni. La dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, del fatto  che ad Anagni la crisi della sinistra è ancora molto lontana da una possibile soluzione.
  


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