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Benvenuti nel paese delle meraviglie, benvenuti nel paese di Joyce: il fiuggino Enrico Terrinoni, insieme a Fabio Pedone, ha completato per primo in Italia la traduzione del Finnegans Wake di James Joyce

Il 13 luglio a Fiuggi con Trovautore - 11 luglio 2019

Joyce si pone “nei confronti del linguaggio cosciente non in senso antagonistico, ma giocando sul piano parallelo delle possibilità inesplorate. La lingua della notte che Joyce inventa non ha intenti sostitutivi: non vuole insegnarci come parlare o pensare, ma illuminare, come solo il buio sa fare, la parte oscura di noi stessi, quella parte a cui capita di abitare il silenzio”. Così scrive, in modo suggestivo, Enrico Terrinoni nella postfazione del libro terzo (capitoli 3 e 4) e del libro quarto del Finnegans Wake (Mondadori), “libro della notte” prosecuzione di quel viaggio “del giorno” che è l’Ulisse; libri che segnano un evento storico nel panorama editoriale italiano, perché con la loro pubblicazione nello scorso aprile, in occasione dei suoi ottant’anni, vede la fine per la prima volta nel nostro Paese la traduzione dell’opera più complessa e controversa dello scrittore irlandese a cura dello stesso Terrinoni e di Fabio Pedone. Lavoro enorme durato anni, iniziato con Luigi Schenoni nel 1982, che finalmente restituisce anche ai lettori italiani un’opera capitale e rivoluzionaria per l’intero Novecento, che fissa un prima e un dopo. Opera, si diceva, complessa e che ha tante (per non dire quasi infinite) chiavi di lettura, e che necessita di tutta una serie di avvertenze, di un vero e proprio “bugiardino”. Ed è forse per questo che Enrico Terrinoni, peraltro fresco vincitore del Premio von Rezzori - Città di Firenze 2019 per la sua traduzione dell'Antologia di Spoon River (Feltrinelli), ha pensato bene di pubblicare quasi simultaneamente il volume Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura (Il Saggiatore), saggio sapiente, eretico e corsaro, di teoria della traduzione, ma anche e soprattutto di teoria della letteratura, che della letteratura di Joyce, e non solo, offre in maniera superba, seria e divertente, istruzioni e modalità di somministrazione. “È per questo che il traduttore è innanzitutto un poeta, nel senso greco del termine: un modellatore, uno che forgia. Un forger, uno che sa fare e contraffare. Un plasmatore di ombre proiettate sulla caverna”, ed è prima di ogni cosa, scrive Terrinoni, un lettore “disobbediente non nei confronti del testo, ma dell’idea che esso possa avere soltanto letture univoche”. Parole che schiudono e svelano un mondo nuovo tutto ancora da esplorare. Tante le questioni di cui parlare, quindi, insieme a Enrico Terrinoni, durante la presentazione del Finnegans Wake, “Universi, mondi e linguaggio: l’arte di Joyce”, organizzata dall’associazione culturale TrovAutore, sabato 13 luglio alle ore 21,00 a Fiuggi presso l’hotel Astoria (via Prenestina, 105); incontro impreziosito dalle letture di Massimo Roberto Beato, bravo regista, attore e drammaturgo, direttore artistico de “La Compagnia dei Masnadieri”.
 

articolo a cura di Pierluigi Barberio



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