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“Il mio sogno è far tornare nei ragazzi la passione per il teatro”. L’intervista ad Anagnia.com di Giorgio Pasotti

2 settembre 2019

Simpatico, disponibile, alla mano, oltre che bravo e bello. Poco prima dello spettacolo “Io, Shakespeare e Pirandello" che domenica scorsa, 1 settembre, ha chiuso la 26° edizione del Festival del Teatro medievale e rinascimentale di Anagni, Giorgio Pasotti ha scambiato due chiacchiere con Anagnia.com.
-Giorgio Pasotti, buonasera innanzitutto.
-Buonasera a voi.
-Io, Shakespeare e Pirandello. Come nasce l’idea dello spettacolo?
-Da anni volevo fare una cosa così, per i ragazzi delle scuole. Per loro e per il pubblico che a teatro oramai non va più, appunto come i ragazzi, che vedono il teatro come una trappola da cui scappare via, il più lontano possibile. Ho deciso di prendere pezzi di classici, proponendoli a modo mio. Da Shakespeare a Pirandello, andando anche a toccare altri autori contemporanei. Ad esempio parlo di Arlecchino, che fa parte della nostra cultura e della nostra storia, ma è stato dimenticato dai giovani, come sono stati dimenticati appunto i grandi classici. Le loro parole sono oggi spesso misteriose; io volevo restituire alcuni di quei versi eterni, in modo però più moderno, che potesse magari instillare curiosità.
-Hai iniziato da giovane; penso al ruolo dei Piccoli maestri; poi il grande successo di Distretto di polizia, e d lì televisione, cinema e teatro. Che differenza c’è?
-Non lo so dire, non me lo sono mai chiesto più di tanto. A teatro hai ovviamente il contatto col pubblico, ma anche negli altri ambiti ho sempre cercato la qualità nei progetti a cui aderivo. Olmi diceva che l’arte deve servire a far pensare.
-Hai lavorato con registi come Muccino e Sorrentino. Qual è il tuo preferito?
-Non ce n’è uno preferito. Certo, Sorrentino è un vero talento, ed io ero un suo fan anche prima de La grande bellezza, tanto è vero che attendo con curiosità la serie di The new pope.
-Hai lavorato anche nel cinema d’evasione, penso a Sapore di te dei Vanzina.
- Credo che il cinema d’evasione sia importante. Il cinema è anche intrattenimento, non deve essere né solo evasione né troppo intellettuale. Vanzina era un grandissimo professionista di quel genere: io non avrei mai pensato di lavorarci, ed invece è andata così. Del resto, il mondo del cinema è talmente vasto che bisogna esplorarlo tutto.
-Sei protagonista anche di un noto spot pubblicitario. Come è stato sostituire Banderas?
- Non parlavo con le galline, ed è già tantissimo. Scherzi a parte, era una cosa che non avevo mai pensato di fare. Da giovane con i colleghi pensavo che fare pubblicità non fosse recitare. Erano discorsi inconsapevoli. Ora so che fare l’attore significa arrivare a più persone possibili, con ogni mezzo possibile. In fondo, noi attori siamo dei giullari, più o meno capaci, al servizio del pubblico.
-Dove nasce la passione per il kung fu?
- Da mio padre, un antiquario ed un appassionato di Oriente. Da lui ho ereditato quella passione; poi a 18 anni sono andato in una università a Pechino. Una scelta se vuoi casuale, una coincidenza, che mi ha fatto trovare lì.
-Quali progetti hai adesso?
- Tanti. Anzitutto la mia seconda opera da regista, Abbi fede, il remake di un film danese del 2005. Poi c’è la seconda serie della fiction Il silenzio dell’acqua, che è andata bene e rappresenta il tentativo di avvicinarsi alle serie americane che sono molto avanti in tal senso. Il prossimo anno infine mi confronterò con l’Amleto, in una chiave più moderna del solito.
-Grazie, Giorgio.
-Grazie a voi. Ed un saluto ai lettori di Anagnia.com.

 Per la foto si ringrazia Osvaldo Caperna


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