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Caso Fiorito. La Corte di Cassazione si esprime sul peculato nel contesto dei rimborsi pubblici per i gruppi consiliari regionali: l’appropriazione di somme destinate al gruppo può essere contestata a titolo di peculato

Valorizzata dai giudici la funzione pubblicistica svolta dall’esponente politico anagnino - 6 febbraio 2019

Dopo un primo provvedimento reso in sede cautelare, la sesta sezione della Corte di Cassazione di Roma torna ad occuparsi della vicenda giudiziaria che vede coinvolto Franco Fiorito, ex presidente del gruppo consiliare del Popolo delle Libertà nel Consiglio regionale del Lazio e sindaco di Anagni negli anni compresi tra il 2001 e il 2005. Con la sentenza n. 1561/2019 la Corte - che è giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria - ha stabilito che il Presidente del gruppo consiliare in Regione svolge funzioni pubblicistiche e, per tale motivo, l’appropriazione di somme destinate al gruppo stesso può essere contestata a titolo di peculato. La pronuncia - che aggiunge un ulteriore capitolo alla vicenda giudiziaria che nel 2012 ha portato alla ribalta delle cronache nazionali la città di Anagni - interviene su un tema controverso come quello dei rimborsi pubblici per l’attività politica dei gruppi consiliari costituiti nell’ambito di organi rappresentativi. 
La Cassazione conclude dunque per la presenza di tutti gli elementi costitutivi necessari ad integrare il delitto di peculato (art. 314 c.p.). Si è infatti mostrato che Fiorito, all’epoca dei fatti, rivestiva la qualifica di pubblico ufficiale ex art. 357 c.p. e godeva, in ragione del suo incarico, della disponibilità del denaro pubblico destinato al suo gruppo consiliare, sulla base della vigente normativa della regione Lazio.


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