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Il comunicato stampa dell’Associazione Civis di Ferentino: “il nodo gordiano dei termovalorizzatori di Colleferro”

9 agosto 2017

Di seguito la nota stampa inviata a questa redazione dai responsabili dell’associazione ambientalista Civis con sede a Ferentino:
 
L’associazione Civis aveva richiesto ai rappresentanti del movimento Rifiutiamoli di partecipare all’incontro che si è svolto il 03 Agosto u.s. con l’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio Mauro Buschini, dedicato alla questione del revamping dei termovalorizzatori di Colleferro ed ai problemi connessi alla gestione dei rifiuti nel Lazio. Ci sembrava opportuno, infatti, che fossero rappresentate più realtà associative della Valle del Sacco, anche quelle che non avevano aderito al movimento Rifiutiamoli.
Ci è stato opposto un cortese ma fermo diniego: Civis non è gradita.
Insomma un “Vengo anch’io! No tu no! Ma perché? Perché no!” (cit.Iannacci).
Ne prendiamo atto e ci regoliamo di conseguenza, per il presente e per il futuro.
 
Nei prossimi giorni esporremo ed approfondiremo nel dettaglio le considerazioni e le proposte di Civis sul nostro sito web www.civisferentino.eu -sul quale è pubblicato anche il presente intervento- per informare ed aggiornare compiutamente soci e cittadini.
 
Il lancio della nuova strategia regionale sul ciclo dei rifiuti, annunciata dal Presidente Zingaretti e che sembrerebbe andare finalmente nella giusta direzione, non pare aver mutato le decisioni della Regione riguardo i termovalorizzatori di Colleferro. Dal resoconto di Rifiutiamoli, nessuna novità risolutiva è scaturita dalla riunione con l’Assessore Buschini.
Siamo fermi all’incontro con i sindaci del 04 Luglio u.s., che si concluse con un invito a fare proposte alternative al revamping, proposte che non ci sembra siano state avanzate.
In quella sede, i problemi esplicitati furono:
a) la chiusura del ciclo dei rifiuti nel rispetto delle norme nazionali ed europee, sollecitata dal Ministero dell’Ambiente; a tal fin era stato rappresentato e ribadito come indispensabile il revamping dei termovalorizzatori onde rimediare alle inadempienze di Roma Capitale e soddisfarne il fabbisogno;
b) gli impatti ambientali, che trovavano su fronti contrapposti ARPA, Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio per i quali la sostenibilità degli interventi era indubbia, e i sindaci dei Comuni che invece contestavano i gravi pregiudizi ambientali e sanitari provocati dagli impianti;
c) la necessità di salvare Lazio Ambiente spa dal fallimento, con le conseguenti ricadute occupazionali, giacché dopo il fermo della discarica di Colle Fagiolara e la perdita di diversi contratti con i Comuni-clienti per i servizi di raccolta dei rifiuti, non restava all’impresa che l’asset dei termovalorizzatori; la vendita delle quote azionarie con una gara pubblica, trasferendo al soggetto vincitore anche i finanziamenti per il revamping, salverebbe la partecipata regionale;
d) la nascita del costituendo consorzio dei Comuni –capofila Colleferro- pur non costituendo un’alternativa al revamping e non garantendo l’assorbimento delle maestranze di Lazio Ambiente, diviene oggetto dell’intervento della Regione Lazio per finanziarne la realizzazione, con ulteriore allocazione di risorse pubbliche.
L’inciso è che tutti erano a conoscenza delle questioni sul tavolo fin dall’inizio del 2016; nessuno poteva cadere dalle nuvole.
 
A nostro parere la questione centrale è un’altra.
Per il soddisfacimento del fabbisogno di incenerimento del territorio regionale e per supplire alle inadempienze capitoline, non occorre affatto l’uso dei termovalorizzatori di Lazio Ambiente cui conferire il CSS, Combustibile Solido Secondario, prodotto in ambito regionale.
Infatti, l’adeguamento degli impianti di Colle Sughero è finalizzato appunto all’utilizzo del CSS che sarà prodotto dal vicino impianto di Castellaccio nonché dagli altri TMB (impianti per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti indifferenziati) esistenti nella Regione Lazio.
Il CSS, però, non è un rifiuto ma un prodotto commerciabile ed utilizzabile in diverse modalità e tipologie di industrie non solo nei termovalorizzatori, e può essere venduto ed inviato anche al fuori dei confini regionali e nell’intera UE, come già oggi accade.
Non solo: le tecnologie esistenti permettono di recuperare una quota sempre maggiore di materiali dalla frazione indifferenziata dei RSU, con l’obiettivo di abbattere le quantità di rifiuti non recuperabili da conferire in discarica o da incenerire, così che il ricorso a tali impianti divenga marginale.
Perciò, in questa prospettiva, il revamping dei termovalorizzatori di Colleferro è del tutto inutile.
 
