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I sindaci di Piglio, Serrone, Filettino e Paliano tra le macerie e la ricostruzione di Onna: "i nostri volontari testimoni di un dramma indimenticabile"

7 aprile 2019


A dieci anni dal terremoto di magnitudo 6.3, che alle 3.32 devastò L'Aquila, provocando 309 vittime, quattro delle quali ciociare – gli studenti di Sora Marco Alviani e Armando Cristiani, l'arpinate Giulia Carnevale e Nicola Bianchi di Monte San Giovanni Campano –, oltre a 1.600 feriti e 80.000 persone sfollate, i sindaco di Paliano, Domenico Alfieri; di Piglio, Mario Felli; di Serrone, Giancarlo Proietto e di Filettino, Gianni Taurisano si sono recato ieri ad Onna, uno dei luoghi simbolo del sisma del 2009.
E questo perché, in quella terribile notte del 6 aprile di dieci anni fa, erano diversi i volontari della Protezione civile di Paliano e di altri comuni ciociari a lavorare, alacremente, tra macerie e detriti per cercare di salvare più persone possibili.
La mattina del 6 aprile i primi cittadini hanno attraversato l'intera frazione aquilana, passando tra i vicoli dove i segni e le ferite di una tragedia, che resterà per sempre nella memoria del nostro Paese, sono ancora visibili e densi di significato. Nel pomeriggio, invece, hanno partecipato a una serie di celebrazioni con inizio alle 16 a Casa Onna, dove è stata allestita una mostra fotografica dell'artista Göran Gnaudschun, in collaborazione con il Goethe Institut di Roma dal titolo 'Voci che si cercano'. Alle 17 un incontro con ospiti e poi, alle 18.30, un concerto del Quintetto dello Stadtkapelle di Rottweill.
"Essere stati ad Onna – ha commentato il sindaco di Paliano Domenico Alfieri – è per me, e per l'intera comunità di Paliano che rappresento, un momento denso di significati contrapposti. Camminare tra i luoghi di una tragedia indicibile, avere la sensazione di sentire le urla disperate delle donne e degli uomini, degli studenti e dei bambini che non sono scampati alla furia del terremoto, ripercorrere le fasi concitate e delicatissime dei soccorsi, ai quali hanno preso parte anche i nostri volontari della Protezione civile, rende disarmati e impotenti. Toccare con mano, però, il coraggio, la forza, la volontà e il sacrificio con cui i sopravvissuti e i soccorritori hanno affrontato quella notte e le ore successive al terremoto, rende, al tempo stesso, orgogliosi di un popolo che non si arrende, che vuole ricominciare senza mai dimenticare i figli, i genitori, i fratelli e gli amici che di quelle stesse macerie sono rimaste vittime. È, però, assolutamente doveroso lavorare sulla tempistica della ricostruzione, che non può e non deve ammettere inutili e inspiegabili ritardi. Onna, in particolare, rappresenta il simbolo di tutto questo: è distruzione e ricostruzione, memoria storica e coscienza civile, che faranno per sempre parte di noi italiani".


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