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"La coccinella e il drago": la bellissima fiaba scritta da Maurizio, giovane papà di Anagni, per il suo bambino di due anni che lotta come un leone contro "Arturo", nemico terribile

14 maggio 2018

La favola che segue intitolata "La coccinella e il drago" ed è stata scritta per i suoi tre figli Nicolò, Gabriele e Francesco da un giovane papà di Anagni il cui nome è Maurizio. Da qualche mese questa famiglia si trova a vivere una situazione molto delicata in quanto uno dei tre piccoli - Francesco, due anni - sta combattendo con la forza di un guerriero contro un male che gli è stato diagnosticato durante una normale visita pediatrica; è per questo che, mentre il papà lavora, la mamma - spesso - deve stare con lui all'ospedale "A. Gemelli" di Roma per accudirlo e per dargli la forza di combattere come solo una madre sa fare. “In questa fiaba - spiega Maurizio ad anagnia.com - tre sono i protagonisti: una coccinella piccola ed indifesa (che rappresenta il mio piccolo Francesco); il Drago (che rappresenta i medici e tutti coloro che sono vicini a Francesco in questo periodo così difficile); Arturo il calabrone (che rappresenta il Male contro cui Francesco sta lottando come un leone, malgrado la sua tenerissima età). Dedico questa mia fiaba ai miei tre figli ed in particolar modo a Francesco e a tutti i bambini che oggi lottano contro "Arturo"”. Grazie a Maurizio per aver voluto condividere con i nostri lettori questa bellissima fiaba e in bocca al lupo con tutto il cuore al piccolo Francesco per una veloce e completa guarigione!

