suor Cristiana e, sullo sfondo, il monastero di Santa Chiara

Si è spenta oggi all’età di 65 anni dopo una lunga malattia suor Cristiana Graziani, madre abbadessa delle suore clarisse del monastero di Santa Chiara di Anagni; originaria di Alatri, suor Cristiana era da tutti conosciuta, in città, per il suo sorriso e per i suoi modi gentili. La comunità cittadina si stringe attorno alle consorelle e alla famiglia per questa grave perdita.

Si terranno domani, sabato 6 giugno, alle ore 16 nella Basilica Cattedrale le solenni esequie di madre Cristiana, presiedute dal vescovo diocesano mons. Lorenzo Loppa, concelebrate dai sacerdoti della città e i religiosi dei frati minori. La abbadessa, si è spenta quest’oggi, all’età di 65 anni dopo una lunga malattia, cristianamente vissuta. La salma, esposta all’interno della chiesa di Santa Chiara, a cui seguirà fino a questa notte inoltrata la veglia di preghiera, potrà essere visitata fino alla tarda mattinata di domani, fino a quando, poi, l’agenzia incaricata per le onoranze funebri “Ponza” di Anagni, trasporterà il feretro fino al duomo per i funerali.

Suor Cristiana Graziani, delle monache Clarisse del monastero di Santa Chiara di Anagni, uno dei più antichi monasteri “attivi” di clausura femminili in Italia e nel resto del mondo cristiano – fu fondato, infatti, nel 1255 in occasione della canonizzazione della fondatrice Chiara d’Assisi, che avvenne nella Cattedrale di Anagni, ad opera di Papa Alessandro IV – era originaria di Alatri, prima di entrare in convento, era infermiera presso l’ospedale San Benedetto di Alatri, sua città natale.

Fu accolta dalla indimenticabile madre abbadessa Cherubina Seccia e a lei emise la professione religiosa. Dopo poco tempo, la professione solenne, fu eletta Abbadessa, incarico che gli è stato sempre rinnovato nel corso dei mandati.

Madre Cristiana, è stata la suora, che attraverso la sua opera di evangelizzazione e di propagazione della spiritualità francescana, è riuscita a far ripopolare il monastero di giovani vocazioni. Al suo arrivo, infatti, c’era un considerevole gruppo di religiose, che purtroppo per motivi anagrafici, pian piano hanno lasciato la vita terrena e sono state supplite fino ad essere attualmente una decina.

Riportiamo qualche brano, tratto da un’intervista che mi concesse, qualche anno fa, che descrive indirettamente la profondità interiore e la vocazione di questa figlia degnissima di Chiara e di Francesco d’Assisi.

“La nostra vita di monache di clausura per ovvi motivi crea attorno a noi un alone di ‘mistero’ che però è presto sciolto quando si conosce il trascorrere delle nostre giornate. La vita delle monache clarisse – ci disse in un’intervista – è scandita dal ritmo della preghiera e del lavoro suddivisi con intelligente equilibrio, ma anche con austerità nell’arco della stessa giornata. Iniziamo col canto della lode di Dio alle ore 5.30 e proseguiamo la preghiera fino alle ore 8.30; poi inizia il nostro tempo di lavoro nel quale ogni buona mamma di famiglia si troverebbe subito a suo agio. Per tutta la giornata la preghiera cosiddetta “oraria” scandisce il nostro tempo: abbiamo un appuntamento in coro alle 12.00 poi di nuovo alle 15.00 quindi la preghiera vespertina alle 17.00. Infine alle ore 20.45 l’ultima preghiera del giorno che ci introduce nel grande silenzio. In alcune circostanze abbiamo conservato la preghiera notturna che un tempo veniva praticata quotidianamente dalle Consorelle che ci hanno preceduto». «L’atmosfera del nostro vivere è il silenzio. Un silenzio non vuoto, non imposto, che non ci isola, ma un silenzio che ci raccoglie attorno a una Presenza che ci ha affascinate e condotte al monastero: è la presenza di Gesù. Quello che si edifica in una vera buona vita monastica nasce dal silenzio. Il silenzio – disse ancora madre Cristiana – ci educa alla preghiera, ci orienta nella carità fraterna, ci apre la mente e il cuore ai fratelli che in modi diversi bussano alla porta del nostro monastero. Un silenzio quindi amato, ricercato, custodito e anche difeso da ingerenze che potrebbero inficiarlo». «La clausura educa a stare con la gente nel senso che la portiamo dentro di noi nel nostro silenzio e nella nostra preghiera: una monaca non è isolata dal mondo, ma semplicemente separata da esso per cogliere di questo caro mondo ogni gioia e ogni dolore e trasformarli in rendimento di grazie o in supplica di misericordia. Poi, c’è un’altra cosa: le persone che incontriamo in parlatorio o sentiamo in una telefonata sono indubbiamente poche rispetto a chi, fuori dalla clausura, cammina per le strade del mondo. Ma c’è una differenza abissale tra la persona incontrata sul lavoro, per strada, nel tempo libero, e la persona che viene al monastero e apre il suo cuore alla monaca che serenamente si pone in ascolto. Spesso le persone – aggiunse la madre Cristiana – ci fanno conoscere quella zona interiore e intima che ben difficilmente confidano ad altri, anche a quanti sono loro fisicamente più vicini. Il motivo è che le nostre relazioni non sono segnate da quella indifferenza, frettolosità o superficialità di ascolto che spesso si riscontrano nei contatti abituali tra le persone. Questa è un’esperienza che ha uno spessore di umanità molto ampio, bello e arricchente che ci toglie ogni tentazione di uscita». «Alla nostra porta può bussare chiunque – ci disse, concludendo – nel rispetto degli orari in cui siamo a pregare. In prevalenza sono persone adulte, spesso mamme che hanno bisogno di un supplemento di conforto e di aiuto spirituale; ma anche uomini del mondo del lavoro, uomini segnati da problemi non solo economici ma anche spirituali». La salma, dopo la celebrazione della messa funebre, verrà tumulata nella cappella delle monache presso il cimitero anagnino.

Sante De Angelis