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Coronavirus. Firmata l’ordinanza che impone a tutte le persone che abbiano fatto, stanno o faranno ingresso nella Regione Lazio dalle “zone rosse”, di comunicare tale circostanza al numero verde 800.118.800

È stata firmata l’ordinanza in merito alle “Misure per la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019”. L’ordinanza impone a tutte le persone che abbiano fatto, stanno o faranno ingresso nella Regione Lazio dalle “zone rosse”, di comunicare tale circostanza al numero verde 800.118.800 che si coordina con il dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria territorialmente competente in raccordo con il medico di medicina generale (MMG) o il pediatra di libera scelta (PLS). L’ordinanza impone di osservare la permanenza domiciliare, il divieto di spostamenti e viaggi e di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza fino alla valutazione a cura del dipartimento di prevenzione. È disposta inoltre la sospensione delle attività fino a nuove disposizioni di piscine, palestre e centri benessere. “L’ordinanza è emessa nel rispetto dei ruoli istituzionali, dichiarano in una nota congiunta l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato ed il vicepresidente, Daniele Leodori.

“Il sistema sanitario unito ce la farà”, dichiara poi l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato al termine della riunione in videoconferenza della task-force regionale per il COVID-19 con i direttori generali delle Asl. Durante la riunione è stato fatto un bilancio della situazione attuale: Asl Roma 1 è stato intercettato un sospetto caso positivo al COVID-19 alla Casa della salute Prati-Trionfale, trasferito allo Spallanzani. Gli operatori hanno agito in sicurezza. Si tratta del primo caso intercettato da una struttura della rete territoriale; Asl Roma 2 due i medici positivi, 89 persone uscite dalla quarantena e 460 persone in sorveglianza domiciliare; Asl Roma 3 sono 192 le persone in sorveglianza domiciliare, 8 i dimessi dallo Spallanzani che proseguono percorso domiciliare; Asl Roma 4 sono 90 le persone in sorveglianza domiciliare, 2 i ragazzi di Civitavecchia con sospetta polmonite; Asl Roma 5 sono 3 i positivi e 97 in sorveglianza domiciliare; Asl Roma 6 decesso di una donna 90enne al Sant’Anna positiva al COVID19, sono 480 in sorveglianza domiciliare; Asl di Rieti isolamento per 22 soggetti, potenziata la terapia intensiva e si conferma un caso positivo da Fara Sabina trasferito allo Spallanzani; Asl di Latina è in corso la verifica su 12 posti a pressione negativa in più; Asl di Viterbo sono 112 i nuclei in quarantena; Asl di Frosinone sono stati attivati 7 posti di terapia intensiva e 6 posti aggiuntivi di malattie infettive. Sono 280 in sorveglianza domiciliare ed è stata attivata la consegna domiciliare dei farmaci per pazienti fragili. Decesso infine di un uomo di 75 anni a Cassino positivo a COVID-19 è in corso l’indagine epidemiologica.

