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Il Città di Paliano nell’Olimpo del campionato di Eccellenza trascinato dal suo capitano, 300 goal in carriera e tanto altro ancora: Yuri Fazi, in un’intervista esclusiva, si racconta

Yuri Fazi, capitano del Città di Paliano

La sconfitta casalinga rimediata nella domenica appena trascorsa contro l’Atletico Vescovio, ha lasciato un po’ d’amaro in bocca al Città di Paliano. Nonostante i tre punti persi, dopo la 13^ giornata le furie biancorosse mantengono stretto il loro terzo posto a quota 21, restando nell’Olimpo del girone B, nel campionato di Eccellenza. Una settimana ricca di emozioni quella vissuta dagli uomini di Mister Russo, per uno di loro in particolare: il trascinatore della squadra, il suo capitano. Ha raggiunto il tanto ambito traguardo dei 300 goal in carriera e… tanto altro ancora, Yuri Fazi si racconta. 

Nasce a Palestrina il 26 novembre 1984, un campione fuori da ogni schema, un campione fuori e dentro il campo di calcio con la schiettezza e la simpatia di chi dice sempre quello che pensa. Sembrerà strano ma il suo amore per il pallone non nasce subito, erano i primi anni 2000 quando si avvicina al calcio dilettantistico dopo 10 anni trascorsi su un altro campo, quello dell’Atletica. Yuri Fazi, sportivamente parlando. nasce corridore, quello scatto se lo porterà dietro per sempre, dal suo primordiale ruolo di ala sinistra con il vizio del goal, a quello di bomber per eccellenza. Di reti ne sono arrivate 300.

Carriera: dal 2001 al 2003 milita nel Valmontone; nel Palestrina dal 2003 al 2007 per poi tornare nel 2008-09; nel Monterotondo 2007-08; nella Cavese 2009-10; nel Pisoniano dal 2010 al 2012; nel San Cesareo 2012-13; nel Serpentera dal 2013 al 2015; nel Colleferro 2015-16; nel Vis Artena 2016-17; nell’Olevano 2017-18; nel Città di Paliano dal 2018 ad oggi.

Ha giocato in tante diverse categorie, ha vinto tanti trofei di club e personali, ha incontrato tante persone sulla sua strada, tutte queste componenti hanno segnato la vita di un uomo che oggi a cuore aperto, ha deciso di raccontarsi.

300 goal in carriera, 35 anni da poco compiuti e purtroppo la perdita del tuo tanto caro nonno Mario, il tutto in un breve lasso di tempo. Come stai vivendo questo momento della tua vita Yuri?

E’ stata una settimana contrastante a livello emotivo, adesso tutto si sta un po’ regolarizzando. Due domeniche fa è arrivata contemporaneamente la gioia del goal numero 300 e il grande dolore per la morte di nonno Mario, il destino ha voluto così. Un ricordo intrecciato che non dimenticherò mai. Dopo qualche giorno c’è stato il mio compleanno, quindi sono passato, nel giro di poche ore, dal ricevere messaggi di condoglianze a quelli di auguri (sorride malinconico), la vita fa anche questo, fa parte del gioco”.

Andiamo indietro nel tempo, qual è il tuo primo ricordo, da bambino, legato al calcio?

Il mio primo ricordo è legato ad un luogo: il campo di Genazzano, la cittadina dove sono cresciuto. Io nasco atleta ed in quel campo correvo sulla pista mentre tutti i miei amici che frequentavano la scuola calcio, si allenavano sul prato. Avevo scelto uno sport diverso, poi anche qui la vita ha fatto il suo corso, è stata come una sfida io li guardavo e forse già sentivo che prima o poi, quel pallone lo avrei calciato anch’io.

Tanti anni trascorsi sul terreno di gioco, qualche lacrima ce l’hai lasciata?

Sì, mi è successo, sempre perché creo dei rapporti con le persone che vanno al di là del gioco finalizzato a se stesso. Mi è successo quando giocavo nel Colleferro, ci sono stato sei mesi, alla fine neanche molti, ma quando sono andato via è stato davvero difficile, stavo bene ma feci altre scelte. Ripensandoci  è come se avessi lasciato un discorso in sospeso, magari tra qualche anno chissà… sia nelle emozioni che nei ricordi, il mio pensiero si rivolge alle persone, il calcio prima o poi finisce i rapporti no.

Da spettatore di te stesso, il goal che ti ha fatto esclamare: questo è proprio bello Yuri!

Giocavo nel Pisoniano, stagione 2010-11, match fuori casa contro il Cecchina, vedo il portiere fuori dai pali e gli faccio un pallonetto da fuori area. Quello sì, un gran bel goal. Ce ne sono stati altri belli e di peso, ma quello me lo ricordo ancora.

Il compagno in assoluto e di reparto con il quale hai avuto più feeling? 

Fuori dal campo ho un legame di profonda amicizia con Daniele Scotto di Clemente. Abbiamo giocato insieme nel Pisoniano e nel Serpentara. Anche lui milita attualmente in Eccellenza nel girone A con il Villalba. Per quanto riguarda il miglior compagno di reparto, non nomino nessuno perché farei sicuramente dei torti, mi trovo in perfetto agio con quelli di adesso e ricordo con affetto quelli del passato.

C’è stato un momento nella tua carriera in cui hai detto: mollo tutto!

“Purtroppo sì. C’è stato un momento brutto. Era il 2007-08, giocavo nel Monterotondo in Serie D. Ci fu un incidente automobilistico causato dalla pioggia e dalla scarsa visibilità, io ero alla guida e purtroppo un uomo ha perso la vita. Ora è tutto archiviato, ma è stato un episodio che ha segnato la mia vita calcistica e privata. Volevo mollare, ma grazie alla mia famiglia che mi è sempre stata vicina e lo è tutt’ora, sono andato avanti in tutti i sensi, perché puoi essere forte ma alcune cose ti segnano per sempre.

Sei il capitano del Paliano, anagraficamente parlando sei il più grande del gruppo, insieme a Matozzo, sei l’idolo di tutti i ragazzi che frequentano la scuola calcio cittadina. Ti senti addosso una responsabilità?

Più che una responsabilità, potrei essere un esempio. Io non ho mai frequentato una scuola calcio, quindi non so cosa significa vedere un signore grande giocare e volerlo imitare, io vorrei essere per i ragazzi che mi guardano un esempio di correttezza e rispetto nei confronti degli avversari sul campo, ma anche fuori. Per me il rispetto è fondamentale, ho costruito la mia carriera su quello, sarà un caso ma non sono mai stato espulso.

Per concludere Yuri, abbiamo parlato del presente, siamo poi andati indietro nei ricordi, ora proiettiamo lo sguardo in avanti: come vedi il tuo futuro? Ti vedi ancora dietro a quel pallone?

Finché ce la farò, giocherò. Se fisicamente mi sentirò bene andrò avanti 2, 3, 4, 5 anni non lo so, ancora è presto per dare spazio, finché avrò passione e stimoli continuerò. Ti confido che mi piacerebbe una volta appesi gli scarpini, avere un ruolo all’intero di una Società calcistica, ma non come allenatore, non mi ci vedo, mi piacerebbe un ruolo da Direttore Sportivo. Non mi spaventa rimettermi a studiare per diventare un bravo dirigente sportivo.

Ringrazio Yuri Fazi per questa anticipazione sul suo futuro. Lo ringrazio per la disponibilità e per la sua trasparenza. 

articolo e foto a cura di Laura Fantini