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Estorsione aggravata dal metodo mafioso: Pio Riggi non è l'unico ferentinese coinvolto; in manette anche due suoi parenti, Luciano Rosa e la sorella di quest'ultimo. Nell'informativa spunta anche il nome di un ex assessore

8 marzo 2019

Il consigliere comunale di Ferentino Pio Riggi, in carcere da ieri mattina per l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, non sarebbe l'unico ferentinese finito nelle maglie delle forze dell'ordine nell'indagine coordinata dalla locale DDA, guidata da Michele Prestipino. Nella medesima operazione portata a compimento dai Carabinieri della Compagnia di Tivoli è stato arrestato infatti pure un suo parente, Luciano Rosa, classe 1955, residente a Ferentino ma di fatto domiciliato a Roma: per i magistrati di piazzale Clodio era lui il trait-d'union fra il consigliere comunale e gli esponenti del clan camorristico di Napoli che con minacce sempre più pressanti sono arrivati a chiedere all'imprenditore circa un milione di euro. Arrestata anche la sorella di Rosa, anche lei ferentinese: durante la perquisizione nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato droga. Luciano Rosa, stando a quanto si legge nell'ordinanza, "presenta pregiudizi per bancarotta fraudolenta e truffa e appare coinvolto con una posizione assai importante nel reato de quo, di cerniera tra il consigliere comunale Pio Riggi e gli altri indagati; la sua propensione al crimine è attestata dalle modalità della condotta, poiché tiene le fila e rappresenta il canale di comunicazione tra l'amministratore pubblico e la malavita lcale , in funzione strumentale agli interessi del primo". Quanto a Pio Riggi, è ritenuto "il vero artefice ed ideatore della condotta estorsiva, sebbene incensurato, il suo ruolo appare fondamentae: grazie a lui l'organizzazione camorristica fagocita una impresa sana e la asserve ai suoi desiderata; il suo inserimento ormai pluriennale all'interno dell'amministrazione di Ferentino ne garantisce il concreto ed attuale pericolo di reiterazione di condotte anche per reati di pubblica amministrazione; il concreto riferimento al c.d. stadio dava la cifra degli interessi in gioco e della volontà dell'amministratore di trarre un profitto personale anche dalla realizzazione di quell'opera con il concorso degli stessi coindagati". 
L'indagine, affidata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino al sostituto Corrado Fasanelli, è partita dopo la denuncia dell'imprenditore, il 4 febbraio scorso. Dopo aver pagato una prima tranche di 44mila, la vittima dell'estorsione ha deciso di non assecondare più le richieste. A quel punto sono iniziate minacce e intimidazioni: gli appartenenti al clan sono arrivati a mettere in atto veri e propri raid nell'azienda dell'imprenditore per ottenere il denaro. SI legge nell'ordinanza di applicazione di custodia cautelare che chiesta la somma di 300mila euro e ottenuto il rifiuto dell'imprenditore si presentavano in più occasioni presso la sede dell'impresa sita a Tivoli Luciano Rosa, parente di Pio Riggi, assieme a Ugo Di Giovanni, Gennaro Rizzo, Emiliano Sollazzo e altre persone allo stato non identificate e nel corso di più colloqui tenuti con l'imprenditore mediante minaccia consistita nell'affermare che "bisognava sistemare questa situazione", palesando la loro appartenenza a clan della camorra di Napoli centro, facendo riferimento a pericoli per la incolumità di cose e persone e ostentando il possesso di armi da sparo si procuravano un ingiusto profitto consistito nella consegna di una somma in contanti di 44mila euro.
Nell'informativa firmata dal giudice è citato pure un ex assessore della giunta quale presunto "complice" di Pio Riggi; da questo ex esponente politico, però, l'imprenditore vittima dell'estorsione ha precisato di non aver mai ricevuto richieste estorsive né di averlo mai sentito nominare. 








 


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