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Il Programma di Valutazione Epidemiologica sulla Valle del Sacco è senza fondi, ed il Presidio Sanitario e Ambientale Pre.S.A. di Anagni è stato cancellato; Civis, associazione ambientalista: “cittadini illusi ancora una volta”

l'ingresso dell'ospedale di Anagni

L’obiettivo – sbandierato in pompa magna ai quattro venti – sarebbe dovuto essere quello di dotare l’area geografica di pertinenza, particolarmente provata dal punto di vista ambientale, di un centro di cura, prevenzione, ricerca e di riqualificazione del plesso ospedaliero di Anagni: un progetto innovativo, primo presidio sanitario ambientale in Italia per combattere le patologie legate all’inquinamento che, sempre sulla carta, avrebbe dovuto fornire il territorio e, nello specifico, l’ex ospedale di Anagni di una struttura funzionale – denominata Pre.S.A. (Presidio Sanitario ed Ambientale) per prestazioni e attività legate alle tematiche Sanità e Ambiente. Ma, allo stato, dopo quasi due anni e mezzo dalla sua prima approvazione del maggio 2017, il programma risulta essere privo di risorse per la sua concreta attuazione tanto che la realizzazione del Presidio Sanitario ed Ambientale, così detto Pre.S.A., presso l’ex ospedale di Anagni, viene del tutto cancellata. Ad accorgersi dell’inghippo, quelli di Civis, brillante associazione ambientalista con sede a Ferentino (qui la nota completa, in formato .pdf), che puntualmente provvedere ad informare ed ad intervenire i cittadini. “Qualche anno fa si usava – e ancora si usa – riempiere la calza della Befana di tocchetti di quello che sembrava carbone ma in realtà era un dolce di zucchero, per stupire i bambini i quali dopo l’iniziale delusione gioivano per la sorpresa – scrive Civis in un comunicato stampa – la Regione Lazio nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni comunali della Valle del Sacco ha fatto il contrario: nella calza della Befana ha messo quelli che appaiono come gustosi dolcetti dall’incarto colorato e scintillante ed invece una volta aperti sono in realtà pezzi di nero carbone”.
E, in effetti, quello che l’attuale presidente del consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini aveva definito come “un progetto assolutamente innovativo e primo presidio sanitario ambientale in Italia per combattere le patologie legate all’inquinamento” con una stringata quanto vaga motivazione (“attuali esigenze”) viene totalmente cancellato: dunque, niente più sportello di ascolto e di informazione per la popolazione sui temi e i rischi ambientali; nessuna struttura per la prevenzione (esami clinici, monitoraggio, controlli e sorveglianza soprattutto indirizzati a persone in età fertile e donne in allattamento); nessun rafforzamento dei programmi di screening dei tumori già presenti sul territorio; nessun laboratorio per la prevenzione delle malattie respiratorie e delle patologie cardiovascolari. “E’ assai probabile – scrive Civis nella nota – che nella bozza del nuovo Atto Aziendale, recentemente approvato dai Sindaci, ugualmente sia stato depennato il Pre.S.A.: nessuno se n’è avveduto?”.
Dalla lettura del provvedimento regionale del 12 dicembre emerge, inoltre, che la decisione sulla eliminazione del Pre.S.A. di Anagni sia maturata nell’ambito “degli esiti di vari incontri svoltisi in tema, tra cui l’ultimo in data 11 giugno 2019”.
“Dei verbali di detti incontri – scrive ancora Civis – non abbiamo trovato traccia di pubblicazione né sul sito del Ministero dell’Ambiente né su quello della Regione Lazio; qualche rappresentante delle amministrazioni comunali e provinciali della Valle del Sacco è stato convocato e vi ha partecipato?
Se le amministrazioni della Valle del Sacco erano state informate dell’intenzione del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio di cancellare il Pre.S.A. di Anagni, e tacendo non si sono opposte, un’ombra opaca ricade sul loro operato.
E se, invece, non ne erano consapevoli, sarebbe stato opportuno semplicemente verificare il contenuto degli atti -come abbiamo fatto noi- prima di incensarsi e rivendicare dei meriti che tali non sono.
Inoltre, appare censurabile il fatto che il Programma di Valutazione Epidemiologica sia -allo stato- inattuato perché i fondi stanziati non sono stati effettivamente erogati alla Regione Lazio; anche su questa circostanza gli enti locali non erano informati?
Trattasi di risorse pubbliche sulle quali i Comuni della Valle del Sacco ben possono insistere per il rispetto della loro destinazione ed uso; tutti silenti?
E’ accettabile che ogni volta sia onere delle associazioni di cittadini, spesso palesemente ostacolate ed ostracizzate come la nostra, provvedere ad informare ed intervenire? Nella calza della Befana – conclude Civis – resta solo il carbone”.