Anagni

E’ trascorso circa un mese da quando, con un editoriale su Anagnia.com, abbiamo proposto alla città le nostre idee per un percorso chiaro di sviluppo economico e sociale in risposta alla tremenda crisi da pandemia Covid-19.

Nella consapevolezza che già da mesi “nulla è come prima, assumono grande importanza i tempi della riorganizzazione del nostro tessuto socio – produttivo attraverso azioni coerenti e coordinate verso chiari obiettivi di crescita della città. Sussidiarietà ed assistenzialismo hanno, per loro stessa natura, il fiato corto.

Un nuovo modello di sviluppo sostenibile ed integrato richiede impegno e capacità degli amministratori nell’utilizzare anzitutto le leve primarie proprie della città per sua vocazione storica, posizionamento geografico, articolazione del territorio, reti di comunicazione.

In tal quadro, il ruolo della cultura ed un marcato sviluppo dell’ industria del turismo sono nella vocazione primaria della città di Anagni. Un settore economico che prima dell’effetto Covid-19 rappresentava nel nostro Paese la principale componente di PIL con una media intorno al 13% ed elevate punte di picco in città storiche con potenziali non sempre superiori a quelli di Anagni.

L’industria del turismo anche nella nostra città fonda la sua ripresa, ancorché in un così mutato contesto, nella capacità di attrazione e nella vivibilità diffusa dell’intera città, in parallelo alla capacità di sviluppo (effetto volano) di tutta una serie di attività connesse che vanno dal piccolo commercio ai prodotti tipici, dalle botteghe storiche alle attività artistiche ed artigianali, dalla filiera dell’accoglienza, dell’agroalimentare e ristorazione tipica alla cura e valorizzazione delle eccellenze, del paesaggio, dell’estetica e dell’ambiente.

L’economia del turismo è, del resto, una scelta complessa (‘Pensare Turismo’) proprio perché articolata su diversi settori capaci, a loro volta, di alimentare ulteriori filiere di attività. Potremmo dire che, al pari del concetto della buona ‘economia circolare’ nella produzione delle merci, il rilancio post Covid-19 nella nostra città passa attraverso quella rappresentazione convenzionale ‘economia circuitale aperta’ propria della macro industria del benessere. Un’economia caratterizzata da una molteplicità di piccole imprese dove la centralità della persona rifugge da forme di gestione delle attività con il cosiddetto ‘pilota automatico’. Un settore particolarmente ‘labour intensive’.

Il turismo su cui lavorare sarà parecchio diverso dalle consolidate abitudini: meno folla, più spazi e distanziamento sociale, meno città, più cultura dei borghi e mete di prossimità; un turismo meno veloce e meno consumistico, più sensoriale, paesaggistico ed esperenziale. In sintesi, un turismo molto più identitario, più slow e più green, con spiccata esigenza verso una maggiore qualità dell’offerta capace di rispondere a nuove sensibilità e bisogni generati dalla vicenda della pandemia.

Ad Anagni non basterà di certo contare il numero dei biglietti staccati nei due principali musei cittadini (Museo della Cattedrale e Palazzo Bonifacio) che, seppur fondamentali, non saranno certo sufficienti ad attivare quel circuito virtuoso capace, solo esso, di promuovere sviluppo di attività, occupazione e benessere diffuso.

Anagni ha bisogno di aumentare la sua fruibilità con un maggior tasso di utilizzo della città e del suo territorio. E’ una necessità fondamentale per sostenere quel ‘valore di scambio’ che, oltre che derivato dall’identità storica, si concretizza e si moltiplica solamente con l’ampliamento quali- quantitativo dell’offerta turistico – culturale.

Una sorta di reciprocità virtuosa deve potersi generare tra l’ampliamento dell’offerta turistica, la crescita del ‘valore di scambio’ (redditività diffusa) e stimoli per nuove attività ed ulteriore implementazione dell’offerta.

Alcuni provvedimenti della Regione Lazio e del Governo di questi giorni possono, in particolare, consentire all’Amministrazione cittadina di avviare concretamente un tale percorso virtuoso post pandemia.

Con riserva di tornare ad approfondire in altre sedi, chiediamo al Sindaco di cogliere a pieno l’opportunità di sviluppo promossa dal bando regionale per la “Valorizzazione dei luoghi della Cultura” (Det. G05347 del 6 u.s. del Settore Cultura e Politiche Giovanili della Regione Lazio).