L’intento dell’amministrazione regionale, in realtà, è diverso: ripianare i debiti di Lazio Ambiente spa e stendere un velo sulle responsabilità gestionali che ricadono sul controllore, ovvero la stessa Regione Lazio che possiede il 100% della società.
Se gli amministratori fossero costretti a portare i libri contabili in Tribunale, come paventato anche nella riunione del 04 Luglio u.s., si aprirebbe il vaso di pandora delle responsabilità e dei danni erariali.
Per rendere appetibile l’acquisto della società, la Regione Lazio ripiana i debiti e finanzia il revamping con soldi pubblici, assicurando la redditività alla nuova azienda che potrà alimentare i termovalorizzatori di Colle Sughero con CSS proveniente anche da fuori regione; si evita, così, il rischio di un calo di resa economica dovuto all’aumento dei livelli di raccolta differenziata nei prossimi anni, ed alla conseguente diminuzione di quote di “rifornimenti” di CSS prodotto in ambito regionale dal trattamento della frazione dei rifiuti indifferenziati.
 
Pertanto, il revamping degli impianti di Colleferro non serve a chiudere il ciclo dei rifiuti del Lazio come finora dichiarato in tutte le sedi, ma solamente a rendere vendibili le quote di Lazio Ambiente, rimediando con la dismissione ai disastri gestionali che hanno provocato il default dell’azienda.
Con buona pace dei livelli occupazionali –affatto garantiti- e delle ricadute ambientali e sanitarie: l’assessore all’ambiente della Regione Lazio teme molto di più gli addebiti della Corte dei Conti che le manifestazioni delle associazioni ambientaliste.
 
Manca solo un elemento, fondamentale, per completare l’operazione: l’autorizzazione all’esercizio degli impianti; il procedimento AIA è ancora in corso, e stando al resoconto della riunione del 03 Agosto pubblicato da Rifiutiamoli, nessuno ha chiesto notizie sullo stato della procedura.
Le associazioni di Colleferro dovrebbero essere consapevoli che se le direttive regionali non cambieranno resta un’unica via per fermare il revamping dei termovalorizzatori: l’impugnativa al TAR del provvedimento di autorizzazione allorchè verrà rilasciato; come insegna la vicenda della Marangoni, le manifestazioni popolari non influiscono sui procedimenti amministrativi.
 
Per dimostrare concretamente la volontà di cambiare strategia nella gestione del ciclo dei rifiuti, la Regione Lazio può rinunciare da subito al riavvio dei termovalorizzatori di Colle Sughero, dirottare gli investimenti verso l’aggiornamento o la realizzazione di altra tipologia di impianti, e revocare la decisione di vendere le quote di Lazio Ambiente spa; quest’ultima può essere risanata con una radicale, trasparente e coraggiosa ristrutturazione aziendale, senza timore di perseguire i responsabili della mala gestio.
 
C’è un però: i Sindaci del costituendo consorzio con capofila Colleferro, debbono rendere autosufficiente il loro territorio non solo per la raccolta differenziata, ma soprattutto per il trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti, come previsto dal Cap.7.2 del Piano Gestione Rifiuti.
Infatti, ogni sub-Ambito Territoriale Ottimale ATO, per il rispetto dei principi di prossimità ed autosufficienza, deve avere nel suo territorio gli impianti necessari al trattamento ed allo smaltimento dei RSU indifferenziati, per non gravare gli altri territori degli impatti ambientali di queste attività.
L’azione del consorzio riguarderebbe la sola gestione dei servizi di raccolta e spazzamento e non l’impiantistica per il trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti (discarica, TMB e termovalorizzatori); pertanto, con l’opera del consorzio non è affatto assicurata  l’autosufficienza nell’ambito del Sub-ATO di Roma al quale appartengono  Colleferro e gli altri Comuni interessati; la tesi che tale autosufficienza si realizzerebbe con un consorzio interprovinciale, senza impianti di trattamento dell’indifferenziato, è del tutto risibile e fuorviante.
 
All’attualità il Comune di Colleferro  conferisce la sua frazione di RSU indifferenziati presso l’impianto della Rida Ambiente di Aprilia, nel sub-ATO di Latina e quindi in violazione del vigente Piano Gestione Rifiuti.
La Rida Ambiente invia la parte dei rifiuti non recuperabili provenienti da Colleferro alla discarica di Roccasecca -essendo ferma la discarica di Colle Fagiolara- ed una quota di CSS Combustibile Solido Secondario prodotto con gli stessi rifiuti, al termovalorizzatore di San Vittore.
Perciò, le ricadute ambientali dei rifiuti colleferini gravano pesantemente ed ingiustamente sui cittadini della Provincia di Latina e di Frosinone; ed in più gli stessi cittadini dovrebbero finanziare –con fondi regionali- la nascita di un consorzio pubblico che non risolve la questione
Al Sindaco Sanna rammentiamo che i principi cardine in tema di rifiuti sono due: chi inquina paga ed ognuno si tiene e si tratta la sua monnezza.
Per il rispetto di questi due capisaldi Civis è determinata a porre in essere tutte le azioni possibili sia sul piano amministrativo che giudiziario, in particolare in opposizione alla pretesa della Regione Lazio di costituire l’ATO Unico Regionale che ha la sola finalità di aggirare detti principi.
Ferentino,lì 09 Agosto 2017
Associazione Civis


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