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Pezzi di stoffa al posto delle mascherine, il gruppo dei medici Unità Cure Primarie di Anagni scrive al presidente dell’Ordine dei Medici di Frosinone: “noi in guerra a mani nude”

per fare piena luce sulla questione, il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani ha scritto una lettera al prefetto di Frosinone Ignazio Portelli

Mentre tutto il mondo trema per l’emergenza sanitaria e per le conseguenze che questa potrebbe portare anche in ambito sociale ed economico, sale la tensione tra i medici di Anagni e ASL di Frosinone per alcune mascherine inviate per la protezione individuale, bollate come inefficaci, inutilizzabili ed assolutamente inadeguate dagli stessi medici. In una lettera inviata al presidente dell’ordine dei Medici di Frosinone Fabrizio Cristofari, il gruppo medici Unità Cure Primarie di Anagni lamenta l’inidoneità delle mascherine inviate in dotazione: semplici fazzoletti di tessuto non tessuto, da piegare in tre e con delle asole sui lati per poterlo legare dietro la testa. “Dopo tanta attesa la ASL nel Distretto di Anagni, in data odierna (ieri, giovedì 26 marzo – ndr) l’unica cosa che ha fornito ai medici di base come dispositivi di protezione individuale dal COVID 19 sono solo due pezzi di tessuto a mo di mascherina che dovrebbero garantirci e garantire i nostri pazienti. E’ questa – si chiedono i medici dell’UCP – la tutela dei professionisti che ogni giorno si trovano in prima linea a combattere il COVID 19?”.

Non vere e proprie mascherine – dunque – tanto da non essere considerati presidi sanitari, ma inadeguati dispositivi di protezione individuale.
L’Unità di Cure Primarie dei medici di Anagni raccoglie nove medici che forniscono un’assistenza più completa erogando servizi sanitari a tutti i pazienti quali visite mediche di medicina generale, prescrizione farmaci, rilascio di certificati, accertamenti diagnostici di base e altro. In questo momento di difficile emergenza per la città e per il Paese, stanno mettendo in campo – malgrado tutto – tutta la loro professionalità e competenza: in prima linea rischiano la vita contro il virus cinese e per tale motivi chiedevano armi per combattere una guerra impari. Ma invece di fucili sono arrivati delle pistole ad acqua.

Sulla questione è intervenuto, con una lettera inviata al prefetto di Frosinone Ignazio Portelli, anche il presidente provinciale del Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani dott. Giovanni Magnante che scrive:

In data 26 marzo 2020 la scrivente sezione SNAMI ha ricevuto notizia che presso il distretto sanitario di Anagni è avvenuta una cosiddetta distribuzione di cosiddetti DPI.
L’aggettivazione usata è per sottolineare il fatto esecrabile che:
1- I DPI consistono in due (dicasi due) mascherine a Medico, senza approvvigionamento di camici, occhiali e
guanti.
2- La mascherina consiste in un oggetto di infima fattura (di cui si allega foto), assolutamente inadeguata a garantire le dovute protezioni al lavoratore.

Oltre i rilievi in materia di sicurezza sul lavoro, fonte di responsabilità penale, e di cui si farà esposto nelle dovute Sedi, l’accaduto è oggettivamente oltraggioso nei confronti dei Professionisti interessati, che in conseguenza sono messi ancor meno nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Voglia S.E. Ill.ma intervenire quale Autorità preposta, al fine di scongiurare i rischi da contagio che corrono i Medici nell’esercizio della loro attività lavorativa in regime di servizio sanitario nazionale, considerati anche i decessi di tanti Medici già avvenuti a causa del Coronavirus in molte parti d’Italia.