C'era una volta, in una terra lontana lontana, un bellissimo bosco abitato da tanti animali: il gufo, il cervo, lo scoiattolo, la volpe, la talpa, il lupo, il riccio, l'orso, il cinghiale, la cicala, il ragno e...una coccinella, che viveva all'interno di un albero maestoso, dentro un piccolo buco.
Ciccia, questo era il nome della bella coccinella rossa dai puntini neri e dalle piccole ali, viveva nel bosco perché nel vicino prato non era riuscita a trovare una casa per lei.
Di giorno era sempre in compagnia dell'ape Pia, la sua migliore amica, con la quale andava gironzolando nel prato volando di fiore in fiore.
“Dai, andiamo a fare colazione” chiese Pia a Ciccia “guarda quel bel fiore laggiù”.
Le due amiche si diressero verso il fiore tutte contente e, svolazzando come fossero ubriache, atterrarono al suo interno.
“Che buono questo nettare” disse Ciccia “hai perfettamente ragione” rispose Pia.
Mangiarono così tanto che finirono per addormentarsi.
La prima a svegliarsi, dopo diverse ore, fu l'ape Pia e, con un grosso “SVEGLIATI!!!!!” fece saltare in aria e cadere dal fiore la coccinella Ciccia.
“Sei impazzita” disse Ciccia a Pia “per poco non morivo dallo spavento”.
“Dai dormigliona, torniamo a casa che si sta facendo notte” replicò Pia.
Le due amiche tornarono piano piano a casa.
Pia tornò nel prato, Ciccia nel suo bellissimo albero nel bosco.
La mattina seguente si rincontrarono: stessa colazione, stesse risate e stesso pisolino ma, purtroppo, questa volta le due dormiglione non si accorsero che si era fatto veramente notte, tanto da dover chiedere aiuto alla loro carissima amica lucciola, la quale, con il suo bel brillio, accompagnò Ciccia e Pia alle loro case.
“Mi raccomando, amiche mie” disse la lucciola, “dovete fare molta attenzione quando andate in giro: la notte può essere molto pericolosa per due insetti come voi”.
Le due amiche, dopo lo spavento della notte, andarono a dormire e si svegliarono il giorno dopo a sole già molto alto.
“Sbrigati Ciccia, altrimenti non ci rimane niente per colazione” gridò Pia.
“Vai avanti tu, io ti raggiungo più tardi, questa mattina non mi sento bene” fu la risposta di Ciccia.
Dopo qualche ora la coccinella prese a volare verso un bel fiore ma, purtroppo, fu colta da un improvviso e violento temporale estivo.
“Che fatica volare con questo tempaccio, con tutta questa pioggia faccio fatica a vedere dove vado” disse tra sé Ciccia.
Il tempo continuò a peggiorare. “Accidenti -disse-la coccinella, non vedo nulla, sarà meglio che trovi un riparo”.
Per fortuna, volando alla cieca, senza alcuna direzione precisa, Ciccia trovò un buco nel bel mezzo di una enorme roccia.
“Finalmente al sicuro” esclamò Ciccia con un sospiro di sollievo mentre si puliva le piccole ali dalla pioggia e dalle foglie che svolazzavano nell'aria “aspetterò che il tempo migliori e poi tornerò a casa”.
Mentre aspettava sentì provenire dall'interno della roccia un forte FRUUUUUU  FRUUUUUU “che strano rumore è questo” pensò Ciccia e, curiosa come era, non perse un attimo per dirigersi verso quello strano rumore.
Più si avvicinava a quello strano rumore e più cresceva la sua curiosità.
Volando, volando, arrivò in un enorme stanzone di roccia pieno di nebbia...
Lo stupore fu tale da far gridare Ciccia “Ma è un Drago!!!!!!!!!! ed è ENORME!!!!!!!!!”
“Chi è che fa un tale baccano?” “chi ha osato svegliarmi?” disse il drago.
La coccinella tremava dalla paura.
“S...so...sono stata io”
“Io chi?” disse il drago “fatti vedere se hai coraggio”
Così Ciccia raccolse tutto il coraggio che aveva in sé e si presentò al drago.
“Una minuscola coccinella ha osato svegliare il grande Diego” esclamò il drago.
“Scusami, enorme collo lungo dalle grandi ali, non volevo svegliarti, sono entrata in casa tua per caso a causa di un brutto temporale”.
“Non mi importa niente, VATTENE!!!” rispose il drago con molta cattiveria “non osare più venire qui”.
Ciccia tutta triste e sconsolata se ne andò via da lì ad ali basse e tornò a casa sua.
Il temporale nel frattempo era terminato, lasciando dietro di sé un enorme e colorato arcobaleno.
Passarono alcuni giorni e Ciccia non faceva altro che pensare a quel maleducato di un drago.
Nemmeno i continui inviti a giocare dell'ape Pia la distoglievano da quel pensiero.
Un bel giorno, infatti, decise di tornare dal drago.
“Voglio proprio vedere se osa ancora essere così maleducato” pensò la coccinella.
Volava fiera e a testa alta pronta ad affrontarlo.
Arrivò a casa del drago, tutta arrabbiata, e lo chiamò.
“Brutto maleducato che non sei altro, solo perché sei grosso, enorme, con le ali e sputi fuoco dalla bocca pensi che gli altri non siano degni di rispetto?” esordì Ciccia.
Il drago, alla vista della coccinella così decisa e ferma con le ali ai fianchi e il fumo che usciva dalle narici, scoppiò a ridere...”sei proprio coraggiosa a parlarmi così! Sai che potrei farti sparire con un solo respiro?”
Ma Diego capì che in fondo in fondo quella minuscola coccinella rossa dalle macchioline nere aveva ragione, così si scusò di essere stato maleducato nei suoi confronti.
Allora Ciccia, riconoscente, volò in alto fino al muso del drago e gli diede un grosso bacio sulla guancia.
Fu l'inizio di una meravigliosa e strana amicizia tra una Coccinella ed un Drago.
Da quel giorno Ciccia, dopo aver fatto la sua abituale colazione con Pia, andava sempre dal suo amico Diego, gli raccontava la sua giornata, i suoi problemi, le sue paure e lui la stava ad ascoltare.
Una mattina, però, mentre Ciccia e Pia facevano colazione al solito fiore sentirono un forte ronzio arrivare da lontano ed avvicinarsi sempre di più fino a spaventare tutti gli insetti che vivevano nel prato: stavano arrivando i CALABRONI!!!!!!.
Numerosi, brutti e assordanti, guidati dal perfido Arturo.
“Finalmente dei morbidi e saporiti insetti da mangiare” disse Arturo ai suoi compagni “buon appetito a tutti”.
Tra gli abitanti del prato la paura fu tale che tutti cercavano di trovare rapidamente un nascondiglio ma, erano così spaventati che volavano alla rinfusa.
“Scappiamo! Scappiamo!” disse Ciccia a Pia “dobbiamo metterci al riparo”.
Il perfido Arturo, un grosso calabrone nero con un occhio solo diede il via allo sterminio mangiando cavallette, ragni e libellule, e così fecero anche tutti i suoi numerosi compagni.
Per i cattivi calabroni era iniziata la festa.
L'ape Pia ad un certo punto gridò: “Ciccia scappa! Arturo è dietro di te che vuole mangiarti!”
Ciccia si voltò e vide che il calabrone era dietro di lei con la bocca spalancata pronto a mangiarsela.
La coccinella, con un abile sterzata lo evitò e scappò in direzione opposta, ma, purtroppo, avendo ali piccole fu subito ripresa dal malvagio calabrone.
“E' inutile che scappi” gridava Arturo “tanto ti riprendo e ti mangio in un sol boccone!”
“AIUTO! AIUTO! AIUTO!” gridava spaventata Ciccia.
La piccola coccinella era stanca di scappare e rassegnata oramai ad una brutta sorte, si posò su di un fiore.
Aveva davanti a se Arturo che, tutto contento, già aveva l'acquolina in bocca per quel gustoso pranzetto “...sei mia, bella coccinella, non puoi più scappare da nessuna parte” esordì Arturo.
Ciccia tremava e piangeva disperata, le sue piccole ali erano stanche e il cuoricino batteva all'impazzata quando sentì una voce minacciosa “se la tocchi con un dito te la vedrai con me!”.
Era arrivato Diego che aveva sentito le grida di aiuto della sua piccola amica.
Ciccia, come vide Diego, smise di piangere e di tremare e i suoi occhietti iniziarono a brillare “che bello vederti amico mio!” disse Ciccia.
“Non avere paura, amica mia, adesso ci sono io a proteggerti!” la rassicurò il drago Diego.
Ora fu Arturo ad iniziare a tremare, perché, nel frattempo, Diego aveva bruciato tutti i suoi amici calabroni riducendoli in mucchietti di cenere.
“Se hai cara la pelle ti conviene andartene” disse il drago rivolgendosi al capo dei calabroni, “conterò fino a tre poi ridurrò in cenere anche te”.
Arturo scappò via già al numero uno!
Velocissimo, senza mai voltarsi e, tremando di paura svanì nell'orizzonte.
Ciccia, Pia e tutti gli abitanti del prato furono salvi, grazie al tempestivo intervento del drago...”Grazie amico mio!” disse la coccinella “ti sei meritato un altro grosso bacio”.
Il drago Diego fu felice di aver aiutato Ciccia e tutti gli abitanti del prato: non aveva mai avuto così tanti amici che gli volessero bene.
Da quel momento in poi tutti vissero felici e contenti.
Del perfido Arturo si persero le tracce...nessuno lo vide più volare lì intorno.


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