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"Senza fine": l’ultimo amore, quello meraviglioso. La recensione a cura di Pierluigi Barberio

Il libro sarà presentato domenica 16 dicembre al Club House Golf Fiuggi - 5 dicembre 2018

 “E se James Dean non fosse morto giovane? A quel punto ci sarebbero due possibilità. O la sua stella sarebbe implosa film dopo film e lui diventato qualcosa di simile a Matt Damon, un genio ribelle che finisce su Marte facendo perdere le sue tracce, oppure avrebbe brillato di folle luce sino a fare di lui un Marlon Brando di fine millennio. Non lo sapremo mai, resterà James Dean, l’incompiuta, lo scrigno chiuso. In definitiva: il rimpianto senza verifica”. Il rimpianto senza verifica: la sindrome di James Dean. E poi c’è quella di Barigazzi. “La sindrome di Barigazzi è diffusa. Dopo il primo strappo è più facile farne altri. È il primo trasloco a essere traumatico. […] Fatto il primo, se ne possono fare ventotto”. La ricerca compulsiva del prossimo amore, che non sarà mai quello definitivo. Gabriele Romagnoli nel suo nuovo libro, “Senza fine”, pubblicato da Feltrinelli, racconta l’esperienza dell’amore. Non il primo, l’ultimo. E lo fa in modo divertente e toccante, scanzonato e serio, passando in rassegna le storie degli ultimi amori, quelli “con cui arriviamo al traguardo”, quelli con cui trascorreremo la parte più importante della vita; al contrario dei penultimi amori, quelli di chi ha rinunciato per prudenza, calcolo o viltà ad andare fino in fondo. Le persone di cui narra la vita e gli aneddoti esemplificano i diversi modi di tenere vivo un rapporto sentimentale o di farlo morire; sono a ben guardare percorsi individuali, ma declinati in coppia; si tratta di varia umanità, di personaggi molto famosi o al contrario - la maggioranza - ordinari, comuni: ci sono Kierkegaard e Bauman, Gaspare Mutolo e Gabriellino, e poi Carlo e Lana, John e Marie, Alvin e Gertrud. E poi i suoi genitori, cui dedica probabilmente il più bel capitolo del libro. Dopo aver scritto “Solo bagaglio a mano” (straordinario) e “Coraggio” (avvincente), Gabriele Romagnoli affronta un tema molto impegnativo e a rischio, l’amore, ma lo fa con una delle sue qualità migliori, la leggerezza, che bandisce ogni banalità di sorta e rende anche la lettura di questo volume appassionante, non di rado commovente. Romagnoli racconta l’innamoramento, la lealtà, il rispetto, il senso di abnegazione, l’amore all’ultimo sguardo che è una promessa di felicità cui vale sempre la pena credere, anche correndo l'azzardo di soffrire, o che tutto finisca “perché prima o poi arriva, il disamore”; per non cedere alla non vita e a rinunciare stupidamente a qualcosa magari di molto importante, in quanto ulteriore, prezioso supplemento di esistenza, che altrimenti non conosceremmo mai e di cui irrimediabilmente ci priveremmo. Perché, in fondo – sostiene Gabriele Romagnoli nel suo libro - non è mai troppo tardi per nulla, perché “non è finita finché ricomincia”.

Pierluigi Barberio

 



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