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Piglio. La comunità parrocchiale di San Giovanni festeggia il Santissimo Crocifisso

9 settembre 2019

 

Con la festa del SS Crocifisso si conclude, sabato 14 settembre, il ciclo estivo delle celebrazioni sacre nella parrocchia di san Giovanni iniziate con la festa di Sant’Antonio. Il Convento di San Giovanni, nel 1686, ospitò fra Angelo D’Arpigliano che scolpì tra penitenze e digiuni la famosa effige del Cristo Crocifisso, tutt’ora venerato nella chiesa di San Giovanni e che verrà portato anche quest’anno, sabato 14 Settembre, in processione. Tra le varie iniziative promosse dal parroco don Gianni  e dal Comitato dei festeggiamenti degne di nota sono: triduo, messa solenne, Via Crucis, Processione alla quale parteciperanno le autorità civili, le tre Confraternite di Piglio e il popolo pigliese che è sensibile a queste manifestazioni religiose e le vive ogni volta con rinnovato fervore.

I fedeli aspettano la festa del Crocifisso ricordando che nel 1855 un miracolo del Cristo liberò la città di Piglio dalla terribile peste asiatica. A Piglio il primo caso di colera si registrò il 12 ottobre; ai primi di novembre il centro abitato era già tutto contagiato. Il massimo dei malati e dei morti si ebbe nella settimana dal 23 al 28 novembre, quando si contarono anche 8 o 9 decessi al giorno; il 9 dicembre il contagio era cessato. In quei due mesi ogni famiglia ebbe il suo morto: su circa 3500 abitanti del paese si ebbero 194 casi di colera e 73 morti, 63 dei quali adulti e 10 fanciulli. Si tramanda anche che i pigliesi per questa liberazione si opposero con tutte le forze alla restituzione dell simulacro ai frati francescani di San Giovanni che l’avevano concesso temporaneamente alla Parrocchia di Santa Maria Assunta.

La venerazione verso il Crocifisso di S. Giovanni, considerato miracoloso in tutto il circondario, richiamava al convento di Piglio un continuo flusso di devoti desiderosi di vederlo, di toccarlo, di prendere un poco dell’olio della sua lampada per ungere i loro malati, di ringraziarlo per i benefici ricevuti; perciò nella cappella che lo ospitava si accumulavano oggetti votivi e altri ricordi di grazie ricevute.

Un altro esempio della sua fama si ebbe il 27 aprile 1692 quando, in risposta a una supplica del guardiano di S. Giovanni, il vescovo di Anagni Bernardino Masseri ordinò che ai devoti del SS.mo Crocifisso che andavano in processione a Piglio dai paesi circostanti, soprattutto da Paliano, non si impedisse in alcun modo di innalzare la croce durante il corteo.

In ogni epoca, nelle circostanze più critiche di privati o dell’intera comunità, o perché la siccità o la grandine minacciavano i raccolti, o in caso di epidemie mortali per il popolo, tutta la popolazione si è sempre rivolta fiduciosa al Crocifisso, memore dei suoi prodigi: anzi, col tempo, l’immagine sacra era diventata più famosa dello stesso convento, tanto che in alcune carte topografiche anche moderne quest’ultimo non è indicato come convento di S. Giovanni Battista, ma delIl Crocifisso”.

Un episodio in particolare convinse la gente dell’efficacia dell’aiuto divino: il piccolo Gustavo, di 7 anni, figlio del facoltoso pigliese Demetrio De Sanctis, era ridotto dal colera in fin di vita nonostante il medico e i genitori facessero di tutto per salvarlo; e quando il dottore aveva detto che non c’era più niente da fare, i familiari aspettandone il decesso prepararono il suo funerale e chiesero ai frati di S. Giovanni di tumularlo nel sepolcro della chiesa, sigillato in una cassa come da disposizioni legali. Ispirati intanto a ricorrere al Crocifisso, che ancora non era stato trasferito in paese, mandarono un servo con la camicia del malato che, secondo la pia tradizione, fu poggiata sull’immagine sacra e poi stesa sul giovanetto; il quale, dopo tanto tempo che quasi non dava più segni di vita, subito si scosse e iniziò a migliorare fino a guarire del tutto. Tutti da allora lo considerarono un miracolato del Crocifisso, al cui patrocinio fu poi attribuita anche la fine dell’epidemia.

Questa festa dell’esaltazione della Croce, nata nel 1686 si è protratta fino ai nostri tempi, anche in riconoscenza di grazie e favori spesso ricevuti dai devoti pigliesi.

Giorgio Alessandro Pacetti



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