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Anagni. Dal 23 agosto al 1 settembre torna il Festival del teatro medievale. Il programma completo

5 luglio 2019

Dal 23 agosto al 1 settembre 2019, con dieci eventi nell’emozionante scenografia medievale di uno dei gioielli del patrimonio artistico italiano ed europeo, torna nel segno della contaminazione uno dei festival più frequentati del centro Italia: il Festival di Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni.
Giunto alla sua ventiseiesima edizione, nel 2019 il festival vede i diversi linguaggi espressivi incontrarsi con le più originali tecniche narrative, proponendo, in un’inedita conversazione performativa con gli spazi architettonici della Città dei Papi, momenti di altissimo spettacolo con ospiti del calibro di Alessio Boni, Giorgio Pasotti, Compagnia dei Folli, Vittorio Viviani, un’apertura eccezionale affidata al Maestro Antonio D’Antò, e poi ancora Luca Avallone, Loredana Parrella, Maurizio Morgantini. Omaggio a Ennio Fantastichini, recentemente scomparso e amico e ospite del festival. 
Al centro del percorso di questa edizione è Shakespeare con le sue mille anime, sfumature e spunti, in una fusione insieme parola, azione, musica e danza.
L’anticipazione del XXVI Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni è affidata a una serata di presentazione martedì 20 agosto a Piazza Cavour con il M° Antonio D’Antò che dedica al Festival il Concerto Journey through the Movie. A seguire, il 23 agosto, la Compagnia dei Folli, con lo spettacolo In Dies, punta a sbalordire il pubblico con effetti di visione nuovi e straordinari. Il 24 agosto, Alessio Boni si cimenta in un’attesissima interpretazione dell’Amleto shakespeariano con Tutto il Resto è Silenzio; Vittorio Viviani, il 25 agosto, scommette sul rapporto tra jazz e teatro di narrazione con il suo Juliet & Romeo in Jazz; il 26 agosto, il musicologo Guido Zaccagnini, storica voce di RAI Radio 3, fa salire su un ideale ring due pesi massimi, Verdi e Shakespeare, mettendo a confronto le due straordinarie versioni di Macbeth, quella teatrale del bardo e quella lirica del genio di Busseto, in Looking for Macbeth. 
Per il Cantiere Giovani, vetrina che premia le compagnie emergenti, il festival propone il 27 agosto un’originale e innovativa messinscena de I Due Gentiluomini di Verona ad opera della Drakkar di Simone Ruggiero con in scena, tra gli altri, Luca Avallone; il 28 agosto, Veggio d’Alagna Uscir Giocondo Riso è il contenitore di due spassosi esercizi di stile, che riproducono temi e codici della drammaturgia medievale, con la regia di Monica Fiorentini e una compagnia di giovani e brillanti talenti del territorio anagnino. 
Novità nel Festival, il 29 agosto, è l’evento di Storytelling che ha per oggetto narrativo il Decamerone di Boccaccio con Paola Balbi e Davide Bardi. Attesissima è l’anteprima del 30 agosto, con Juliette: uno straordinario spettacolo di danza dove la scrittura del corpo incontra quella del testo, con regia e coreografie di Loredana Parrella che, attraverso l’intensità richiesta ai cuori e ai corpi dei suoi danzatori, offre una possibile salvezza alla sventurata Giulietta shakespeariana. 
In virtù del riconosciuto successo riscontrato nella precedente edizione, sul palco del Festival sale nuovamente un’opera lirica coerente con l’identità della manifestazione, e, per la prima volta ad Anagni, il 31 agosto, va in scena Rigoletto di Giuseppe Verdi, con la direzione del M° Maurizio Morgantini. Il 1 agosto con Giorgio Pasotti in Da Shakespeare a Pirandello, un progetto culturale firmato da Davide Cavuti, cala il sipario sul Festival. 
Prevista anche per questa edizione la consegna pubblica dell’onorificenza alla carriera a grandi personalità del mondo del teatro e del cinema (Anagni Città Teatro). I premi saranno costituiti da prestigiose opere di Donatella Gismondi. 
“Per tutto il corso del Medioevo la teatralità è un’esperienza fondamentale nella vita dei cittadini” spiega il direttore artistico Giacomo Zito “malgrado le censure ideologiche e religiose che lo accusano di essere un’eredità pagana e di alimentare passioni poco spirituali, il teatro tuttavia non può essere soffocato. Evade dalle chiese, dove si era travestito da sacra rappresentazione e scopre la piazza come luogo ideale per svolgere il suo rituale e per assumere un valore in cui un’intera collettività può di nuovo identificarsi. La funzione sociale del teatro diventa evento pubblico, occasione di confronto e dialogo. Quindi concepire un Festival come il nostro - che da ventisei anni restituisce ad una delle più belle piazze medievali italiane e al centro storico della Città la sua funzione di centro di aggregazione - significa ri-attribuire al teatro e all’evento performativo in genere una sua peculiare ragion d’essere, legata alle più profonde radici della nostra cultura e della nostra storia; significa esortare tutti, artisti e spettatori, a ricoprire il proprio ruolo attivo, a celebrare insieme la rinascita di una identità condivisa; significa individuare l’ideale spazio di riflessione riguardo al rapporto tra cultura e città”. L’Assessore alla Cultura dott. Carlo Marino: “Il Festival è uno dei momenti più rilevanti dell’offerta artistica del nostro territorio e della nostra regione, e la Città ha la volontà di proteggerlo perché continui a rappresentare la leva di una seria e saggia politica culturale. Per questo profondo bisogno, in questa epoca di cambiamenti significativi, garantire l’esistenza di un faro culturale - quale il Festival - è un atto di maturità civile. E in questo ci incoraggia la copiosa affluenza di spettatori”. 


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