articolo a cura di Marzia Armida e Giovambattista Martino, rispettivamente presidente e coordinatore dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente

L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia in merito alla diffusione geografica di COVID- 19 rappresenta che il giorno 11 marzo 2020 nella nostra ASL si contavano 21 pazienti contagiati,di cui sette(7) ricoverati nel Reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale F. Spaziani di Frosinone, pari al 30% del totale. La media italiana,nello stesso giorno, era per i degenti in terapia intensiva rispetto i positivi, pari al 10% circa. Nella fattispecie in Lombardia il 9,7%,in Emilia il 6,5%, nel Veneto 6,17%, il 15% in Piemonte,il 17% in Toscana,il14%nelle Marche, il 14% nel Lazio. Balza con evidenza la gravità del dato della Ciociaria che si è attestato,appunto,al 30%. Un altro primato negativo che si somma a quello dell’inquinamento da polveri sottili , da cui forse il nuovo virus ricava anche un sostegno etiopatogenetico. Caso ,coincidenza o,come già da altri espresso, ipotesi suggestiva di possibile rapporto di casualità o meglio di concasualità tra l’entità della diffusione dell’infezione, la gravità dei quadri clinici, la mortalità e la più alta concentrazione di polveri sottili nei territori infestati? E’ un dato di fatto che la patologia COVID -19 ha finora interessato fortemente e prevalentemente in Europa la Pianura Padana, in Cina la Provincia di Hubei con alta espressione di mortalità in entrambe le regioni,che notoriamente presentano elevati valori di concentrazione di PM10 da troppo tempo. La stessa condizione di inquinamento aereo che si ravvisa, ormai da oltre 20 anni, anche in Ciociaria. Quale il presumibile rapporto tra PM ed infezioni delle basse vie aeree? Forse individuabile nella nota attività pro infiammatoria ed ossidativa delle polveri sottili. E’ inconfutabile che qualsivoglia lesione flogistica, soprattutto se continuativa nel tempo determini, a carico della mucosa delle vie respiratorie, una condizione di iperreattività bronchiale che sottende una risposta abnorme agli stimoli biologici quali virus e batteri oltre che chimici e fisici e crea una condizione di soppressione dell’immunità d’organo che,a sua volta,rafforza l’impianto degli agenti patogeni attraverso la liberazione di una serie infinita di agenti lesivi, fino all’insufficienza respiratoria acuta. Anche il coronavirus si avvale degli stessi meccanismi degli altri virus respiratori per creare la condizione di polmonite interstiziale che gli è propria. Tristemente noti alle cronache di questi giorni sono gli interventi rianimatori,che seppure tempestivi, troppo spesso hanno esitato nella morte. La predilezione della malattia da coronavirus e la gravità dei quadri clinici nell’età avanzata, potrebbe essere condizionata proprio dall’annosa esposizione delle vie respiratorie all’attività nociva delle polveri sottili oltre ovviamente alle note comorbilità proprie degli anziani. L’ iperattività bronchiale da agenti ossidanti quali le PM non è un’ipotesi ma una realtà scientifica, così come una realtà scientifica è il più facile sviluppo delle patologie virali ,in genere,su siffatto substrato compromesso. Quali le peculiarità specifiche che determinino poi il livello di gravità clinica non sono ancora chiarite. Ovviamente non conosciamo il meccanismo di azione con il quale il coronavirus esprime la gravità clinica laddove conduca a gravi quadri polmonari, pur ravvisando in qualsiasi condizione ossidativa,ivi compresa,ripetiamo,quella determinata dalle polveri sottili, un ben rappresentato ed innegabile substrato di predisposizione ed innesco. Ricordiamo infine, che le polveri sottili sono un predominante, riconosciuto ed iperstudiato determinante epigenetico,ossia inducono modifiche del fenotipo umano,cioè dell’espressione e dei cambiamenti che il nostro organismo subisce in rapporto a tali importanti stimoli. Tra le modifiche è ipotizzabile che l’alta concentrazione delle polveri sottili nei territori più colpiti, possa aver mutata,in senso esacerbativo, la risposta del soggetto al virus, laddove il paziente sia stato,appunto, per lungo tempo esposto. Alla luce di quanto rappresentato, l’attenzione e l’impegno da parte di tutti nel seguire le indicazioni governative di salvaguardia dal contagio, devono essere massimi, evitando ogni possibile comportamento a rischio. Le istituzioni tutte devono aver ben chiaro questa condizione di possibile emergenza straordinaria nel nostro territorio, per le opportune scelte decisionali ed attuative.