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Nuovo esposto per le morti di amianto in Fiat, altro caso di mesotelioma: morto un operaio di Ferentino. Costituito un comitato ONA di vittime

12 febbraio 2017

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione rappresentativa delle vittime dell’amianto, rende pubblica la segnalazione di diversi nuovi casi di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate tra gli ex dipendenti Fiat S.p.A.; questa volta è morto S.M., operaio montatore di Ferentino, che ha lavorato una vita nello stabilimento Fiat di Cassino. “E’ solo l’ultimo dei caduti – si legge in una nota diramata dalla presidenza dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto”.
Nei prossimi giorni verrà depositata presso la Procura della Repubblica di Torino un’altra denuncia-querela a carico degli amministratori Fiat, per il reato di omicidio colposo.
“L’INAIL ha infatti riconosciuto l’origine professionale della patologia che ha causato la morte di S.M., ed ora è giusto che vengano individuati e puniti i responsabili”, spiega Ezio Bonanni, presidente ONA (Osservatorio Nazionale Amianto).
Che aggiunge: “la Procura della Repubblica di Torino, P.M. Dott. Colace, da anni ha avviato le indagini per le morti sospette in Fiat (proc. n. 38781/14), ed è quindi arrivato il momento che si giunga al processo, anche se fosse a carico di nomi importanti del capitalismo italiano.
L’ONA ha costituito un comitato di vittime di amianto in Fiat, affidato al coordinamento della Dott.ssa Denise Gaia, il cui padre, Sig. Francesco Gaia, è un’altra delle vittime dell’amianto in Fiat, essendo deceduto per mesotelioma che l’INAIL ha riconosciuto di origine professionale, così come del resto anche S.M..
Entrambe le famiglie delle vittime sono assistite dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, e si costituiranno parte civile per chiedere il risarcimento dei danni.
“Ci auguriamo che la Procura di Torino chiuda al più presto le indagini, in modo che le vittime si possano costituire parte civile e con esse anche l’Osservatorio Nazionale Amianto, che ne sostiene le istanze di giustizia.
Questi familiari hanno diritto a che il processo si celebri, dopo che sono passati anni dall’inizio delle indagini o, almeno, hanno diritto di sapere se per la morte dei loro congiunti c’è o meno un responsabile.
Lo si deve a questi lavoratori, che per un salario sono morti uccisi dall’amianto e potevano essere salvati se fossero state adottate le misure di sicurezza.
Per questo motivo non demorderemo, ed anzi, con il rinvio a giudizio chiameremo anche la nuova società come responsabile civile, perché risponda in solido con gli imputati dei danni che queste famiglie hanno subito” - dichiara infine l’Avv. Ezio Bonanni.


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