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Persistono le difficolità nell'assegnazione delle aree per svolgere attività di Caccia: problemi anche nella zona di Alatri

26 novembre 2017

Persistono le difficoltà nell’assegnazione, da parte degli ATC, delle aree in cui svolgere l’attività di caccia al cinghiale in braccata. Dopo il caso che ha coinvolto i cacciatori residenti tra Anagni e Ferentino risolto dall’ADA (che recentemente ha assegnato anche una parte delle zone bianche) ma che non accontenta del tutto le squadre, si segnalano altre problematiche anche nella zona di Alatri. Sul tema è intervenuto il consigliere comunale alatrense Maurizio Maggi: “Ho appreso da alcuni cacciatori e dagli organi di stampa – riferisce il consigliere – che ci sono state difficoltà nell’assegnazione delle aree e questo ha rallentato l’attività per molti cacciatori, alcuni dei quali sono stati costretti ad emigrare nei territori di altre province. I problemi non sono mancati neanche da noi e per questo mi metto a disposizione, in qualità di consigliere comunale, per un incontro che possa chiarire i meccanismi che regolano l’assegnazione delle zone nell’esclusivo interesse dei cacciatori che vanno tutelati”. Recentemente l’assessorato regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca ha trasmesso una proposta per il nuovo statuto degli Ambiti Territoriali di Caccia, e da parte di un esponente in quota Enti Locali, Renato Antonucci, sono state avanzate delle mozioni che ne migliorano in modo significativo l’efficacia: in primis la riduzione del numero dei componenti sia dell’Assemblea (cioè 50) che del direttivo (da 16 a 20) degli ATC che lo stesso Antonucci chiedeva da oltre un anno e finalmente recepita, stabilendo il diritto di presenza a tutte le associazioni riconosciute ed effettivamente operanti sul territorio. L’obbligo della convocazione dell’Assemblea almeno due volte l’anno; l’obbligo per gli ATC di avvalersi, come loro sedi, delle strutture delle Province e degli ADA provinciali con notevole risparmio economico che potrebbe da una parte andare ad abbattere l’importo della tassa che i cacciatori devono pagare e dall’altro ridurre o eliminare quella per il controllo sanitario degli organi interni degli animali abbattuti da corrispondere ai veterinari; poi l’acquisto della selvaggina da allevamenti presenti sul territorio regionale e nazionale; la predisposizione delle cartografie delle zone di caccia al cinghiale congiuntamente agli uffici tecnici delle

amministrazioni comunali coinvolte e sotto la direzione degli ADA provinciali; la creazione di commissioni di studio sulle problematiche dell’attività venatoria; l’inserimento del divieto di nomina di rappresentanti che ricoprono cariche politiche: “Le modifiche avanzate da Renato Antonucci – chiarisce Maggi – vanno a migliorare in maniera decisiva l’operatività e l’efficacia dello statuto degli ATC e per questo vanno sostenute. Il mio impegno sarà quello di spiegare, nell’eventuale incontro con le parti in causa, l’utilità delle modifiche richieste”.



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