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Ipotesi di riattivazione del termoinceneritore Marangoni, le ragioni del "no" dettate dall'ufficio Ambiente del Comune di Anagni e dal vicesindaco Vittorio D'Ercole; il documento presentato alla Regione Lazio

19 giugno 2019

Se da una parte nessuna considerazione scritta è giunta a supporto delle rispettive valutazioni da parte dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente e dell'ente provinciale, va dato atto al Comune di Anagni di aver riportato a verbale le proprie ragioni al fermo "no" alla riattivazione del termoinceneritore di pneumatici nell'ex sito produttivo Marangoni di Anagni. La nota, redatta dal vicesindaco e assessore all'Ambiente e dal responsabile del servizio Ambiente Vincenzo Maia, di seguito riportata integralmente. Nello specifico, il Comune di Anagni - non ritenendo esaustivo l'automonitoraggio prodotto dalla società Marangoni in sede di richiesta, avverte della necessità di procedere ad un test di "campionamento in continuo" sotto sorveglianza ispettiva secondo le modalità adottate per legge dal Belgio e dalla Francia per i termovalorizzatori, che includa i periodi di regime e i transitori, nonché la misura del rapporto metano/PFU.
Altro rilievo impiantistico menzionato dal Comune di Anagni è la richiesta di una verifica alla Autorità competente di adeguamento impiantistico all'incremento della capacità produttiva dell'inceneritore concessa nella determina del 27 luglio 2017 di 2000 kg/h ovvero di 48 tonnellate per giorno. IN precedenza, nel 2001, ricordano Maia e D'Ercole nella nota consegnata alla Regione Lazio, erano concessi 1500 kg/h e successivamente, nel 2006, 1645 kg/h.

Per il vicesindaco Vittorio D'Ercole e per il responsabile del servizio Ambiente Vincenzo Maia, anche a "voler concedere e quindi anche volendosi ostinare a ritenere valide le determine autorizzative precedenti (che l'amministrazione comunale non rinuncia a contestare), resta il fatto che sulla scorta della letteratura scientifica richiamata l'impianto non risulterebbe idoneo come potenzialità termica e, a maggior ragione, non corrisponde alle BAT.

E ancora, nella nota si fa riferimento alle gravi problematicità ambientali esistenti nelle vicinanze dell'impianto che si trova - tra l'altro - in zona SIN. Nella istruttoria della determina regionale, secondo il Comune di Anagni, non si tiene conto dei rilievi delle problematiche ambientali sollevate da Comune e associazioni con la motivazione che sono state già oggetto di esame al tempo della prima autorizzazione del 2001. "Si evidenziano tuttavia - è scritto nella nota - nuovi importanti elementi intervenuti posteriormente a tale data, in particolare la perimetrazione SIN che include l'area in cui insiste l'impianto avvenuta con decreto a novembre del 2016". Proprio per questo motivo, ovvero per il fatto che l'impianto rientra nel SIN, il Ministero avrebbe dovuto essere convocato per competenza nel sopralluogo effettuato ieri, nonché in tutte le fasi dell'istruttoria di rinnovo autorizzativo.

Nella nota si ricorda, poi, che l'area prossima all'impianto il mantenimento della ordinanza sindacale 222/2009 a seguito delle analisi condotte dalla ASL Veterinaria nel corso del 2009 sui terreni e sui prodotti animali che hanno rilevato la presenta di diossina con punto di 15 pg e una media di 5 pg che, confrontate con una area ad elevato impatto veicolare lontana dall'impianto che riporta valori di 0.6 pg, evidenziano la criticità ambientale prossima all'impianto. Una successiva indagine, nel 2016, presso un fosso vicino allo scarico industriale in prossimità dell'impianto da parte dell'ARPA Lazio rilevava sul terreno il superamento delle concentrazioni di soglia di contaminazione per PCB e metalli quali piombo, rame e zinco, elementi peraltro comuni alle sostanze di captazione del filtraggio degli impianti di combustione.
Tra le argomentazioni esposte dal Comune di Anagni, pure quella riguardante la presenza di una causa penale avviata da circa venti famiglie che risiedono in una zona limitrofa all'impianto contro la Marangoni in quanto colpite da patologie tumorali che ritengono causate dalle emissioni dell'impianto durate più di 15 anni consecutivamente.
"A nostro avviso - concludono Maia e D'Ercole - prima del rilascio dell'AIA dovranno essere effettuate tutte le indagini, incluso il piano di caratterizzazione dell'area - che peraltro risulta già inquinata - secondo quanto disposoto da linee guida emanate dal ministero dell'Ambiente per gli interventi in area SIN e secondo quanto dettato dalla deliberazione di Giunta Regione 296 del 2 maggio 2019 che detta precise disposizione e procedure da effettuare per la bonifica di siti inquinati specificando i corretti procedimenti amministrativi di approvazione ed esecuzione degli interventi con riferimento al decreto legislativo 152/2006".
L'avvio degli interventi da effettuare nell'impianto comportano impatti significativi con le matrici Aria-Acqua-Suolo. Tali attività di verifica da parte degli enti competenti e le relative autorizzazioni ministeriali sono imprescindibili per la tutela della salute dei lavori nel caso di attivazione dell'impianto, che mai potrebbero lavorare all'interno di un sito dichiarato inquinanto. E' per questo motivo che - secondo il COmune di Anagni - si necessita di indagini approfondite, non esauribili con l'autorizzazione del 2001 che prevedevano la caratterizzazione del territorio nei dintorni dell'impianto, nonché di una verifica tecnologica complessiva di un impianto di combustione dei PFU da valutarsi estremamente impattante come rilevato in letteratura su un impianto analogo a Ford Heights presso Chicago, chiuso dall'EPA per disastro ambientale.
"L'amministrazione comunale e il consiglio comunale, all'unanimità, non possono non essere preoccupati dalla dichiarazione in occasione della chiusura dell'inceneritore di PFG Ford Heights di Susan Hedman allora responsabile dell'EPA dell'Illinois: "questa decisione eliminerà la causa di emissione di almeno 200 tonnellate di aria inquinata all'anno in una comunità che è stata storicamente impattata da tale grave contaminazione ambientale".


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