Appurato che la “fase 2” appena iniziata rappresenterà la base da cui ripartire ma che, in sostanza, sarà anche la cartina al tornasole dell’emergenza socio-economica che corre parallelamente a quella epidemiologica, è interessante seguire già le linee di faglia nate attorno al dibattito sulla “fase 3”, quella della ricostruzione del tessuto sistemico su basi totalmente nuove.

Il termine “economia circolare” è condiviso dalla classe dirigente – intesa secondo la teoria di Gaetano Mosca – territoriale ma poi esistono varie interpretazioni su cosa dovrebbe essere e su dove con questo modello di sviluppo si dovrebbe arrivare.

Comunque la si pensi sul tema, esiste una questione solo esteriormente lambita nel corso dibattito che però meriterebbe più attenzione e dovrebbe rappresentare uno dei punti fondamentali per orientare poi le scelte dei decisori politici: le aree interne.

Si definiscono aree interne i Comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (Salute, Istruzione, Mobilità) ed in questa categoria rientrano circa 4000 comuni, cioè il 60% del territorio nazionale. Per definire quali Comuni ricadano nelle aree interne occorre innanzitutto individuare il/i comune/i cosiddetti “polo”, cioè realtà che offrono contemporaneamente almeno un’offerta scolastica completa (dispongano di almeno un liceo, un istituto professionale, un istituto tecnico), almeno un ospedale d.e.a. di I° livello e una stazione ferroviaria di tipo “silver” secondo la classificazione di Ferrovie dello Stato.

Per la conformazione del territorio, per l’analisi storica dello sviluppo e per i servizi offerti Anagni è stata ed è ancora una città “polo” nonostante un radicale ridimensionamento dell’offerta sanitaria che nel corso degli ultimi anni è stata ispirata da teorie basate sui “poli sanitari” in netto contrasto con la presenza radicata sul territorio dei presidi ospedalieri.

Dunque, nonostante la questione Sanità – che però ha interessato numerose realtà su tutto il territorio nazionale – Anagni è rimasto un Comune “polo” per un circondario che è infrastrutturalmente parte integrante delle aree interne. Questo implica che qualunque piano di sviluppo si voglia prendere in considerazione, si dovranno fare i conti con la naturale vocazione di Anagni ad essere una realtà baricentrica del territorio dell’area nord della Provincia di Frosinone. Tradotto, non si può pensare che Anagni sia una “monade”, anzi, un qualunque piano di sviluppo – anche solo una riflessione in assenza di un piano strutturato – che voglia rispondere alle reali esigenze della città dovrà tenere presente la funzione sistemica essenziale di Anagni quale fulcro economico-produttivo-culturale dell’area nord della Ciociaria e come uno dei più importanti della Regione Lazio.

Finora il dibattito s’è articolato su due linee di pensiero che, apparentemente concomitanti, in realtà sono tra loro antitetiche: le due “visioni” della città nella “fase 3” (che non è poi tanto lontana) sono una votata a “fare sistema” integrando certezze e potenzialità del territorio circostante ed incanalandole nella linea di sviluppo tracciata per Anagni; l’altra che potrebbe essere definita “internista”, meno pragmatica, meno attenta alle dinamiche del mondo produttivo, sicuramente più ideologica.

Il rilancio dell’economia locale non potrà comunque prescindere dalla programmazione nazionale ed occorrerà fare in modo che Anagni venga individuata quale meta d’investimenti mirati. Le potenzialità ci sono in quanto la base, dal punto di vista orografico, da quello delle infrastrutture materiali e perfino di quelle immateriali, esiste ed è buona. Tutto starà nella capacità – politica, amministrativa ed imprenditoriale – di saper poi mettere insieme quel che già esiste con quel che si progetta. In altre parole anziché favorire la “verticalizzazione” delle filiere produttive occorre allargare il perimetro delle capacità territoriali; un modello di produttività diverso, decisamente più vicino alle esigenze dei comuni-polo e delle città-cintura nella fase post-Covid.

Mai come adesso sarà fondamentale avere una visione pragmatica, esente dalle scorie ideologiche del passato e frutto d’una riflessione capace di incidere profondamente sul tessuto sociale, culturale e produttivo anagnino. La “fase 3”, per quanto in questi giorni possa sembrare strano, è già adesso.

articolo a cura di Filippo Del Monte