Il Presidente della Conferenza sanitaria dei Sindaci della Provincia di Frosinone, Nicola Ottaviani, chiede al Governo ed alla Regione di promuovere, immediatamente e senza indugio, la riconversione di alcune cliniche e dei reparti dismessi, di chirurgia generale e di medicina, in posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, prima che l’emergenza delle rianimazioni si sposti dal Nord all’Italia centrale.
“Ormai, dobbiamo affrontare, pur in mezzo a tante criticità, l’argomento “principe”, davanti al quale tutto il resto passa in secondo piano” – ha dichiarato il Sindaco del Capoluogo, Nicola Ottaviani – “Da ieri, dopo aver visto che in Lombardia, in un giorno, il numero dei contagi è aumentato del 20%, e quindi, di converso, scende proporzionalmente del 20% la disponibilità attuale dei posti letto in terapia intensiva, non ci vuole un matematico per capire che in quelle zone si arriverà velocemente al sold out drammatico, proprio nel settore delle rianimazioni. E le dichiarazioni di alcuni responsabili della Società Italiana di anestesiologia, secondo cui a breve si rischia di selezionare chi curare, appaiono scioccanti ma, forse, reali. Sul Lazio, per ora, grazie al Cielo, non abbiamo i numeri della Lombardia e, allora, abbiamo qualche settimana in più per agire, senza perdere, però, neppure un giorno per attrezzarci.
In questi giorni, ho interpellato alcuni esperti di edilizia sanitaria, sia pubblica che privata, quelli che però, almeno in questo momento, capiscono che non si può sempre lucrare su tutto, ma che posseggono il know how di cui abbiamo bisogno.
In 20/25 giorni, le imprese migliori del settore sono in grado di riconvertire un posto letto di medicina o di chirurgia generale in un posto di terapia intensiva o sub intensiva, con un costo medio di 60/70.000 euro per letto, secondo la doppia opzione di intervenire sugli ospedali pubblici, parzialmente dismessi, o sui reparti omologhi delle cliniche private. A ciò, naturalmente, dovremmo aggiungere il costo, sempre per posto letto, di 1.300/1.500 Euro al giorno per il personale (ossia la stima attuale della Regione Lazio), per anestesisti, operatori sanitari, tecnici di laboratorio e di radiologia ed infermieri. Del resto, sul Lazio vi sono almeno 3 o 4 cliniche convenzionate sulle province ed una quindicina su Roma, con reparti in grado di essere riconvertiti velocemente. I macchinari, però, vanno acquistati subito ed i lavori non si possono effettuare dalla sera alla mattina, magari solo quando i virologi o gli infettivologi dovessero formalizzare le richieste in urgenza.
Anzi, considerato che le cliniche private non avrebbero un grosso interesse alla riconversione da medicina o chirurgia in terapia intensiva, ma potrebbero agire con maggiore elasticità di procedure rispetto al pubblico, solo esercitando, in queste ore, le prerogative regionali e governative, con la relativa decretazione d’urgenza, si potrebbe centrare l’obiettivo. Parimenti, la stessa operazione potrebbe essere attivata, eventualmente anche come compensazione dei letti riconvertiti, negli ospedali parzialmente dismessi (ad es. Anagni, Pontecorvo, Atina e tanti altri sul Lazio), con costi speculari. Se siamo capaci di lavorare, come sappiamo, muovendoci in fretta, su tutto il Lazio, tra intensiva e sub intensiva, con i riverberi e le criticità del caso, possiamo moltiplicare per 4 o per 5 i letti dedicati.
Al Nord si rischia di non fare in tempo, ma nel Centro Sud abbiamo ancora qualche decina di giorni per muoverci, senza perdere tempo nella ricerca della certezza asfittica delle proiezioni probabilistiche. Del resto, i 750 posti, attualmente destinati alla terapia intensiva, non possono essere utilizzati sottraendoli, in toto, agli altri casi ordinari di insufficienze respiratorie o cardiocircolatorie, come avviene, ad esempio, in occasione degli incidenti stradali o delle altre emergenze quotidiane. Se poi non dovesse verificarsi questa necessità, sicuramente
non possiamo permetterci il lusso di scoprirlo troppo tardi. Speriamo tutti che quei posti in più terapia intensiva non servano, ma se ci fosse l’urgenza, peraltro ormai quasi prevedibile, non possiamo trovarci davanti alla scelta di chi salvare, in base all’età o al lignaggio”.

Frosinone, decreto Covid-19. Il sindaco Nicola Ottaviani: “al via i controlli dei vigili”

Seguendo le disposizioni del sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, di concerto con le indicazioni impartite dalla Prefettura di Frosinone, a partire da giovedì 12 marzo, la Polizia locale, coordinata dal comandante Donato Mauro, effettuerà controlli nei locali pubblici al fine di verificare il rispetto del decreto emesso dal Governo in materia di contrasto e prevenzione del Covid-19.  “I gestori di attività di ristorazione – si legge nel documento firmato dal Presidente del Consiglio – possono continuare a tenere i locali aperti, a condizione che garantiscano la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, pena sanzione in caso di violazione”. Per questo motivo, gli uomini della polizia locale accerteranno, dal giovedì alla domenica e anche in orario notturno, che non si creino assembramenti e affollamenti nei locali e nei luoghi di incontro, verificando, inoltre, la presenza di procedure di ingresso contingentato (che preveda, cioè, l’accesso diversificato a seconda dell’orario, con un numero di persone tale da permettere la distanza di circa un metro l’una dall’altra).

