Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale.
(P.Calamandrei)

Il nostro Paese a causa della pandemia sta affrontando una delle più gravi crisi dal secondo dopoguerra.

Durante il periodo del lockdown l’Istituto Bonifacio VIII ha profuso tutto l’impegno e l’entusiasmo di dirigenti, docenti, collaboratori, genitori, di genitori che hanno dato un forte contributo affinché il sistema virtuale messo in atto potesse funzionare; una vera comunità educante per continuare nel cammino di crescita formativa insieme agli studenti. Infatti dal 7 marzo è stata erogata la formazione/ istruzione in classe virtuale, cercando sempre, anche a distanza, di essere comunità: lunghe telefonate con tanti genitori, nutella party e compleanni virtuali organizzati dai docenti dalla primaria al liceo.

Oggi gli studenti sono stanchi, vogliono tornare in classe, vogliono tornare a ridere e sorridere in presenza rispettando le distanze previste; nessuno, sano di mente, vuole correre il rischio di ammalarsi. La scuola è il futuro prossimo e l’istituto paritario Bonifacio VIII, con i suoi tre indirizzi, primaria, media e liceo è pronta a riaprire.

In attesa di ulteriori disposizioni da parte del Ministero dell’Istruzione l’istituto Bonifacio VIII ha realizzato le condizioni affinché il programma didattico educativo per l’a.sc.2020/21 possa procedere normalmente, con un orario sempre diviso tra mattina e pomeriggio più doposcuola e mensa, sia per gli alunni della scuola primaria “Mons. L.Belloli”, sia per gli alunni della scuola media Bonifacio VIII, sia per gli studenti del liceo Leoniano.

Le scuole paritarie fanno parte del sistema d’istruzione pubblico e nell’ambito della scuola pubblica offrono alle famiglie la libertà di scelta educativa sancita dalla Costituzione, normata dalla legge Berlinguer del 2000 e ribadita dalla sentenza della Corte Costituzionale n.298 del 2012. La Corte Costituzionale in tale sentenza ha affermato che l’art.33 c.3 della Costituzione stabilisce il “principio pluralistico della libertà della scuola” e tale principio garantisce e tutela l’accesso all’istruzione e che è necessario, per garantire la libertà di scelta del modello di educazione, dare un contributo ai genitori,contributo assicurato ai genitori dall’art. 30 della Costituzione.

La Corte Costituzionale ha affermato anche che: “la materia dei contributi alle scuole era stata, in effetti, delegata alle Regioni dall’art. 138, comma 1, lettera e), del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) – il servizio dell’istruzione è “da sempre finanziato dallo Stato», cui in particolare compete il finanziamento delle funzioni sue proprie e la predisposizione di risorse atte a sostenere il sistema qualificato come “nazionale”, che costituisce un servizio pubblico essenziale”. Il contributo è stato giudicato come necessario, e non anticostituzionale, al fine di garantire l’accesso da parte dei cittadini ad un servizio pubblico essenziale,come l’istruzione ed al fine di promuovere l’uguaglianza sostanziale tra cittadini prevista all’art.3. della Costituzione.

Nei primi anni del ‘900, al contrario di quello che molti pensano, i veri statalisti, comunisti, socialisti ecc. erano tutti a favore delle scuole paritarie e di un intervento dello Stato a loro tutela.

Il primo in ordine temporale a parlare pubblicamente a favore di una scuola non esclusivamente statale fu Gaetano Salvemini sull’Unità il 17 ottobre 1913, il quale scrisse:

dalla concorrenza delle scuole private libere, le scuole pubbliche – purchè stiano sempre in guardia e siano spinte dalla concorrenza a migliorarsi, e non pretendano neghittosamente eliminare con espedienti legali la concorrenza stessa – hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere”

Ad ulteriori conferme sul tema sempre Salvemini sull’Unità del 17 maggio 1919:

“il metodo migliore per risolvere il problema […] è sempre quello escogitato dai liberali del nostro Risorgimento: non vietare l’insegnamento privato, ma mantenere in concorrenza con esso un sistema di scuole pubbliche”.

In alternativa ma sempre d’accordo con Salvemini, A.Gramsci:

noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai comuni. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato”.

Leggi e sentenze disattese per cui l’Italia è sempre condannata dalla Corte di giustizia europea a pagare multe molto salate (milioni di euro). Le famiglie italiane, ricche e povere, devono poter esercitare il loro diritto a scegliere quale scuola per il futuro dei figli.

Lo Stato italiano risparmia con gli studenti delle paritarie oltre 6 miliardi all’anno e ancora incassa sulle tasse dei genitori che attraverso le tasse sostengono anche la scuola statale.

La scuola pubblica (statale e paritaria) ha continuato pur tra mille difficoltà a “fare scuola” e come scuola pubblica è importante continuare ad offrire la libertà di scelta educativa e pari opportunità a tutte le famiglie.

articolo di Lorenzo Proscio, medievista e docente di Lettere e di Latino e di Latin presso l’Istituto Paritario “Bonifacio VIII” di Anagni