Un intervento di 5,6 milioni di euro con cui la Regione Lazio pone, tra l’altro, a proprio carico l’80% dei costi diretti ed indiretti nella valorizzazione di Aree Archeologiche, Parchi Archeologici aperti al pubblico o ancora da istituire ed includere nella OMR (Organizzazione Museale Regionale) con i relativi benefici nelle iniziative di rete.

Diciamo a chiare note alla città ed al Sindaco che è un’occasione imperdibile per realizzare, senza esosi costi per il Comune, il Parco Archeologico di Piscina con il pieno recupero alla nostra città dell’identità storica romana e, con essa, la memoria e le imprese dei nostri personaggi del tempo. Una ricchezza reale ed emblematica in termini storici e ‘market branding’ che potrà giovarsi in seguito anche della riscoperta -in convenzione con privati- delle testimonianze archeologiche del Circo Marittimo e del Tempio di Diana nel ‘Compitum Anagninum’ di Osteria della Fontana.

Va da sé che, anche alla luce delle più comuni considerazioni lasciateci dalla triste esperienza del la pandemia, sarebbe del tutto fuori luogo riprendere nel 2021 il progetto di ampliamento del parcheggio nell’area archeologica di Piscina che, con l’annessa definitiva cancellazione dell’area del Giardino Pubblico, sarebbe del tutto in antitesi con lo sviluppo di un luogo di cultura storico, ambientale, paesaggistico in grado di rispondere alle nuove regole e nuove sensibilità del turismo post Covid-19.

Un moderno piano della mobilità cittadina dovrà trovare certamente adeguate risposte in diverse soluzioni rispetto a quell’esigua decina di nuovi posti auto pensati ad un costo economico ed ambientale assolutamente sproporzionato.

Altra importante opportunità di rilancio della città, atta a generare occupazione e sviluppo, è data dall’approvazione in data di ieri (13 u.s.) da parte del Consiglio dei Ministri della revisione dei provvedimenti già denominati ‘ecobonus’ , ‘sismabonus’ e ‘bonus facciate’ in ambito del decreto ‘Rilancio’. In attesa dei provvedimenti attuativi, l’elevazione del bonus al 110% della spesa e l’introduzione dello sconto fattura con cessione del credito all’impresa ed al sistema finanziario sono provvidenze aggiuntive per sostenere la valorizzazione del nostro patrimonio urbanistico e rilanciare il settore della media e piccola edilizia.

Il nostro corso Vittorio Emanuele, il centro storico, la città tutta potranno beneficiarne grandemente tornando a raccontare storia ed esprimere accoglienza e bellezza in luogo di sensazioni di degrado da incuria e progressivo avanzare del tempo.

Lo Stato legifera creando strumenti di sostegno, le amministrazioni locali dovrebbero promuoverli e finalizzarli stimolandone conoscenza ed utilizzo da parte dei cittadini. Si tratta, in questo caso, di provvedimenti strutturali studiati nel duplice obiettivo del recupero/valorizzazione del prezioso patrimonio urbano, in uno con una decisa ripresa dell’importante filiera dell’edilizia.

Anagni per ‘rinascere’ dopo l’emergenza ha assoluto bisogno di cogliere l’uno come dell’altro obiettivo , ora che lo strumento è consegnato nelle mani dell’Amministrazione comunale.

Pensare di rilanciare il commercio, l’artigianato o l’enogastronomia cittadina agendo sulla TOSAP e su sostegni una tantum rischia di rimanere un’ illusione se, accanto all’adeguamento di norme in deroga per il centro storico, non sono a crearsi nuove condizioni di vivibilità ed accoglienza della città che evitino il progressivo invecchiamento e spopolamento del suo centro urbano.

Puntare sullo sviluppo turistico senza crearne i presupposti e senza interpretarne i nuovi bisogni, dopo lo sconvolgimento del Coronavirus, rischierebbe di essere altrettanto illusorio ed inconcludente. Giusto ricordare che, ancor prima dell’avvento della pandemia, Anagni ha registrato molte chiusure di attività ed un indicativo proliferare di cartelli “Vendesi” già nel corso del 2019.

Solo una nuova politica di qualità potrà consentire il recupero di un percorso di crescita della nostra città a beneficio dei residenti, dei visitatori e della sua più ampia comunità di riferimento nel nord Ciociaria.

Non porsi operativamente all’altezza sarebbe delittuoso verso le giuste attese di tante famiglie e verso le future generazioni.

articolo a cura del dott. Nello Di Giulio