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Impianto di gestione rifiuti ad Anagni, la lettera di una nostra lettrice e mamma preoccupata: "incredula e angosciata"; la risposta degli esperti di Civis: "non significa che l’impianto verrà realizzato"

13 settembre 2018

Da Laura, nostra cara ed affezionata lettrice, abbiamo ricevuto questo messaggio che di seguito pubblichiamo.

Buongiorno, mi chiamo Laura e sono una vostra affezionata lettrice, vi seguo quotidianamente, per me siete un importante punto di riferimento e apprezzo molto il vostro operato. Vi scrivo per la prima volta perché ho letto con incredulità e angoscia la notizia che vi riporto e di cui sicuramente sarete a conoscenza relativo alla presentazione di un progetto di realizzazione di un impianto di gestione rifiuti pericolosi e non e autodemolizione, nel Comune di Anagni in località Paduni.

Non conosco certe dinamiche e non mi sono mai occupata di politica e proprio per questo vi chiedo aiuto per capire meglio, da mamma e da cittadina anagnina, cosa veramente sta succedendo e soprattutto cosa rischiamo di ritrovarci ad affrontare, magari a fatto compiuto come spesso accade, per poi iniziare inutili battaglie e proteste quando ormai i giochi sono fatti. Sono molto preoccupata e anche stupita del fatto che apparentemente la notizia ha fatto poco eco.

Se potete vi chiedo gentilmente di tenere alta l’attenzione sull’argomento, che riguarda il futuro di un territorio già tanto devastato e di cittadini già tanto provati da inquinamento e mancanza di servizi sanitari essenziali.

Certa del vostro impegno, vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buon lavoro.

Un affettuoso saluto, Laura

 

Ringraziamo di cuore Laura per le parole di encomio rivolte al nostro giornale; per fare fronte ai suoi dubbi, ci siamo rivolti agli esperti dell'associazione ambientalista Civis di Ferentino che, con la professionalità, la cortesia e la disponibilità che sono loro proprie ci hanno risposto così di seguito:

 

In esito alla gentile richiesta di anagnia.com, inviamo le brevi considerazioni che seguono.

1. L’avviso pubblicato sul sito della Regione Lazio il giorno 08 Agosto u.s. riguarda l’avvio della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per un progetto presentato da un soggetto privato che consiste nella realizzazione di un impianto di trattamento e gestione di rifiuti –pericolosi e non pericolosi- provenienti dalla rottamazione dei veicoli.

Secondo la procedura prevista dal Testo Unico Ambiente (art.19, comma 4, DLgs.vo 152/2006), entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso chiunque abbia interesse può prendere visione, sul sito web, dello studio preliminare ambientale e della documentazione a corredo, presentando le proprie osservazioni all'autorità competente”.

Pertanto, anche i cittadini, oltre agli enti pubblici, possono intervenire nel procedimento.

 

2. In buona sostanza quell’avviso non significa che l’impianto verrà realizzato, ma è solo la notizia che il proponente ha presentato un’istanza per verificare se il progetto debba essere sottoposto o meno alla Valutazione d’Impatto Ambientale.

Se gli uffici regionali diranno che deve essere sottoposto a VIA, si aprirà un nuovo e diverso procedimento –appunto di VIA- attraverso il quale il progetto otterrà l’autorizzazione, allorchè avrà il parere positivo dall’amministrazione regionale.

Se la Regione Lazio stabilirà, invece, che il progetto non deve essere sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale, allora il proponente potrà richiedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale, cosidetta AIA, per ottenere di avviare l’esercizio dell’impianto senza altre verifiche ambientali.

3. In considerazione della situazione della Valle del Sacco, e non solo di Anagni, che vede una grave compromissione delle matrici ambientali acqua, suolo ed aria (come risulta dai provvedimenti e dati della stessa Regione Lazio), a nostro parere è assolutamente necessario che ogni nuovo impianto –in particolare se destinato al trattamento di rifiuti- debba essere sottoposto a VIA per verificare se gli impatti della nuova installazione ed attività non aggravano lo stato ambientale del territorio e non ne compromettono la sua valenza e tutela, anche in funzione della salvaguardia della salute della popolazione.

Nello specifico, per quanto riguarda i rifiuti, l’Art.177 comma 4 del Testo Unico Ambiente recita:

I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare: a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente”.

 

Con la VIA si verifica, perciò, la “sostenibilità ambientale” dell’intervento, in applicazione del principio dello sviluppo sostenibile, ormai codificato nella nostra normativa da tempo:

Per sostenibilità ambientale si intende la capacità di preservare nel tempo le funzioni dell’ambiente. All’interno di un sistema territoriale per sostenibilità ambientale si intende la capacità di valorizzare l’ambiente in quanto “elemento distintivo” del territorio, garantendo al contempo la tutela e il rinnovamento delle risorse naturali e del patrimonio” (fonte ISPRA).

 

Con la precisazione che la circostanza che l’impianto sia collocato in area industriale è irrilevante rispetto alla verifica degli impatti ambientali: area industriale non significa licenza di inquinare.

Come rimane operante l’altro fondamentale principio che informa tutta la normativa ambientale: “chi inquina paga”.

 

4. Per questi motivi è indispensabile che l’amministrazione comunale nel cui territorio si colloca il nuovo impianto, intervenga formalmente nel procedimento indicato dall’avviso del 02 Agosto u.s., inviando osservazioni , memorie, istanze con le quali chiede che l’impianto sia sottoposto a VIA, dimostrando tale affermazioni con atti, documenti, relazioni, ecc.

E’ un adempimento delicato ed importante, obbligatorio per gli enti locali, che siano il Comune di Anagni o altri.

Anche la Provincia di Frosinone, la ASL e gli altri enti pubblici possono e devono intervenire nel procedimento con le stesse finalità; ed ugualmente le associazioni dei cittadini, possono (e devono!) intervenire formalmente nel procedimento rappresentando e dimostrando la necessità di sottoporre a VIA l’impianto.

E’ quello che da tempo fa CIVIS, in modo sistematico ed utilizzando gli strumenti amministrativi che la normativa di settore mette a disposizione di tutti per intervenire nei procedimenti ambientali; i cittadini, infatti, debbono impegnarsi direttamente in questi percorsi evitando di delegare impropriamente ad altri (partiti politici, giornali, ecc.) la tutela del loro ambiente e della loro salute che è un impegno civico che spetta anche e soprattutto agli stessi cittadini.

Non bastano i like sui social ed i comunicati stampa, ci vogliono tempo e risorse, dedizione, determinazione, studio ed esame di centinaia di pagine di documenti e relazioni, partecipazione alle conferenze di servizi presso gli enti pubblici, accessi agli atti ed altre attività correlate.

In questo, purtroppo, i cittadini (e le associazioni che li rappresentano) sono spesso distratti e disinteressati, e la città di Anagni non fa eccezione.

Per rimproverare agli enti ed istituzioni pubbliche (Comune, ASL, Regione, ecc.) le loro mancanze occorre che nessuno possa replicare: “e tu, dov’eri?”.



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L’associazione CIVIS di Ferentino ha inviato ai vari enti ed amministrazioni competenti in materia ambientale, la richiesta di avviare i procedimenti per l’individuazione dei responsabili, l’accertamento e l’addebito del risarcimento del danno ambientale, per gli episodi di inquinamento e contaminazione che si sono verificati nel territorio di Ferentino negli ultimi mesi. “Chi inquina paga”, secondo i responsabili di Civis, è un principio che va applicato nel concreto e non come mera dichiarazione d’intenti. L’istanza è pubblicata sul sito web www.civisferentino.eu.
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