Brandon Matteo Ascenzi

Un genio molto amato ma certo non sempre facilissimo da comprendere, William Shakespeare è stato e continua ad essere fonte inesauribile per le espressioni artistiche più svariate; chiunque – attore affermato o aspirante tale – abbia necessità di impreziosire la sua biografia artistica deve passarci. Capostipite fra questi Amleto fu negli anni ’50 il giovane Vittorio Gassman, poi vennero Giorgio Albertazzi, Carmelo Bene, Carlo Cecchi e tanti altri a seguire, fino ai giorni nostri. A provarci, oggi, è un giovane ed appassionato anagnino, artista eclettico e poliedrico, cantante lirico che ha calcato già diversi palcoscenici italiani ed esteri, attore versatile dal tratto impegnato e disincantato, che nella vita si occupa anche parallelamente di tutt’altro – nello specifico di neurobiologia, neuroanatomia (questo spiega l’utilizzo del suo personale coltello d’ autopsia durante l’interpretazione) ed autismo. Brandon Matteo Ascenzi, 29 anni, per anagnia.com ha vestito i panni dell’attore e ha recitato un passo della prima scena del terzo atto di una delle più note – forse la più nota – tragedie shakespeariane: l’Amleto, appunto. Emozionante, su tutto, la declamazione di quella che è una delle frasi più celebri della letteratura di tutti i tempi, interrogativo esistenziale del vivere soffrendo (essere) o ribellarsi rischiando di morire (non essere) è alla radice dell’indecisione che impedisce ad Amleto di agire (il famoso «dubbio amletico»).
La location scelta dallo stesso Brandon – in molti la riconosceranno – è quella della cripta di San Magno sita nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Anagni, tesoro dell’Arte medievale colmo di colori, di sfumature, di significati e di contenuti. “È stata una crescita spiriturale non indifferente per me quella di interpretare questo brano, soprattutto per quanto riguarda la paura che tutti noi abbiamo dell’ignoto. Proprio come la paura che avevo io stesso prima che toglievo il lensuolo che copriva il cadavere posto sul tavolo settorio al momento d’iniziare l’autopsia, potendo quindi vedere cosa c’era sotto – afferma Matteo – del resto, per i romantici come me la complessità dei personaggi shakespeariani è una straordinaria fonte creativa per tratteggiare figure vibranti e a volte inafferrabili”.
Un debutto “in prosa”, per Brandon e – soprattutto – un debutto come regista: “ringrazio Edoardo Siravo che mi onora della sua amicizia e che ha collaborato con me alla buona riuscita di questa scena. Grazie anche a Indighena Produzioni per le riprese e il montaggio; grazie – ovviamente – ad anagnia.com per lo spazio che mi mette a disposizione e a lettori di anagnia.com che avranno il piacere di guardare per primi il video che del resto girerà il mondo”.
Una performance perfettamente riuscita, quella di Brandon, impreziosita – all’inizio – dall’aria “O vin dissipe la tristesse” da lui interpretata e tratta dall’opera lirica “Hamlet” composta da Ambroise Thomas.

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