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"Elezioni amministrative 2018, l'occasione buona per porre le basi per ricostruire la città in un’ottica moderna, innovativa": l'intervista a Viviana Cacciatori, coordinatrice di Sinistra Italiana ad Anagni

12 aprile 2018

Una laurea in Lettere, indirizzo Scienze Archeologiche, con il massimo dei voti, a lungo ha lavorato come archeologa; socia dell’Istituto di Paleontologia Umana che ha sede ad Anagni, con il quale porta avanti una fruttuosa collaborazione da diversi anni, oggi è fieramente docente di ruolo nella scuola primaria proprio ad Anagni. Lei è Viviana Cacciatori, coordinatrice prima di Sinistra Ecologia Libertà (in seguito SEL) poi quando SEL si trasforma in Sinistra Italiana, il ruolo di coordinatrice le viene rinnovato. Molte le battaglie portate avanti in questi anni da Viviana, “tutte accomunabili a un principio – dice - un obiettivo che ancora oggi ho ben chiaro in mente:  riportare il dibattito politico sensu strictu in città e dentro Palazzo d’Iseo. Una battaglia su tutte che è l’emblema della partecipazione cittadina alla vita amministrativa e politica della città è la collaborazione con il comitato promotore per la Via degli Orti, progetto in cui credo ancora fermamente”. Anagnia.com ha incontrato Viviana e, a lei, ha rivolto alcune domande.

Con le elezioni amministrative alle porte anche per Sinistra Italiana è arrivato il tempo delle scelte e delle prese di posizione; questa tornata elettorale sarà un'occasione anche per il vostro partito? Se sì, in quale forma, con quale programma e con chi al fianco?
Sinistra Italiana parteciperà alle elezioni politiche all’interno di una lista che raccoglie diverse realtà della sinistra locale. Gruppo di persone che saranno guidate da me, come candidato sindaco e che pone al centro della sua “offerta politica” la riappropriazione da parte dei cittadini della città, della res publica, la realizzazione di una città in grado di dare un futuro ai suoi abitanti. Questo implica una riflessione sullo status quo, su ciò che la città oggi è e ciò in cui può essere trasformata: una città a misura d’uomo, una città per cui vengano riconsiderate le potenzialità economiche oggi inesistenti. La struttura economica locale (agricoltura, artigianato e commercio) oggi non esiste più se non a livello residuale. Bisogna porre le basi per ricostruirla in un’ottica moderna, innovativa. L’aspetto urbanistico deve seguire una direzione precisa, quella cioè verso la bellezza perduta negli ultimi decenni. La nostra città inoltre è cresciuta, si è allargata, ma per come è strutturata non è fruibile dalle persone ma solo dalle automobili. Non si progettano giardini, parchi e marciapiedi, piste ciclabili e pedonabili. Questi sono solo alcuni dei principi ispiratori che guida il gruppo di cui sono onorata di fare parte. Siamo ancora in una fase incipiente dal punto di vista organizzativo, stiamo lavorando sul nome e sul simbolo che ci contraddistingueranno, oltre che sull’offerta politica.

Secondo Lei, Anagni - oggi - è una città che guarda più a destra o più a sinistra? Cosa pensa del buon risultato delle forze populiste che si sono fatte valere alle elezioni del 4 marzo? Lei pensa sia possibile un dialogo costruttivo con esse per il bene comune?
Anagni, come l’intero Paese, vive un momento storico particolare: la società si è atomizzata, le ideologie si sono sgretolate sacrificandosi al qualunquismo. L’abbassamento del livello del dibattito politico ha fatto si che l’attenzione della collettività si concentrasse su  questioni  apparentemente emergenziali (come le migrazioni) e si discostasse dai problemi reali. Si è parlato alla pancia del Paese, e questo ha cambiato la percezione della realtà. Noi non vogliamo parlare alla pancia delle persone: vogliamo e dobbiamo ricominciare a parlare alle loro teste. Questa è la differenza tra la Sinistra e le forze populiste come Lei le ha definite. Il metodo spesso può costituire una pregiudiziale anche nella collaborazione su temi comuni. Vedremo cosa si prospetterà per il futuro anche a livello locale.

Alla sinistra storica anagnina, quella dura e pura del circolo di via G. Garibaldi per intenderci, molti riconoscevano sia il merito di impegnarsi in maniera attiva sui territori nella promozione di forme di aggregazione sociale e politica sia anche la capacità di proporsi come alternativa credibile ed efficace nell'amministrazione della città. Una caratteristica, questa, che - diciamocelo - oggi sembra essersi in parte perduta. Sono cambiati i tempi, sono cambiate le persone, sono cambiate le idee o è cambiato il modo di intendere la  politica?
Sono cambiati i tempi, il linguaggio, le generazioni. Siamo stati travolti dal cambiamento e adattarsi è un processo che richiede molto impegno e soprattutto la capacità di cambiare, di vedere il mondo con occhi nuovi. I principi, quelli di sinistra, non cambiano, ma devono essere permeati dalla modernità senza perdere di vista però l’obiettivo per cui essi sono in essere.

Che giudizio dà della personale esperienza politico-amministrativa del colonnello Fausto Bassetta? E dell'amministrazione comunale che ha guidato?
Non voglio dare un giudizio sulla personale esperienza politica di F. Bassetta, perché sono abituata a considerare un’amministrazione comunale nel suo insieme. Siamo stati sempre fortemente critici con questa amministrazione, che come le precedenti ha lasciato fuori i cittadini dalle scelte che li riguardano. Anche questa amministrazione, e i gruppi politici in suo appoggio, si sono nascosti dietro la burocrazia per giustificare le proprie scelte, come se la cosa pubblica in realtà fosse per loro una questione privata.

Si è parlato di un ritorno sulla scena politica, seppur da dietro le quinte, di un personaggio divenuto tanto noto quanto, per alcuni, piuttosto ingombrante; qual è la sua opinione al riguardo? Lei pensa che Anagni abbia ancora bisogno di Fiorito?
Per me la questione Fiorito è una questione chiusa da tempo. Mi stupisco che ancora oggi ci siano  partiti locali che non hanno problemi a coinvolgerlo in alcune fasi della vita politica.

E' ottimista per ciò che riguarda il futuro di questa città? E' ottimista per ciò che riguarda l'esito di questa tornata elettorale? Anagni avrà finalmente il buon governo cittadino di cui ha tanto bisogno e che voi da tanti anni auspicate?
Sono un’ottimista impenitente. Se non lo fossi non sarei ancora qui, oggi, a spendermi per il bene della città in cui vivo, nella città in cui mi auspico vorrà crescere mia figlia. C’è un proverbio dei nativi di America che porto nel cuore e che da anni mi guida nelle battaglie che ho voluto intraprendere: “non ereditiamo la terra dai nostri avi, la prendiamo in prestito dai nostri figli. Nostro è il dovere di restituirgliela”. Ecco, noi non abbiamo ereditato questa città dai nostri antenati, ma la prendiamo in prestito dai figli di questa comunità. Per questo è nostro dovere renderla la migliore città possibile, darle nuova linfa vitale, risvegliarla da questo sonno lungo venti anni. Nel perseguire questo scopo, esseri ottimisti è d’obbligo. Al contrario, si è vittime consapevoli di quel sonno profondo.

Ivan Quiselli


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