“Del resto – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani – le prossime settimane saranno proprio quelle in cui è previsto il maggior picco della diffusione del virus anche nelle regioni del centro-sud Italia, ragion per cui appare indispensabile qualche accortezza in più e, soprattutto, conciliare le esigenze connesse alle relazioni sociali, con quelle della salute e della sicurezza urbana”.

COVID-19 L’APPELLO DEI SINDACI DEL LAZIO: “LE MISURE DEL GOVERNO NON SONO ESAGERATE E VANNO PRESE CON LA MASSIMA SERIETÀ”

In queste ore la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato un nuovo DPCM che fornisce indicazioni e restrizioni che riguardano i nostri Comuni. E per dare un segnale ancora più forte affinché tutti seguano in maniera seria e scrupolosa le nuove misure, i Sindaci del Lazio rivolgono un’appello congiunto ad ogni cittadina e cittadina.

Come avete potuto ascoltare dalle notizie di questi giorni, la diffusione del virus COVID-19 sta crescendo. Servono misure drastiche soprattutto perché i primi giorni possono essere asintomatici e quindi l’eventuale contagiato potrebbe non esserne cosciente e potenzialmente può essere chiunque di noi.

Se il contagio si diffonde, il nostro Sistema Sanitario Nazionale collassa. Non siamo pronti per una evenienza del genere.

Le misure che il Governo, il Ministero della Salute, la Regione e anche noi stiamo diffondendo non sono esagerate e vanno prese con la massima serietà.

Le scuole, le università e i servizi educativi per l’infanzia sono sospese fino al 15 marzo 2020. Tutte gli eventi pubblici, culturali e non, sono annullati. Chiusi cinema, teatri, musei, pub, discoteche, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo. Le competizioni sportive sono rimandate.

Ma tutti questi sforzi non serviranno a niente se ogni singolo cittadino non farà la sua parte. Le persone over 65 o malate non devono uscire di casa se non strettamente necessario. Gli spostamenti di tutti i cittadini vanno limitati al minimo indispensabile. Nei bar, nei supermercati, nei ristoranti, nei locali pubblici, dovunque ci troviamo, dobbiamo rispettare la distanza di almeno un metro dalle altre persone.

Sappiamo che è molto dura, ma dobbiamo fare uno sforzo. Nessuna forza pubblica sarà in grado di controllare tutte le attività private. Vi preghiamo pertanto di collaborare tutti e di aiutarci. Soprattutto i giovani e i giovanissimi che possono essere una colonna importantissima di questo processo.
Nessuno si senta escluso.

È necessario attenerci alle disposizioni nazionali:

  • ogni attività va annullata in spazi pubblici e privati, a meno che non si possa rispettare la distanza di un metro fra le persone (vale anche per compleanni, matrimoni, feste private, bar, ristoranti e similari);
  • attività di ristorazione e bar: Obbligo a carico del gestore di far rispettare la Distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro con sospensione dell’attività in caso di violazione;
  • tutti gli esercizi commerciali , all’aperto e al chiuso, il gestore DEVE garantire le misure che consentano un accesso con modalità contingente o comunque idonee ad evitare assembramenti di persone nel rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro;
  • dovete lavarvi le mani ogni volta che potete e evitare di toccarvi bocca, naso e occhi;
  • tutte le persone sopra il 65 anni, i malati cronici, chi è affetto da multimorbilità, gli immunodepressi devono evitare di uscire di casa salvo casi eccezionali;
  • gli spostamenti di tutti i cittadini e le cittadine devono essere limitati al minimo indispensabile;
  • chiunque abbia sintomi sospetti o che sia stato nelle ultime settimane in aree considerate a rischio deve chiamare immediatamente il medico di base o il pediatra di scelta libera e non andare nei pronto soccorso o negli ambulatori;
  • ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5°C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;
  • chiunque a partire dal 23 febbraio 2020 abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico deve comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria competente nonché al proprio medico di medicina generale o al pediatra di scelta libera;
  • evitare abbracci e strette di mano e il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie;
  • evitare assolutamente l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva.
    Insieme possiamo farcela. Ma serve la responsabilità e la collaborazione di tutti.

Noi sindaci siamo qui a vostra disposizione. In prima linea, come sempre.
E continueremo a informarvi.